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Coronavirus: perché in Lombardia si muore di più?

22 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: perché in Lombardia si muore di più?

La regione del Nord registra il 64% dei decessi pur avendo il 16,7% della popolazione. Uno scienziato spiega in nove punti le possibili cause.

C’è una spiegazione scientifica del perché si continua a morire di coronavirus nel Nord Italia e, soprattutto, in Lombardia? Dipende solo dal fatto che i primi casi si sono registrati in Lombardia oppure ci sono altri fattori che rendono Milano e dintorni una zona più vulnerabile?

Prova a dare una spiegazione lo scienziato italiano Guido Silvestri, docente di Patologia alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti, direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center e membro dell’Emory Vaccine Center.

Un’analisi che «contiene più domande che risposte», premette l’esperto, ma utile a «ragionare insieme su un dato che è al contempo importante, sorprendente e allarmante».

Da diversi giorni, osserva Silvestri, «la mortalità per Covid-19 è altissima in Italia ed è quasi completamente concentrata nel Nord e Centro-Nord. Infatti, al 21 marzo ci sono 145 decessi, pari al 3% del totale, nelle regioni dal Lazio compreso in giù, nonostante queste comprendano il 45% circa della popolazione italiana. Ma la mortalità nel Nord Italia è alta non solo in termini assoluti – precisa – ma anche come indice crudo di letalità, calcolato come rapporto tra decessi e numero totale dei casi confermati».

Questo indice è del 9% in Italia, ricorda Silvestri, mentre in Lombardia è addirittura del 12,3% e la regione raccoglie oltre il 64% dei decessi italiani per Covid-19, nonostante rappresenti solo il 16,7% della popolazione italiana.

Ma da cosa dipende? Ecco i fattori esaminati da Silvestri:

Presenza di infezioni non diagnosticate

È possibile che il vero denominatore nel calcolo della letalità sia molto più grande. Per esempio, i casi di infezione da Sars-CoV-2 in Lombardia potrebbero essere 10 volte di più di quelli confermati, cioè 255.000 anziché 25.500 casi. In questo caso, ovviamente, la letalità reale sarebbe dell’1,23% anziché del 12,3%, quindi nella media degli altri Paesi. Per Silvestri, tuttavia, su questo punto si potrà fare chiarezza solo con indagini virologiche e/o sierologiche a tappeto. Conclusione: motivo plausibile, ma che al momento non si può confermare.

Erronea attribuzione di decessi al coronavirus

«È il ragionamento secondo cui ci sarebbero molte morti con Sard-CoV-2 e non per Sars-CoV-2. Al di là della sottigliezza grammaticale e del fatto che le cause di morte non sono sempre in bianco e nero – ragiona lo scienziato – non sono a conoscenza di dati che possano indicare che le morti da Covid-19 siano contate diversamente in Italia da altri Paesi. Conclusione: motivo poco plausibile».

Stato più avanzato della pandemia

Secondo questo ragionamento, in Italia ci sarebbero più casi gravi perché la pandemia ha avuto una durata più lunga (è partita prima). L’argomento in realtà è debole, secondo Guido Silvestri, perché altre pandemie (Cina, Korea, Giappone, eccetera) sono iniziate prima dell’Italia e non c’è al momento ragione di pensare che con il passare del tempo il numero di casi gravi aumenti in modo notevole. Semmai – considera Silvestri – i dati cinesi suggeriscono che la mortalità tende a scendere col progredire della pandemia, probabilmente perché i medici imparano a gestire meglio i casi più gravi. Conclusione: motivo poco plausibile».

Temperatura e umidità

Secondo Silvestri, questo potrebbe spiegare in parte le differenze tra Nord e Sud Italia, come le differenze con altre regioni calde del globo (America Latina, Golfo, Sud-Est Asiatico, Australia). Non si spiegano però le differenze con Paesi freddi come Canada e Scandinavia. Conclusione: motivo poco plausibile come causa unica, ma plausibile come co-fattore.

Inquinamento ambientale

L’ipotesi appare in uno studio della Società italiana di medicina ambientale (Sima) a firma di L. Setti dell’Università di Bologna e G. de Gennaro dell’Università di Bari. L’ipotesi può essere interessante in teoria, ma i dati sono correlativi e non è chiaro se ci sia un nesso di causa-effetto tra inquinamento e coronavirus, come confermato anche dall’assessore all’Ambiente della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo. Conclusione: motivo al momento poco plausibile, meriterebbe più studi.

Età avanzata della popolazione

È noto, ricorda Silvestri, come l’Italia sia un Paese con molti anziani ed è altrettanto noto che gli anziani sono ad alto rischio di mortalità da Covic-19. L’ipotesi potrebbe spiegare differenze di mortalità con Paesi giovani ma, ovviamente, non con Paesi di simile composizione anagrafica (Giappone o Francia). Conclusione: motivo poco plausibile come causa unica, ma plausibile come co-fattore.

Aspetti sociali

Si parla molto del fatto che i nonni italiani siano più a contatto dei giovani che in altri Paesi e per questo sarebbero più a rischio di infezione (e quindi di mortalità che, come noto, è alta negli anziani). L’ipotesi è interessante – commenta lo scienziato – ma dovrà essere confermata con studi virologici e/o sierologici che dimostrino come in Italia la percentuale di anziani infettati sia più alta che in altri Paesi. Conclusione: motivo non implausibile che meriterebbe più studi.

Sovraccarico delle strutture sanitarie

Qui – commenta Silvestri – si ritorna al famoso grafico dello «tsunami contro mareggiata popolarizzato da Pier Luigi Lopalco. Secondo questo modello, la presenza di un numero molto alto di casi concentrato in un breve lasso di tempo porta a un sovraccarico del Servizio sanitario che risulta in una impossibilità a curare i pazienti nel modo più appropriato per carenza di personale, letti, apparecchiature, eccetera, causando così una più alta mortalità. Conclusione: motivo plausibile che merita studi epidemiologici approfonditi.

Mutazioni genetiche del virus

È una ipotesi, o meglio, una speculazione, avanzata senza alcun dato virologico di supporto. Conclusione: motivo implausibile sulla base dei dati attualmente disponibili”, è convinto Silvestri.



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