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Come richiedere visita fiscale

4 Giugno 2020
Come richiedere visita fiscale

In caso di malattia il lavoratore ha diritto a mantenere il posto di lavoro e a ricevere un’indennità a carico dello Stato.

Sei un lavoratore dipendente? Sei in stato di malattia? Ti chiedi quali sono i tuoi diritti? Vuoi sapere se devi restare a casa e in quali fasce orarie? Nel nostro ordinamento, si è cercato di trovare un punto di equilibrio tra il dovere del lavoratore di recarsi regolarmente al lavoro ed il diritto alla salute. A questo proposito, si prevede che il lavoratore malato abbia diritto ad assentarsi dal posto di lavoro. Non solo. Il lavoratore assente per malattia, pur non svolgendo la prestazione di lavoro, ha diritto ad una indennità economica a carico dell’Inps.

Tuttavia, per evitare abusi, si prevede che ci siano dei controlli per verificare la veridicità dello stato di malattia dichiarato dal lavoratore. I controlli vengono detti visite fiscali o visite di controllo.

Ma come richiedere visita fiscale? Come vedremo, è possibile, da parte del datore di lavoro, richiedere un controllo sullo stato di malattia del lavoratore per verificare che non siano stati effettuati abusi. A tal fine è stato istituito, di recente, un polo unico per le visite fiscali.

Che cos’è la malattia del dipendente?

Uno dei principali doveri del lavoratore è quello di recarsi regolarmente al lavoro rispettando l’orario di lavoro indicato nel contratto individuale di lavoro e svolgere con diligenza le prestazioni di lavoro previste nel contratto stesso. Il contratto di lavoro, infatti, è un contratto a prestazioni corrispettive [1].

Ciò significa che il datore di lavoro paga la retribuzione al dipendente solo a fronte della prestazione di lavoro resa dal lavoratore stesso. L’applicazione di questo principio porterebbe ad escludere l’obbligo di pagamento dello stipendio in tutti quegli eventi in cui il lavoratore non si reca al lavoro e non presta, dunque, il proprio lavoro a favore del datore di lavoro.

Ci sono, tuttavia, delle eccezioni a questo rigido automatismo. Basti pensare alle ferie o ai permessi retribuiti, vale a dire, giornate o ore in cui il lavoratore può omettere di recarsi al lavoro pur mantenendo, comunque, il diritto alla retribuzione. La malattia è uno di questi casi.

La malattia, nell’ambito del rapporto di lavoro, costituisce un’alterazione dello stato di salute psico-fisico del dipendente che gli impedisce di prestare la propria prestazione di lavoro. La sussistenza dello stato di malattia non può essere, di certo, certificata dal lavoratore stesso ma deve essere certificata da un medico all’uopo autorizzato.

Il certificato telematico di malattia

Quando è malato il lavoratore deve, innanzitutto, avvertire il datore di lavoro della sua assenza e provvedere, dunque, ad inviare, entro due giorni, il codice del certificato telematico di malattia rilasciato dal proprio medico curante.

Ricevendo tramite email questo codice, il datore di lavoro potrà scaricare direttamente dal sito Inps il certificato telematico di malattia nel quale sarà possibile visualizzare il periodo di prognosi riconosciuto dal medico, ossia, il periodo nel quale il medico prevede il perdurare dello stato morboso.

Il periodo di prognosi coincide con le giornate nelle quali il lavoratore è in malattia e ha quindi diritto ad assentarsi dal posto di lavoro.

Nel certificato telematico di malattia, il lavoratore deve anche inserire il domicilio al quale intende ricevere eventuali visite fiscali che possono essere inviate dall’Inps per verificare la presenza in casa del lavoratore e la sussistenza dello stato morboso dichiarato.

Il lavoratore che omette di comunicare la sua assenza al datore di lavoro o di inoltrare gli estremi del certificato di malattia telematico commette un illecito disciplinare e può, per questo, subire un procedimento disciplinare da parte del datore di lavoro.

Malattia del dipendente: la visita fiscale

Come abbiamo detto, nel certificato di malattia, il lavoratore deve anche specificare a quale indirizzo vuole ricevere eventuali visite fiscali Inps.

La necessità di controllare la veridicità dello stato di malattia del lavoratore e, dunque, di porre in essere le visite fiscali, deriva dal fatto che il lavoratore, durante lo stato di malattia, riceve un trattamento economico a carico dell’Inps che prende il nome di indennità di malattia Inps, attraverso la quale il lavoratore, pur non essendosi recato al lavoro e pur non avendo svolto alcuna prestazione di lavoro, mantiene comunque il diritto ad una prestazione di natura economica.

L’indennità di malattia Inps viene erogata dall’istituto previdenziale a partire dal quarto giorno di malattia e per un periodo massimo di 120 giorni nell’anno solare.

I contratti collettivi nazionali di lavoro prevedono, nella stragrande maggioranza dei casi, che il datore di lavoro debba integrare la prestazione economica erogata dall’Inps con un’ulteriore trattamento economico a loro carico al fine di consentire al lavoratore di mantenere la propria retribuzione normale anche durante la malattia.

E’ di tutta evidenza, dunque, che lo Stato ha diritto a verificare che la malattia certificata sia realmente sussistente posto che, in caso contrario, il lavoratore si starebbe appropriando di denaro pubblico senza averne titolo e saremmo, dunque, di fronte ad una truffa.

A tal fine, si prevede che il datore di lavoro possa chiedere all’Inps di inviare delle visite fiscali (dette anche visite di controllo) presso il domicilio eletto dal lavoratore in malattia ed indicato nel certificato telematico di malattia. Le visite fiscali possono essere anche disposte d’ufficio dall’Inps.

Il lavoratore, durante lo stato morboso, deve mantenersi in casa durante le fasce di reperibilità che, con riferimento al settore privato, vanno dalle 10 alle 12 la mattina e dalle 15 alle 17 il pomeriggio.

Come richiedere visita fiscale?

A partire dal primo settembre del 2017 è stato introdotto il polo unico per le visite fiscali che ha attribuito all’Inps la competenza esclusiva a porre in essere le visite fiscali di controllo sia con riferimento ai datori di lavoro privati che con riferimento ai datori di lavoro pubblici.

Come abbiamo detto, le visite fiscali possono essere richieste dal datore di lavoro oppure possono essere effettuate d’ufficio dall’Inps.

Al fine di richiedere la visita fiscale il datore di lavoro deve seguire una procedura telematica direttamente sul sito Inps. Per accedere a questa procedura è necessario essere in possesso delle credenziali di accesso ed essere dotati della specifica abilitazione a richiedere la visita di controllo. A tal fine, i datori di lavoro devono richiedere all’Inps l’attribuzione delle credenziali di accesso al servizio.

Il personale dotato delle credenziali deve, inoltre, essere abilitato all’utilizzo del servizio per la richiesta di visita medica di controllo [2].

Se il datore di lavoro non ha del personale abilitato a compilare la richiesta può chiedere la visita medica di controllo direttamente alla struttura Inps competente per territorio inviando un modulo di richiesta compilato e sottoscritto dal datore di lavoro o dal legale rappresentante oppure compilando il modulo di richiesta individuale compilato e firmato da ogni dipendente autorizzato.

Il datore di lavoro può richiedere la visita medica di controllo per un solo lavoratore e per una sola visita alla volta oppure in maniera multipla.

Accedendo all’apposito servizio nel sito Inps è anche possibile verificare lo stato delle richieste inviate nonché l’esito degli accertamenti effettuati dai medici legali che hanno effettuato la visita medica di controllo.

Assenza alla visita fiscale: quali conseguenze?

L’assenza alla visita fiscale comporta delle conseguenze negative per il lavoratore in malattia. Innanzitutto, le conseguenze negative riguardano il rapporto tra il lavoratore e l’Inps.

A seconda del numero di visite fiscali alle quali il lavoratore è stato assente, l’Inps può procedere ad una recupero di denaro nei confronti del lavoratore.

Le indennità erogate al dipendente a titolo di indennità di malattia Inps, infatti, se il lavorotore non rispetta le fasce di reperibilità possono essere recuperate. È infatti di tutta evidenza che tale indennità, se il lavoratore non ha rispettato le fasce di reperibilità senza una giustificata ragione, si risolvono in erogazioni indebite e l’Inps ha, dunque, diritto a ripeterle.

L’eventuale assenza del lavoratore alla visita fiscale viene comunicata dall’Inps anche al datore di lavoro. All’esito di questa comunicazione scatta un secondo profilo di responsabilità del lavoratore nei confronti del proprio datore di lavoro in quanto l’assenza alla visita fiscale può determinare l’insorgere di una responsabilità disciplinare per inadempimento nei confronti degli obblighi del contratto di lavoro.

Il lavoratore, infatti, è legittimato ad assentarsi dal posto di lavoro solo se sussiste un reale stato morboso e se rispetta gli obblighi che la legge prevede per i lavoratori in malattia.

Il datore di lavoro può, dunque, avviare un procedimento disciplinare [3] nei confronti del lavoratore stante la sua assenza alla visita fiscale di controllo. A tal fine, il datore di lavoro invia al lavoratore una contestazione disciplinare con la quale contesta al dipendente il fatto appreso e che costituisce un illecito disciplinare.

Dopo aver ricevuto la contestazione disciplinare, il lavoratore avrà cinque giorni di tempo, o il diverso periodo di tempo previsto dalla contrattazione collettiva, per inviare le proprie giustificazioni scritte.

Se il datore di lavoro ritiene che tali giustificazioni evidenziano l’assenza di responsabilità (ad esempio il lavoratore dimostra che era uscito di casa per una esigenza improrogabile o per una visita medica) il caso può essere archivito.

Se, al contrario, le giustificazioni non possono essere accolte, egli potrà adottare un provvedimento sanzionatorio nei confronti del lavoratore che, a seconda della gravità dell’infrazione commessa, potrà andare da un mero rimprovero fino al licenziamento disciplinare.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Circolare Inps n. 60/2010; Circolare Inps n. 119/2010; Circolare INPS n. 118/2011.

[3] Art. 7, L. n. 300/1970.


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