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Lo sai che? Il datore non può indagare sul certificato di malattia del lavoratore dipendente

Lo sai che? Pubblicato il 3 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 ottobre 2013

Vietato al datore di lavoro contattare il sanitario che ha redatto il certificato telematico di malattia per sincerarsi della sua veridicità e chiedere notizie sul rientro in servizio del dipendente.

Il datore di lavoro – sia esso un soggetto pubblico (un’amministrazione) o un privato – non può svolgere indagini volte a verificare se la certificazione di malattia del dipendente, attestata dal medico curante, sia vera o falsa. Né lo stesso medico è tenuto a fornire indicazioni in tal senso: il sanitario, infatti, è obbligato a non divulgare a terzi le condizioni di salute dei propri pazienti.

Né il datore di lavoro può effettuare direttamente accertamenti sanitari sull’idoneità e infermità per malattia o infortunio dei propri dipendenti. Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso le strutture pubbliche.

Dunque, la certificazione di malattia non può mai essere oggetto di verifica. Tuttavia, se il datore ha concreti dubbi in merito all’autenticità della patologia, può eventualmente:

1 – chiedere l’intervento di controllo dell’Asl, attraverso i propri servizi medico-legali (cosiddette visite domiciliari).

Per consentire il controllo, il lavoratore ha l’obbligo di rendersi reperibile nel proprio domicilio, per l’intera durata della malattia – comprese le domeniche ed i giorni festivi – dalle ore 10,00 alle ore 12,00 e dalle ore 17,00 alle ore 19,00, a meno che non sussista un giustificato motivo di esonero. La violazione da parte del lavoratore dell’obbligo di reperibilità per l’espletamento della visita domiciliare assume rilevanza di per sé, a prescindere dalla presenza o meno dello stato di malattia, e può anche costituire giusta causa di licenziamento;

2- promuovere un’azione giudiziaria – anche in sede penale – per ottenere una pronuncia che sancisca o meno la veridicità del certificato di malattia, o la eventuale falsità dello stato di malattia del dipendente.

Anche il rientro del lavoratore sul posto di lavoro dipende dalla patologia riscontrata dal medico curante e qualsiasi informazione sullo stato della predetta malattia, resa all’amministrazione datrice di lavoro, costituirebbe certo un comportamento illegittimo del medico.


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3 Commenti

  1. In ogni caso, il datore di lavoro è leggitimato a far fare, ad un’Agenzia Investigativa in possesso di regolare Licenza di Pubblica Sicurezza ex art. 134 T.U.L.P.S., un controllo diretto dei comportamenti e degli spostamenti tenuti dal dipendente assente per asserite ragioni di malattia, al fine di raccogliere prove da utilizzare in un eventuale giudizio. Per certo, nessuno è autorizzato a raccogliere notizie in merito allo stato di salute di un dipendente, men che meno il medico a rilasciarne.
    Buon pomeriggio a tutti

  2. Niente e nessuno vieta al datore di lavoro, anzi gli è espressamente consentito, di far fare ad una autorizzata agenzia investigativa delle mirate indagini aziendali. Statisticamente, il 99% dei casi affidati ad esperti investigatori privati si conclude con una conferma dei sospetti di finta malattia, finto infortunio o peggio ancora abuso Legge 104/92.

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