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No diffamazione per offese nei giochi o ai reality tv: sì a parolacce e ingiurie

4 ottobre 2013


No diffamazione per offese nei giochi o ai reality tv: sì a parolacce e ingiurie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2013



È da escludere la responsabilità penale per parolacce, offese o epiteti ingiuriosi se il contesto in cui tali frasi sono proferite è scherzoso o caratterizzato da animosità verbale.

Chi accetta di partecipare a determinati giochi o show televisivi caratterizzati dall’animosità e da un acceso contrasto verbale, non può poi lamentarsi di essere stato offeso nel corso della trasmissione, né può chiedere che la scena incriminata (contenente l’ingiuria) venga tagliata. A dirlo è la Cassazione [1] che ripete un principio già espresso in altre circostanze.

Ogni volta che si valuta la portata offensiva di un’espressione bisogna pesarla nel contesto in cui essa viene proferita. Così, per esempio, una parolaccia o una ingiuria rivolta nel corso di un gioco o di un reality show, caratterizzato proprio da “regole” scherzose o di forte contrasto verbale non può dare vita a una responsabilità penale.

Perché si possa condannare qualcuno per diffamazione, infatti, non si deve guardare la sola terminologia utilizzata dal responsabile, ma anche il contesto spazio-temporale in cui questa è utilizzata.

Insomma: il consenso a partecipare a un gioco o a un programma tv, il cui format è proprio predisposto per favorire gli scontri verbali, è una scriminante per eventuali reati ivi commessi. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

note

[1] Cass. sent. n. 37105 del 12.05.2009.

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