Coronavirus: prosegue il lavoro in nero

21 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: prosegue il lavoro in nero

Molti lavoratori continuano a lavorare abusivamente presso le abitazioni dei privati. Il Fvg si attesta tra le regioni più virtuose rispetto al fenomeno del lavoro nero.

In questo periodo di pandemia, molti lavoratori sono stati costretti ad abbassare le serrande e restare a casa per evitare la diffusione del contagio di Covid-19. Molti altri hanno proseguito la loro attività abusivamente, come se nulla fosse, nonostante i divieti imposti dal decreto, approfittando della chiusura totale imposta agli acconciatori, alle estetiste e alla difficoltà da parte dei cittadini di reperire tanti artigiani che sono disponibili solo per le urgenze, ma non per gli interventi ordinari.

Nel Fvg i lavoratori abusivi sono 56.600, corrispondenti a una percentuale del 10,5% di tasso di irregolarità per un valore aggiunto generato dal lavoro irregolare di 1.394 milioni di euro rispetto a una media nazionale pari al 13,1 percento. Lo rileva, in una rielaborazione dei dati Istat, la Cgia di Mestre, come riporta una nota stampa dell’agenzia Adnkronos.

“E’ il caso – osserva il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – degli edili, dei dipintori, dei fabbri, degli idraulici, degli elettricisti e dei manutentori di caldaie, che in questi giorni stanno subendo una concorrenza sleale molto aggressiva da parte di coloro che esercitano queste professioni senza averne titolo”.

Zabeo, rilevando come “anche in questi giorni non siano mancati i controlli da parte degli enti preposti, soprattutto nei cantieri edili e presso le aziende che hanno continuato a tenere aperto” invoca maggiori controlli in quanto, lamenta, a suo avviso, “poco o nulla si continua a fare contro l’abusivismo e il lavoro nero”.

L’Ufficio studi della CGIA ha stimato come si ripartiscono a livello regionale i 78,5 miliardi di euro di fatturato in nero all’anno prodotto dai lavoratori abusivi. A livello territoriale la situazione più critica si presenta nel Mezzogiorno, mentre la realtà meno investita dal fenomeno è il Nordest, dove il valore aggiunto prodotto dal sommerso è pari a 14,8 miliardi di euro rispetto ai 78,5 miliardi di euro di fatturato in nero totali all’anno prodotto dai lavoratori abusivi su scala nazionale. Dalla Cgia ricordano che, secondo l’Istat, l’esercito dei lavoratori invisibili presenti in Italia è costituito da 3,3 milioni di persone, che ogni giorno si recano nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa.

Sono, secondo la Cgia, “prevalentemente lavoratori dipendenti che fanno il secondo o terzo lavoro, cassaintegrati o pensionati che arrotondano le entrate o disoccupati che sopravvivono grazie a un’attività irregolare”. Pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, “gli effetti economici negativi che producono i lavoratori abusivi sono pesantissimi”.



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