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Chi rilascia un certificato di intendere e volere?

25 Agosto 2020 | Autore:
Chi rilascia un certificato di intendere e volere?

Cosa accade se non comprendi il significato di ciò che ti circonda? E se non riesci a capire cosa è giusto fare e cosa è sbagliato puoi essere punito? Ecco la normativa esistente in materia.

Per il nostro sistema giuridico tutte le persone sono capaci di intendere e di volere. Si tratta di una presunzione di diritto che ha un significato storico ben preciso. In altri termini, ciascuno di noi è in grado di comprendere il significato delle proprie azioni, di prevedere le conseguenze positive o negative che ne derivano e di scegliere consapevolmente quale condotta realizzare. L’argomento è molto importante ed è stato preso in seria considerazione dal nostro ordinamento: pensa che della materia si è occupato addirittura il codice penale.

Chi rilascia un certificato di intendere e di volere? È questa la domanda alla quale vogliamo dare risposta. A tal fine analizzeremo brevemente le norme applicabili in materia e ti indicheremo alcune differenze di particolare rilievo. Per dimostrare l’incapacità di un soggetto è, infatti, necessario munirsi di specifici documenti.

Capacità giuridica e di agire: di cosa si tratta?

Quando vieni al mondo, per il solo fatto di essere nato, sei considerato giuridicamente capace. Facciamo un esempio.

Luca e Laura stanno per diventare genitori: corrono in ospedale per conoscere finalmente la loro creatura. Dopo qualche ora di sofferenza, viene finalmente al mondo Federica. Appena nata, alla bambina vengono attribuiti un nome e un cognome e viene sottoposta ai controlli di salute del neonatologo e della pediatra. Subito dopo viene lavata e vestita dalle infermiere e, infine, viene consegnata alla mamma per iniziare ad allattare. A partire dal giorno della sua nascita, Federica, quindi, è diventata titolare di una serie di situazioni giuridiche: il diritto al nome, il diritto alla cura, il diritto di essere nutrita, il diritto di essere accudita. L’ordinamento rende la bambina destinataria di tutte queste condizioni di vantaggio. Esse, considerate nel loro complesso, costituiscono la cosiddetta capacità giuridica.

A tale abilità, si affianca la capacità di agire quando raggiungi diciotto anni. Anche in tal caso per comprendere il significato di tale istituto ci viene in aiuto un esempio.

Giuseppe ha sedici anni e vuole comprare un appartamento per i suoi genitori che vivono in affitto. Non lavora ancora perché è uno studente delle scuole superiori. Decide allora di recarsi in banca per chiedere un mutuo. Quando si presenta allo sportello, però, il funzionario, dopo avergli chiesto il motivo della sua presenza, gli domanda l’età e, dopo aver verificato che è minorenne, gli nega la possibilità di presentare la richiesta e gli dice di tornare quando sarà “più grande”.

La capacità di agire corrisponde, quindi, alla possibilità per alcune persone di muoversi all’interno del mondo giuridico ed economico in piena autonomia. Tali soggetti vengono considerati maturi dal nostro ordinamento e, quindi, in grado di assumersi pienamente le conseguenze delle proprie azioni. È una forma di protezione sia dei ragazzi che non hanno ancora pienamente sviluppato la propria personalità sia delle persone che vengono a contatto con loro perché potrebbero subire dei danni dalle loro azioni.

Dopo aver compreso il significato di tali definizioni, dobbiamo fare una piccola puntualizzazione. Mentre, infatti, la capacità giuridica è innata nell’uomo e non può essere mai limitata, la capacità di agire è strettamente collegata alla capacità di intendere e di volere delle persone e, in alcuni, casi può essere circoscritta.

Questa affermazione si comprende facilmente se consideri che, come ci siamo detti sopra, per poter agire senza provocare danni a te e agli altri devi essere in grado di comprendere il significato delle tue azioni e di scegliere con responsabilità.

Certificato di capacità: che cos’è?

Immaginiamo che hai un figlio di diciotto anni. Per il nostro legislatore egli è pienamente capace di agire nella società. Tuttavia, tu sai che il tuo bambino al momento della nascita ha subito delle complicazioni che gli hanno provocato un danno irreparabile, ossia un ritardo psicologico permanente. In tale situazione, ti trovi di fronte a un’apparente contraddizione. Da un lato, per il nostro ordinamento, tuo figlio è in grado di comprendere il significato delle proprie azioni; dall’altro lato, tu sai che il ragazzo da solo non può agire autonomamente all’interno del mondo economico e giuridico.

In questo caso e in tutte le ipotesi simili, è necessario dotarsi di un certificato che contrasti la presunzione di capacità di intendere e di volere. In altri termini, occorre far presente che ci sono delle eccezioni alla regola generale. Tale documento può essere richiesto sia per ottenere dei benefici economici e fiscali sia per contestare eventuali accuse in tribunale.

Proviamo ad addentrarci nella materia con gradualità.

Quali sono le conseguenze giuridiche dell’incapacità?

Un individuo può essere totalmente o parzialmente incapace di intendere e di volere. Egli, quindi, può trovarsi nella situazione di non comprendere per niente il significato delle proprie azioni oppure di intenderlo soltanto per una parte.

Entrambe le eventualità possono produrre delle conseguenze:

  • riconoscimento di diritti e benefici economici: il nostro legislatore ha adottato una serie di leggi a tutela di coloro che presentano delle condizioni di disagio psicologico, riconoscendo una serie di facoltà a sostegno del reddito e finalizzate a garantire la loro inclusione sociale (es. pensione di inabilità o nomina di un tutore);
  • limitazioni di responsabilità: secondo quanto stabilisce il codice penale, chi non è in grado di comprendere il significato delle proprie azioni non può essere punito o, se lo comprende solo parzialmente, ha diritto a degli sconti di pena. Ovviamente, se si tratta di soggetto socialmente pericoloso è indispensabile che vengano adottate tutte le misure idonee a limitare i pericoli per la collettività (es. ricovero in una casa di cura).

La dichiarazione di incapacità non può essere effettuata da chiunque, ma deve rispettare determinate condizioni e requisiti.

Chi è il soggetto che deve rilasciare il certificato?

La capacità di prendere delle decisioni per la propria vita, piccole o grandi che siano, fa riferimento al piano psicologico della persona. Può, quindi, capitare che un soggetto, del tutto sano dal punto di vista fisico, presenti delle limitazioni intellettive. Ecco perchè l’indagine sulla sua capacità non può essere condotta da chiunque.

L’esistenza di tale situazione deve essere valutata soltanto da un professionista del mondo scientifico che ha le conoscenze necessarie in materia. In particolare, deve trattarsi di un medico specializzato in igiene mentale, il cosiddetto psichiatra. Questi assume, in alcuni casi (pensa, ad esempio, alla richiesta di una pensione di invalidità o alla valutazione del tribunale sulla pericolosità di una persona), la veste di perito tecnico. Tale figura si affianca al giudice per risolvere i dubbi scientifici sulla capacità del soggetto.

L’importanza della certificazione psichiatrica, per tutte le conseguenze ad essa collegata, fa sì che questa debba avere un preciso contenuto e una specifica forma. Vediamolo nel dettaglio.

Qual è il contenuto della certificazione?

Il certificato di cui stiamo parlando può avere un contenuto positivo o negativo. In altri termini, lo psichiatra accerta l’esistenza dell’incapacità oppure conferma la piena capacità di intendere e di volere della persona.

Per fare ciò deve utilizzare dei criteri specifici che deve riportare per iscritto all’interno del documento richiesto dalla parte o addirittura dal tribunale.

La certificazione deve quindi indicare:

  1. intestazione, ossia le generalità del soggetto sottoposto all’indagine medica e quelle del professionista che esegue la valutazione;
  2. quesito sottoposto alla sua attenzione;
  3. criteri medici adottati;
  4. parere finale: è la decisione che viene assunta dal professionista sull’eventuale esistenza di una situazione di incapacità;
  5. data e firma.

La decisione del medico può essere contestata da colui che non è d’accordo con la sua valutazione finale. In tal caso, deve rivolgersi a un avvocato per scegliere la strada più giusta da seguire.



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