Coronavirus: prosperano le attività abusive

21 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: prosperano le attività abusive

Tra nuovi mestieri e concorrenza sleale a chi ha chiuso bottega c’è un sommerso che fa affari nonostante l’emergenza e in barba ai controlli sugli spostamenti.

In tempi di Coronavirus c’è un sottobosco di attività abusive che prosperano nonostante i divieti agli spostamenti sul territorio e le chiusure di negozi e fabbriche; alcune imposte per decreto, altre decise volontariamente dai titolari per l’impossibilità di proseguire in queste condizioni di scarsa circolazione di persone, di merci e, dunque, di denaro.

Le restrizioni agli spostamenti dovrebbero aiutare a sconfiggere il fenomeno del lavoro nero, ma a ben vedere non sta andando proprio così. È vero che per circolare fuori casa è necessario un valido motivo, dunque occorrono le “comprovate esigenze lavorative” che vanno dichiarate in autocertificazione e sono oggetto di controlli e verifiche.

Questo comporta una diminuzione del fenomeno per molti degli impieghi classici dei prestatori di lavoro assunti in nero, ad esempio nell’edilizia, nelle attività commerciali o per la manodopera in agricoltura. Non è possibile “mascherare” dietro la necessità di fare la spesa o motivi di salute le uscite frequenti e quotidiane per dirigersi verso luoghi spesso distanti dalle proprie abitazioni.

Ma è anche vero che c’è una grossa fascia di impieghi e attività che proprio in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica sono più richieste e richiedono una maggiore manodopera. Alcuni sono nuovi mestieri nati proprio ai tempi del Coronavirus: basti pensare alle numerose sartorie in tutta Italia che operano, talvolta abusivamente e non certo per spirito di volontariato, producendo mascherine artigianali, fuori norma e ovviamente sprovviste del marchio Ce; solo negli ultimi giorni, la Finanza ha scoperto diversi laboratori nascosti in varie parti d’Italia.

Per le mascherine non ci sono solo sartorie o piccole industrie tessili che hanno abusivamente riconvertito la produzione, ma anche ferramenta, empori e addirittura parafarmacie. Attività che per il confezionamento richiedono un assorbente impiego di manodopera, si presume non regolare.

Altri mestieri artigianali, invece, sono classici e ben noti: riguardano tutti gli ambiti che vanno dalle riparazioni di impianti domestici ai servizi alla persona e che in questi giorni di obbligo di permanenza domiciliare sono molto più richiesti che nei periodi consueti.

Succede che gli artigiani con regolare partita Iva hanno chiuso bottega e qui si innestano i loro concorrenti disonesti – abusivi appunto – che si recano a domicilio per eseguire interventi a caro prezzo. L’urgenza, per un taglio di capelli o la riparazione di un tubo che perde o un frigorifero rotto, si paga di più.

Il semplice fatto che la maggior parte delle attività sono chiuse ha comportato un incremento dei lavoratori in nero e degli artigiani che operano nel sommerso e il più delle volte vanno nelle case dove gli italiani in questo periodo sono costretti a stare. E’ una concorrenza sleale che approfitta della chiusura imposta e comprende un’ampia gamma di attività: parrucchieri, estetisti, muratori, pittori, idraulici, elettricisti, colf, badanti e baby sitter.

La Cgia stima che i  lavoratori abusivi producano un giro di affari in nero pari a 78,5 miliardi di euro. Più del triplo di quanto il Governo ha stanziato nel decreto Cura Italia, 25 miliardi per fronteggiare tutti gli interventi e misure a sostegno di lavoratori, famiglie e imprese.

Sempre la Cgia stima che l’esercito dei lavoratori “invisibili” sia composto da più di 3 milioni di persone, che ogni giorno, nonostante i controlli agli spostamenti, continuano a recarsi nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa. Tutto questo pur essendo sconosciuti al Fisco e all’Inps e rimanendo tuttora tali.

Però con la circolazione rarefatta e meno gente in giro gli evasori totali e paratotali stanno venendo allo scoperto, si notano di più nei loro movimenti. Forse sarebbe il caso di inserire nelle autocertificazioni un dato che non è stato previsto: il codice fiscale. E trasmettere i moduli anche all’Agenzia delle Entrate.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube