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Videoregistrazione di un matrimonio: il fotografo incapace paga i danni

4 ottobre 2013


Videoregistrazione di un matrimonio: il fotografo incapace paga i danni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2013



Il danno va risarcito in ogni sua componente: sia quella patrimoniale, che quella non patrimoniale psico-affettiva, potendo così il valore del risarcimento superare anche il valore economico del bene stesso.

 

Il risarcimento del danno per la perdita di un bene può eccedere il valore economico del bene stesso? Certamente si, quando il bene in questione ha un significato personale e, magari, si tratta anche di un evento unico ed irripetibile. Come le nozze. E allora, fino a dove può arrivare il risarcimento del danno nel caso di una videoregistrazione di pessima qualità fatta dal fotografo?

Un giudice [1] ha riconosciuto il “grave” danno subìto da una giovane coppia per via del pessimo filmato del loro matrimonio eseguito dall’incaricato: la pellicola, infatti, era risultata praticamente inutilizzabile.

Il danno, in questi casi, oltre al prezzo pagato per il servizio mai usufruito, sarebbe anche legato alla sfera psico-affettiva dei coniugi.

Insomma il giudice piuttosto che sottolineare la consueta reazione di nervosismo, insoddisfazione, rabbia oppure anche abbattimento, di chi abbia subito l’inadempimento, ha posto l’accento sul fatto che gli sposi siano stati privati della possibilità di rivedere (o i loro parenti) la ripresa della cerimonia di nozze e di trascorrere “allegre serate” somministrandone la visione agli amici.

Il risarcimento è quindi consentito anche quando la prestazione dovuta, oltre ad essere valutabile economicamente (ossia abbia un prezzo quantificabile in denaro), corrisponda anche ad un interesse “non patrimoniale” (cioè privo di una sua valutazione in termini monetari).

La sentenza ha così condannato il fotografo a restituire l’anticipo e al risarcimento del danno morale.

Si diceva che il giudice, nell’effettuare la liquidazione, si è interrogato se la misura del risarcimento, in generale, debba essere per forza contenuta nei limiti di valore del bene perduto. La risposta è negativa: come infatti affermato dalla Cassazione [2], il risarcimento deve avere per oggetto l’intero pregiudizio subìto dal soggetto danneggiato: quindi sia quello economico che quello morale.

note

[1] Pret. Salervo-Eboli sent. del 17.2.1999.

[2] Cass. sent. n. 619 del 8.3.1974. Cfr. anche Cass. sent. n. 6856 del 16.12.1988.

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