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Coronavirus: l’energia elettrica mancherà?

22 Marzo 2020
Coronavirus: l’energia elettrica mancherà?

La rete elettrica italiana è in grado di reggere durante l’emergenza o ci sono rischi di interruzioni e blackout? Risponde Enel illustrando i piani adottati.

In piena emergenza Coronavirus e ora con la chiusura pressoché totale di ogni attività tranne quelle legate ai servizi essenziali, come i supermercati, i negozi di generi alimentari e le farmacie, le restrizioni agli spostamenti stanno raggiungendo i livelli massimi e la maggior parte degli italiani vive l’intera giornata in casa.

Così è lecito chiedersi se ci saranno anomalie legate alla fornitura di energia elettrica, un bene essenziale e che tutti consumano continuamente nelle proprie abitazioni per garantire l’illuminazione e il funzionamento degli elettrodomestici.

Se la corrente dovesse mancare, potrebbero verificarsi problemi insormontabili, sia nelle grandi città sia per le abitazioni situate nei piccoli centri, con grossi disagi per la popolazione ma anche – e sarebbe ancor più grave – disservizi, malfunzionamenti e stop improvviso dei dispositivi essenziali per la sopravvivenza: pensiamo ai macchinari ospedalieri che garantiscono le terapie intensive.

I gruppi di continuità e i generatori alternativi di cui ogni struttura sanitaria è dotata sono pensati per sopperire a interruzioni momentanee e di qualche ora, ma non per lunghi periodi.

La buona notizia è che Enel ci ha già pensato e ha provveduto in anticipo, pianificando una strategia ad hoc e cautelandosi contro ogni possibile emergenza. Lo spiega oggi il numero uno della società, Francesco Starace, in un’intervista al Corriere della Sera, i cui contenuti vengono riportati anche dall’agenzia stampa Adnkronos.

Il top manager di Enel spiega: “Ci siamo mossi subito, quando è stata creata la prima zona rossa, pensando a che cosa fare se fosse diventato un problema nazionale. Abbiamo mappato le possibili criticità soprattutto dal punto di vista delle sale di controllo. Ce ne sono più di venti che gestiscono i principali nodi della rete, le abbiamo testate e abbiamo verificato che siano interscambiabili. Insomma, in caso di quarantena possiamo intervenire da un’altra Regione”.

Già, perché da quanto traspare dalle parole di Starace il problema non riguarda solo impianti e linee ma anche e soprattutto il personale addetto a gestirli. Per questo il piano di Enel ha provveduto a prevenire tali situazioni. “Per le sale controllo delle centrali abbiamo una ridondanza incrociata, il che ci fa stare tranquilli. Non ci siamo fermati qui: abbiamo stabilito anche una priorità delle attività, facendo passare davanti tutte quelle che hanno a che vedere con la continuità del servizio e in secondo piano le altre. E sottolinea come ” con la prima zona rossa abbiamo costituito una task force italiana con la quale abbiamo definito che cosa fare nel breve e nel medio periodo.

Quanto al fabbisogno di energia elettrica, invece, il ceo di Enel non si preoccupa, prende atto che la domanda è in calo e dice: “C’è un tema di riduzione, è vero. Le fabbriche più grandi si fermano e la domanda elettrica scende, ma c’è anche un incremento di quella domestica. Se l’emergenza dura un paio di mesi non è un problema, se fosse di più valuteremo”.

Così il fabbisogno domestico in aumento viene compensato dalla riduzione di quello industriale, con le industrie chiuse e la situazione è in equilibrio. Da quanto afferma Enel, gli italiani possono stare tranquilli, non c’è nessun concreto rischio che il sistema non regga.



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