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Come dimostrare che l’ex moglie lavora in nero

22 Marzo 2020
Come dimostrare che l’ex moglie lavora in nero

Prove di lavoro non dichiarato della moglie per ottenere la revisione o l’annullamento dell’assegno di mantenimento: dal pedinamento alle indagini della polizia tributaria. 

Con la sentenza di divorzio, il giudice ti ha condannato a pagare un assegno di mantenimento mensile alla tua ex moglie. Senonché, proprio di recente, hai scoperto che lei sta svolgendo dei lavori in nero. Non dichiarando il reddito, riesce così a percepire sia i soldi del mantenimento che quelli del datore di lavoro. 

Hai deciso pertanto di chiedere una revisione della sentenza, ma prima ti serve la prova di ciò che andrai a denunciare al giudice. Ti chiedi, dunque, come dimostrare che l’ex moglie lavora in nero. 

Ci sono diversi modi per accertare il reddito di uno degli ex coniugi, utilizzabili sia nel processo di separazione o divorzio che in quello rivolto a ottenere la revisione dell’assegno di mantenimento. Ecco alcuni elementi che ti potranno essere utili per risolvere il tuo problema. 

Perché è importante dimostrare il reddito dell’ex coniuge?

Il calcolo dell’assegno di mantenimento tiene innanzitutto conto del reddito degli ex coniugi. Proprio sulla base di questo, valutato insieme a una serie di ulteriori circostanze (come la capacità lavorativa del richiedente l’assegno), il giudice ne quantifica l’importo. 

L’assegno di divorzio spetta solo in caso di meritevolezza: non vuole, infatti, essere una rendita vitalizia. Quindi, il richiedente deve dimostrare di non avere più l’età, le condizioni di salute o le capacità concrete per lavorare. Il semplice fatto della disoccupazione non basta se non si dà prova di aver cercato un’occupazione iscrivendosi alle liste di collocamento, partecipando a bandi e concorsi o inviando il proprio curriculum. Fatte salve le situazioni in cui la donna ha rinunciato alla carriera per dedicarsi alla casa, distaccandosi per lungo tempo dal mercato del lavoro, in tutti gli altri casi il mantenimento è rivolto solo a garantire l’autosufficienza economica. Sicché, se tale condizione già sussiste per un reddito da lavoro dipendente, a prescindere dalle concrete capacità dell’altro coniuge gli alimenti non sono dovuti.

Il lavoro in nero rileva per quantificare il mantenimento?

La giurisprudenza ha ritenuto in passato che la percezione di un reddito occasionale, basato su un rapporto precario, non è sufficiente per ottenere una riduzione o, peggio, l’annullamento dell’assegno di mantenimento. Ciò nonostante possono sussistere situazioni di lavoro in nero caratterizzate dalla stabilità, come chi da più mesi è ormai di fatto alle dipendenze di una stessa azienda. In tali ipotesi, la continuità della retribuzione fa sì che la stessa possa essere considerata una fonte di ricchezza costante, tale quindi da determinare la revoca o la riduzione dell’assegno di mantenimento. 

Come dimostrare che l’ex moglie lavora in nero?

Quando i redditi sono “in chiaro”, ossia dichiarati, la dimostrazione è abbastanza facile. La giurisprudenza, infatti, consente al coniuge di chiedere all’Agenzia delle Entrate di accedere alla posizione dell’ex per conoscere le relative condizioni economiche. In tale ipotesi, proprio perché giustificata dalla tutela dei propri diritti, la richiesta di accesso agli atti amministrativi va accolta. E, se anche l’ufficio delle imposte non dovesse dar riscontro alla richiesta, si potrebbe ottenere la documentazione con un ordine del giudice.

Dimostrare, tuttavia, il lavoro in nero non è altrettanto semplice proprio perché non c’è alcun documento che ne comprovi l’esistenza e anche lo stesso stipendio viene di solito versato con modalità non tracciabili. 

Ciò nonostante, la giurisprudenza non richiede all’uomo una prova, completa e puntuale, del rapporto di lavoro irregolare dell’ex. Il giudice può basare la propria decisione sulla base di presunzioni, ossia indizi. E questi potrebbero essere dati dal tenore di vita che conduce la donna: tenore dato, ad esempio, dal canone di affitto, dai viaggi (documentati dalle foto postate sui social), dall’acquisto di una nuova auto, dalla disponibilità di beni di lusso, ecc.

In più, il tribunale, su istanza di parte, può disporre gli accertamenti della polizia tributaria, delegando quindi le autorità ad eseguire un accertamento sulla posizione reddituale del soggetto in questione. Vengono così delegate indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita. In verità, la polizia tributaria non svolge, di norma, delle vere e proprie investigazioni, ma si limita a produrre in tribunale tutto ciò che risulta formalmente documentato al fisco, e che non sia stato depositato in giudizio.

Il giudice non è obbligato a disporre le indagini con la polizia tributaria; può farlo solo se sussistono sufficienti indizi di non coincidenza tra il reddito dichiarato e quello effettivamente percepito. Ecco perché l’onere della prova spetta sempre al marito che deduca la presenza di un lavoro in nero in capo all’ex moglie.

Una pratica da sempre utilizzata per scoprire stipendi segreti è il controllo tramite pedinamento che, per la Cassazione, non è vietato se non sfocia in una vera e propria molestia. Il pedinamento è rivolto a procurarsi la documentazione fotografica della presenza del soggetto in questione sempre presso la stessa ditta, osservando determinati orari di lavoro. Tale attività viene svolta anche da agenzie investigative le cui risultanze sono ritenute lecite dalla giurisprudenza e possono costituire fonte di prova in giudizio se non opportunamente contestate dalla controparte.

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1 Commento

  1. Grazie per le preziose informazioni. Chiedo un approfondimento.
    Sono separato legalmente (separazione assistita) e corrispondo a mia moglie un assegno mensile di € 350,00 durante il periodo di separazione. Ho 70 anni, sono un installatore e ho anche una piccola pensione (1.050,00 netti/mese) e in questo periodo di Covid19 non lavoro più. Posso chiedere il divorzio, ma il mio legale mi dice che i tribunali sono chiusi e che devo continuare a erogare l’assegno mensile di separazione. È possibile che non ci sia un modo per rivedere l’assegno di mantenimento e procedere con la richiesta di divorzio? Grazie. Cordiali saluti

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