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Dubbi sulla notifica di una cartella esattoriale: cosa fare

23 Marzo 2020 | Autore:
Dubbi sulla notifica di una cartella esattoriale: cosa fare

Come impugnare una cartella di pagamento e renderla invalida se non è stata portata a conoscenza del destinatario nei modi previsti dalla legge.

L’arrivo di una cartella esattoriale può farti arrabbiare, ma se ragioni a mente lucida ti possono venire in mente vari dubbi sulla validità della notifica. Dubbi che potresti avere anche se non l’hai ricevuta ma vieni a sapere che c’è, è stata emessa ma non ti è arrivata.

Ci sono molti casi diversi: può essere venuto il postino che l’ha consegnata direttamente a te, oppure a tua moglie, tuo figlio o un altro familiare o al portiere. Se sei un’imprenditore, un professionista o un lavoratore potrebbe averla ritirata un tuo dipendente o collaboratore.

Potrebbe essere accaduto che non c’era nessuno al tuo indirizzo e hai trovato l’avviso di giacenza presso l’ufficio postale, ma non hai ricevuto la seconda raccomandata informativa e così non hai provveduto a ritirare l’atto o lo hai fatto in ritardo.

Se la cartella ti è pervenuta a mezzo Pec, la posta elettronica certificata, i dubbi aumentano perché magari non riesci ad aprire alcuni allegati o sei perplesso sull’autenticità del messaggio.

In tutti questi casi, ti chiedi cosa fare e sai bene che la questione è tanto più importante quanto più è alto l’importo che ti viene richiesto di pagare. La notifica di una cartella esattoriale che non è stata eseguita nel modo corretto, cioè secondo le forme previste dalla legge, comporta l’invalidità dell’atto, che potrà essere annullato proprio per questo motivo; tranne un importante caso in cui anche la notifica irregolare viene “salvata” ed eccezionalmente considerata valida. Occupiamoci dunque di tutti questi casi che possono succedere nella pratica.

La notifica: un momento chiave

Ogni cartella esattoriale, qualunque sia il suo contenuto, dall’Irpef al bollo auto, dall’Iva alle multe stradali, deve essere portata a conoscenza del contribuente. Questo deve essere fatto nel rispetto di forme precise e anche entro termini tassativi.

L’esame della corretta notifica dell’atto precede quello del contenuto della cartella stessa: quando la notifica è irregolare c’è un vizio di forma che è in grado di annullare la cartella esattoriale anche se il tributo richiesto fosse effettivamente dovuto.

In questo caso – se i termini di prescrizione o di decadenza non sono ancora scaduti – l’Agente di riscossione potrà emettere una nuova cartella di pagamento, ma non potrà più fondare la sua pretesa su quella erroneamente notificata, a meno che non sia venuta comunque a conoscenza del contribuente ed abbia così raggiunto il suo scopo.

I vizi della notifica

vizi più frequenti che consentono l’annullamento delle cartelle esattoriali riguardano proprio la notifica.

A volte, essa può mancare del tutto: anche se sembra che sia avvenuta, in realtà per la legge è come se non lo fosse, perché è stata operata in maniera irrituale. Questo avviene quando il postino non ha rispettato le formalità imposte dalla legge, quelle che devono precedere la consegna dell’atto e documentare il modo in cui essa è stata compiuta.

La cartella da notificare deve essere consegnata preferibilmente nelle mani del destinatario, nel suo luogo di domicilio fiscale che è l’indirizzo noto al Fisco ed al quale esso invia ogni comunicazione e atto da recapitare al contribuente; in subordine ci sono i luoghi di residenza o di sede dell’impresa o di lavoro, se diversi dal primo.

In caso di assenza del destinatario al momento del recapito, la legge prevede che l’atto deve essere consegnato nelle mani di un familiare con lui convivente. La notifica fatta a una persona che in quel momento si trova occasionalmente in casa e non è un familiare (oppure è un familiare ma non convivente) non sarà valida.

Se manca anche il familiare convivente, l’atto deve essere consegnato nelle mani del portiere. Quello descritto è un ordine gerarchico che descrive la sequenza dei tentativi effettuati dal postino nell’individuare le persone idonee a ricevere la cartella.

Infatti il postino dovrà documentare, nella relata di notifica – che in questo caso è la cartolina che sarà restituita al mittente della cartella esattoriale – le operazioni compiute e le qualità della persona alla quale ha consegnato l’atto, cioè il suo rapporto con il contribuente (esempio: moglie, padre, figlio, dipendente, portiere, collaboratore familiare, ecc.), attestando quello che gli verrà dichiarato dalla persona che lo riceve.

La relata di notifica farà prova di queste operazioni e dunque in base ad essa si potrà stabilire se la notifica è avvenuta regolarmente o meno.

Quando a casa non c’è nessuno

Se non è possibile eseguire la notifica in nessuno dei modi anzidetti perché all’indirizzo di recapito non c’è nessuno (tecnicamente si parla di irreperibilità relativa) la cartella sarà depositata nella casa comunale e alla porta del destinatario dovrà essere affisso un avviso di deposito. Occorre anche una seconda raccomandata, detta informativa, per informare il destinatario di tutto ciò.

E’ inutile inventare stratagemmi per rendersi di fatto irreperibili cercando di ingannare il postino e pensando di riuscire a sfuggire alla notifica della cartella in arrivo; innanzitutto perché la regola del domicilio fiscale rende valida la notifica effettuata in questo luogo anche se il contribuente ha cambiato residenza ma non lo ha comunicato all’Agenzia delle Entrate, ed inoltre perché se il destinatario non si fa trovare scattano le procedure di notifica secondo le regole dell’irreperibilità assoluta, che sono più rigide di quelle che abbiamo esaminato nel paragrafo precedente.

In questo caso, infatti, il postino constaterà che il destinatario risulta trasferito in un luogo sconosciuto, che non potrà essere individuato neanche attraverso le ricerche compiute nel Comune dove è situato il domicilio fiscale. Questo renderà legittima la notifica, secondo la regola speciale che prevede l’affissione del avviso di deposito direttamente nell’albo del Comune e non più sulla porta dell’abitazione; non ci sarà nemmeno l’invio della seconda raccomandata con avviso di ricevimento.

La prova della notifica

Secondo le regole generali sulla distribuzione dell’onere probatorio tra le parti – cioè di chi deve provare e cosa – al contribuente spetta sollevare, nel ricorso al giudice, l’eccezione che la notifica non è avvenuta nei modi legittimi che abbiamo spiegato sopra e che dunque c’è un difetto di notifica in grado di annullare la cartella esattoriale; per contrastare questo motivo di ricorso l’Agente di riscossione dovrà fornire la prova dell’avvenuta notifica, dimostrando che l’atto ha raggiunto il destinatario in uno dei modi consentiti e previsti dalla legge.

Perciò se hai il fondato dubbio di non aver mai ricevuto la cartella esattoriale attraverso la raccomandata, o la Pec, che te la avrebbe dovuta inviare, potrai sollevarlo in giudizio attraverso questa eccezione che formulerai nel ricorso: sarà il Fisco a dover fornire la prova di avertela regolarmente notificata.

La prova che l’Agente di riscossione è chiamato a fornire sarà diversa a seconda del modo in cui è stata fatta la notifica: per la Pec dovrà esibire la ricevuta di consegna al destinatario (che rende valida l’operazione anche se egli non ha aperto la sua casella e non ha preso visione del contenuto); se la notifica è avvenuta per posta con lettera raccomandata, dovrà produrre in giudizio l’originale, o una copia ad esso conforme, della cartolina di ricevimento, che in questo caso vale come relata di notifica.

La cartolina, però, dovrà anche riportare il numero di spedizione della raccomandata, per collegarla a quella specifica cartella esattoriale e non ad altri documenti. Ogni raccomandata a/r ha, infatti, un proprio numero di serie, e dovrà coincidere sulla documentazione di invio e su quella di ricezione.

L’Agente per la riscossione deve conservare la relata di notifica o l’avviso di ricevimento per cinque anni ed ha sempre l’obbligo di esibirli su richiesta del contribuente. In questo caso, una volta visionata la cartolina, potrai contestare, ad esempio, che la firma di ricevuta apposta sul documento non è la tua, ma dovrai formulare una nuova apposita eccezione in giudizio per questo motivo.

Quando la notifica è nulla ma la cartella va a segno

Abbiamo visto che il difetto di notifica legittima l’impugnazione della cartella di pagamento e che se la notifica non è stata fatta nei modi corretti, l’atto notificato sarà invalido; ma c’è anche da considerare che, opponendoti a quella cartella che eccepisci non esserti stata notificata, provi anche, inevitabilmente, di esserne venuto in qualche maniera a conoscenza.

E’ un loop, un corto circuito, quasi diabolico: l’impugnazione che proponi sanerebbe il vizio di notifica che stai eccependo, con il risultato che la cartella esattoriale sarebbe comunque valida. Questo effetto “perverso” è previsto dalla legge [1] e tecnicamente si chiama “sanatoria delle nullità per raggiungimento dello scopo”.

Significa che la nullità della notifica c’è, ma viene superata dal fatto che l’atto è comunque arrivato e perciò la notifica, anche se invalida, ha raggiunto lo scopo cui era destinata: la cartella è pervenuta nella sfera di conoscenza del destinatario e questa considerazione assorbe ogni vizio pregresso.

La sostanza, cioè lo scopo della norma, prevale sulla forma, cioè sulla procedura notificatoria da seguire: anche se non è stata rispettata, il risultato che si proponeva è stato comunque raggiunto.

In questi casi, però, c’è una via d’uscita: ciò che realmente ti interessa non è tanto la notifica della cartella, quanto gli effetti lesivi che la cartella esattoriale potrà comportare sul tuo patrimonio. Se non la paghi, infatti, subirai la riscossione coattiva, attraverso pignoramenti, ipoteche e fermi.

In realtà, è da essi che ti devi difendere, perchè è con essi che il Fisco ottiene l’effettivo pagamento del debito che ti viene chiesto con la cartella. Ma se non la impugni e lasci trascorrere il termine utile per farlo, arriveranno con ogni probabilità i successivi atti della riscossione – un’intimazione di pagamento, un fermo amministrativo, il pignoramento dello stipendio o quello sul conto corrente – e sarà contro di essi che potrai utilmente difenderti, eccependo, in quel momento, che la cartella su cui questi nuovi atti si basano non ti era stata correttamente notificata.

Così questi atti, fondati su una cartella che non era stata notificata nei modi previsti dalla legge, cadranno automaticamente, insieme alla cartella, se la tua eccezione sul difetto di notifica originario verrà riconosciuta valida dal giudice.

Come sapere se ci sono cartelle non notificate

Per apprendere se l’Agenzia Entrate-Riscossione o altri Enti impositori hanno emesso cartelle esattoriali a tuo nome, che temi non ti siano mai state notificate, devi recarti allo sportello dei loro uffici e richiedere un estratto di ruolo, cioè un documento che contiene tutti i tributi iscritti nei tuoi confronti. Se sei dotato del servizio Fisconline puoi ottenerlo direttamente da casa in via telematica, per tutti gli atti di competenza dell’Agenzia delle Entrate.

Così conoscerai quali sono le cartelle emesse nei tuoi confronti e potrai regolarti in base al loro contenuto. Impugnare l’estratto di ruolo è possibile se esso è la prima occasione in cui vieni a conoscenza delle cartelle che esso indica (dovrai impugnare anche queste, insieme all’estratto) ma anche qui, salve esigenze particolari, non conviene farlo per gli stessi motivi che ti abbiamo spiegato prima e conviene aspettare l’arrivo degli atti esecutivi successivi per contestare in quel momento il difetto di notifica della cartella che ne costituisce il presupposto.

Se, invece, ti riferisci ad una specifica cartella, di cui già conosci l’esistenza – magari perché richiamata in altri atti che la citano o perché ne hai avuto notizia in un diverso procedimento – e che hai il dubbio di non aver mai ricevuto (ad esempio, perché temi che si sia smarrito l’avviso di giacenza lasciato dal postino ed anche quello della seconda raccomandata informativa ed è trascorso parecchio tempo) puoi formulare un’istanza di accesso agli atti amministrativi all’Ufficio emittente, nella quale chiederai di poter visionare i documenti che attestano la sua notifica.

Potrai, quindi, esaminare la cartolina di spedizione e quella di ricezione, se c’è, verificando chi e quando e dove l’ha sottoscritta. Tutto questo potrà esserti utile per stabilire se conviene presentare ricorso per difetto di notifica oppure se gli atti in mano all’esattore attestano che la notifica è stata validamente effettuata; in questo caso eviterai di dover sostenere le spese di un ricorso che sarebbe perso in partenza.


note

[1] Art. 156 cod. proc. civ.


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