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Conseguenze legali del doping

1 Giugno 2020 | Autore:
Conseguenze legali del doping

Diritto dello sport e tutela della salute: norme e regole applicabili a chi fa attività fisica. Quali sono le conseguenze giuridiche in caso di violazione?

Tutti noi sappiamo – sin da bambini – che lo sport fa bene alla salute. Infatti, a parte qualche isolata voce fuori dal coro, i medici sono tutti d’accordo nell’affermare che fare attività fisica migliora le condizioni sia del corpo sia della mente. Pensa, ad esempio, ai vantaggi di una corsetta mattutina in riva al mare.

Sport e salute, quindi, sono un abbinamento indiscutibile. I benefici si traggono sia quando si fa attività fisica per semplice piacere sia quando si segue un vero e proprio percorso agonistico. Purtroppo, in quest’ultimo caso, il desiderio di vincere spinge alcune persone a scegliere la strada più semplice che, spesso, corrisponde anche con la via più pericolosa. Ti sei mai chiesto, ad esempio, quali sono le conseguenze legali del doping? In questo articolo ci soffermeremo soprattutto su quest’ultimo aspetto. La risposta al quesito ti interessa particolarmente se ami lo sport o fai parte di una qualsiasi realtà agonistica. Ma procediamo con ordine.

Doping: qual è la legislazione in materia?

Il termine doping, che deriva dal verbo inglese to dope (drogarsi), indica l’utilizzo di sostanze vietate in ambito sportivo al fine di migliorare le prestazioni dell’atleta e di superare le situazioni di stanchezza e di stress. Questa pratica è molto frequente nell’ambito delle gare, soprattutto di quelle a livelli più alti. Può accadere, però, che di tali sostanze faccia uso anche il semplice sportivo non professionista che desidera potenziare a dismisura la propria muscolatura.

Per arginare il fenomeno, il legislatore nel 2000 ha adottato una specifica legge [1] all’interno della quale afferma l’importanza dello sport nella promozione della salute individuale e collettiva. E’ proprio per questo motivo che anche in tale settore è necessario rispettare i principi etici ed educativi sanciti a livello internazionale già a partire dagli anni Ottanta [2].

L’utilizzo di farmaci o sostanze che modificano il normale funzionamento fisico sono quindi vietate per una serie di ragioni:

  • alterano la regolarità delle gare in quanto generano una disparità di trattamento tra i vari atleti in competizione: chi fa uso di doping parte avvantaggiato rispetto a tutti gli altri;
  • avvantaggiano la criminalità organizzata che attraverso la loro vendita si arricchisce;
  • producono danni seri, e a volte irreparabili, alla salute di chi ne fa uso.

Per arginare tale fenomeno, il nostro sistema giuridico, tra le altre cose, ha introdotto:

  1. l’obbligo dei controlli antidoping prima dell’inizio delle competizioni: sono realizzati attraverso il prelievo di due campioni di urine; se il primo controllo risulta positivo, il test viene ripetuto sul secondo campione;
  2. l’istituzione di una Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping per la tutela della salute nelle attività sportive che, tra gli altri compiti, svolge la funzione di aggiornare periodicamente le classi di sostanze nocive vietate.

Il problema, quindi, non sta tanto nell’affermare la necessità di vietare la pratica del doping, quanto piuttosto nell’individuare concretamente quali sono le sostanze proibite. Facciamo un esempio.

Sei un campione dello scii di fondo e hai vinto molte competizioni internazionali. La mattina prima di una gara ti svegli con un mal di testa insopportabile e decidi di prendere una compressa per farlo passare. Prima della gara ti vengono fatti dei controlli dai quali risulta la presenza del farmaco; vieni quindi squalificato per utilizzo di doping. Ti rivolgi allora a un avvocato per chiedere consiglio su quanto accaduto e fargli delle domande: è stata applicata una sanzione giusta? La tradizionale tachipirina può essere considerata sostanza vietata?

Proviamo a risolvere insieme il problema e a fare chiarezza sul punto, partendo da un dato di fatto certo: la legge del 2000 non contiene un elenco dei farmaci o delle materie che sono considerate doping e quindi proibite.

Quali sono le sostanze rientrano nella categoria del doping?

Secondo quanto stabilisce la legislazione antidoping, sono vietati in generale: i farmaci, le pratiche mediche e le sostanze in grado di alterare le normali condizioni fisiche e biologiche dell’organismo.

La legge, con specifico riguardo a questo punto, non è completa e ha bisogno di essere continuamente revisionata. Se consideri, infatti, la velocità con cui si sviluppa il progresso scientifico che consente di mettere sul mercato nuovi farmaci, ti rendi conto di come sia indispensabile questa costante integrazione.

È proprio per rispondere a questa esigenza che a partire dal 2002 sono stati adottati diversi Decreti del ministero della Salute per aggiornare la lista dei farmaci, delle sostanze e delle pratiche mediche il cui utilizzo rientra nella nozione di doping.

L’ultimo decreto è abbastanza recente perché risale al 2019 e, come negli altri casi, fa riferimento agli studi condotti dalla Wada (world anti-doping agency), ossia l’agenzia mondiale di contrasto al doping.

Per fare alcuni esempi che ti consentono di chiarirti le idee possiamo dirti che sono vietati, tra gli altri:

  • tutti gli agenti anabolizzanti (es. insulina e testosterone), che sono in grado di aumentare le dimensioni di alcune molecole dell’organismo;
  • alcuni tipi di ormoni (es. quelli relativi alla crescita);
  • alcuni farmaci diuretici;
  • i beta-bloccanti soltanto per alcune discipline sportive (ad esempio, il tiro con l’arco e l’automobilismo).

Ovviamente, la legge ha introdotto delle specifiche sanzioni per chi usa o vende ad altri sostanze dopanti: si tratta di condotte punite molto severamente.

Doping: quali sono le conseguenze giuridiche?

La legge del 2000 introduce uno specifico reato e, quindi, una vera e propria responsabilità penale sia per chi utilizza sostanze vietate sia per chi le procura o somministra ad altri soggetti.

In particolare, nel caso in cui si accerti che la condotta è stata posta in essere, si può essere condannati:

  • alla reclusione da tre mesi a tre anni;
  • al pagamento di una multa da 2.582 a 51.645 euro.

In tali ipotesi, si procede secondo le normali regole previste dal sistema penale e si ricorre alla giustizia ordinaria, ossia ai tribunali di primo e secondo grado.

A tali sanzioni si affiancano dei provvedimenti disciplinari e amministrativi affidati alla giustizia sportiva, ossia all’organo che prende le decisioni all’interno delle diverse Federazioni (es. la Figc – federazione italiana per il calcio)

Nello specifico, l’atleta che fa uso di doping va incontro a vari provvedimenti:

  1. squalifica dalle gare e divieto di parteciparvi per sempre o per un determinato periodo di tempo;
  2. obbligo di pagare le sanzioni di carattere economico;
  3. annullamento dei traguardi raggiunti nel corso della gara, se la verifica avviene a conclusione della competizione.

Se la violazione è stata commessa nell’ambito di una gara a squadre, la sanzione dovrà essere proporzionata al fatto verificatosi e deve rivolgersi a tutto il team.

Le pene possono essere sospese o revocate se lo sportivo dimostra di non avere responsabilità nell’assunzione delle sostanze (ad esempio, gli sono state iniettate contro la sua volontà) oppure se prova che i risultati dei test non sono corretti.


note

[1] Legge 14.12.2000 n. 376 “Tutela sanitaria delle attività sportive e lotta contro il doping”

[2] Convenzione di Strasburgo contro il Doping del 16.11.1989


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