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Docente può obbligare studenti alle verifiche online?

23 Marzo 2020 | Autore:
Docente può obbligare studenti alle verifiche online?

Didattica a distanza ai tempi del Coronavirus: cos’è e come funziona? I professori possono costringere gli alunni a sottoporsi a prove valutative online?

Per le scuole di ogni ordine e grado la nuova parola d’ordine è “didattica a distanza”. L’emergenza Coronavirus ha costretto il Governo italiano a sospendere le lezioni tradizionali e a incentivare il ricorso all’insegnamento da remoto, cioè a quello effettuato da lontano attraverso i moderni strumenti informatici. Nonostante non ci si possa recare presso gli istituti scolastici, gli studenti devono comunque proseguire il proprio percorso formativo grazie alla didattica a distanza. Si continuerà a studiare, insomma, come meglio si può. Ciò significa che ci saranno anche prove ed esami? Il docente può obbligare gli studenti alle verifiche online?

Sicuramente ciò di cui stiamo parlando non ha alcun precedente: insegnanti e alunni che si incontrano nell’aula virtuale di internet per la lezione del giorno è cosa mai vista prima. Tutto ciò si dovrebbe ripercuotere anche sui compiti in classe, sulle interrogazioni e sulle altre verifiche. Un professore può davvero costringere un alunno a una verifica in internet? Cosa succede se ci si rifiuta? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona la didattica a distanza ai tempi del Coronavirus.

Didattica a distanza: cosa dice la legge?

A seguito del decreto legge [1] che ha stabilito la sospensione di ogni servizio educativo, dalla scuola dell’infanzia sino all’università, per gli studenti non è possibile più recarsi presso gli edifici scolastici.

La legge, tuttavia, non ha sancito anche la sospensione dell’attività didattica, la quale continua a distanza avvalendosi dei seguenti mezzi:

  • il collegamento diretto o indiretto, immediato o differito, attraverso videoconferenze, videolezioni, chat di gruppo;
  • la trasmissione ragionata di materiali didattici, attraverso il caricamento degli stessi su piattaforme digitali e l’impiego dei registri di classe, con successiva rielaborazione e discussione operata direttamente o indirettamente con il docente, l’interazione su sistemi e app interattive educative propriamente digitali.

Come funziona la didattica a distanza?

Secondo una nota del Ministero dell’istruzione [2], la didattica a distanza dovrà svolgersi privilegiando il confronto diretto tra studenti e docenti: ciò significa che, ove possibile, professori e alunni dovranno mettersi in contatto diretto attraverso videochiamate (ad esempio, mediante Skype) o strumenti analoghi.

Se impossibilitati a riunire virtualmente la propria classe, i docenti dovranno ricorrere a mezzi diversi ma che assicurino comunque allo studente quello stimolo derivante dall’interazione con il docente.

Ad esempio, si potrà ricorrere a chat di gruppo, a chiamate vocali (senza video), fino alla possibilità di utilizzare email, sistemi di messaggistica istantanea e registrazioni delle lezioni (lezioni in differita, in pratica).

Peraltro, il Ministero dell’istruzione ha avuto cura di specificare che il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento.

In pratica, il docente non può limitarsi a inviare i compiti da svolgere senza prima aver spiegato la lezione. Il mero invio di materiale può legittimamente essere rifiutato dall’alunno.

Verifiche online: il professore può obbligare a farle?

Veniamo ora al punto cruciale dell’articolo: il docente può obbligare gli alunni a svolgere verifiche online?

La risposta a questo quesito proviene direttamente dalla nota del Ministero dell’istruzione: per il Governo è indispensabile che i docenti procedano ad attività di valutazione costanti.

Secondo il Ministero esiste il preciso dovere alla valutazione da parte del docente, come competenza propria del profilo professionale, e il corrispondente diritto alla valutazione dello studente, come elemento indispensabile di verifica dell’attività svolta, di restituzione, di chiarimento, di individuazione delle eventuali lacune, all’interno dei criteri stabiliti da ogni autonomia scolastica, assicurando la necessaria flessibilità.

Da tanto emerge che il professore può obbligare lo studente a fare delle verifiche online, verifiche che dovranno vertere sulle lezioni che il docente ha sviluppato durante il periodo di didattica a distanza.

L’eventuale rifiuto di sottoporsi a tali prove non potrà che ripercuotersi sul rendimento scolastico complessivo dell’alunno, esattamente come se si rifiutasse di svolgere un normalissimo compito in classe.

Verifiche online: quando lo studente può rifiutarle?

Da quanto emerge dalla nota esplicativa del Ministero dell’istruzione possiamo desumere che lo studente che si avvale della didattica a distanza può legittimamente rifiutare di sottoporsi a verifica online nel caso in cui la prova verta su argomenti che il professore non ha affrontato secondo il sistema delle videolezioni o strumento analogo.

In pratica, se il docente si è limitato a inviare il materiale da studiare (ad esempio, rimandando gli alunni alla piattaforma digitale messa a disposizione dalla scuola, ove poter effettuare il download del materiale didattico) senza fornire spiegazione degli argomenti (mediante videolezione in modalità sincrona, messaggi audio o video o strumenti analoghi), allora lo studente potrà legittimamente rifiutare di sottoporsi alla prova, in quanto è preciso dovere dell’insegnante offrire agli alunni un confronto che possa stimolare l’apprendimento.

Se uso piattaforme come Google Hongouts o Zoom per le videoconferenze o per le lezioni con gli studenti, quali dati personali vengono registrati?

Questi servizi possono utilizzare per attività di profilazione anche i dati audio e video degli utenti, oltre ai file condivisi dagli utenti. A specificarlo sono le stesse informative privacy, dove si precisa che potranno essere utilizzate tutte le informazioni che l’utente fornisce o crea durante l’utilizzo del servizio. Ai sensi dell’articolo 22 del Gdpr le piattaforme devono sempre chiedere il consenso per il trattamento dei dati, anche di quelli vocali. Il consenso, però, diventa obbligatorio in tutti i casi in cui, ad esempio, senza il riconoscimento vocale dell’utente non è possibile erogare quel servizio. In tutti gli altri casi, il consenso è facoltativo, ma alcune funzionalità potrebbero essere ridotte. Possono essere memorizzate anche la cronologia delle attività, i dati di geolocalizzazione dei vari dispositivi usati, i dati dei contatti con i quali comunichiamo e i video che guardiamo. E questo per poterci profilare e offrirci servizi e pubblicità personalizzata. Sta all’utente, poi, modificare le impostazioni della privacy in modo da minimizzare la raccolta dei dati


note

[1] D. l. n. 6 del 23 febbraio 2020.

[2] Ministero Istruzione, nota del 17.03.2020.

Autore immagine: Canva.com


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1 Commento

  1. Salve, si potrebbe invece sapere se un professore universitario abbia il diritto di rifiutarsi di fare esami a distanza e perciò non concedere appelli da qui a settembre (nel caso in cui la situazione richiedesse che sia svolto per via telematica)?

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