Coronavirus: limiti al bonus per negozi in affitto

23 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: limiti al bonus per negozi in affitto

Non tutti possono beneficiare del credito d’imposta del 60%: attenzione al tipo di locale e di attività esercitata.

Non mancano i limiti al bonus fiscale previsto dal decreto Cura Italia per i negozi in affitto. Nell’ambito dei provvedimenti presi per contrastare la crisi generata dal coronavirus, è stato approvato un credito di imposta pari al 60% dell’importo del canone del mese di marzo 2020 per gli immobili che rientrano nella categoria catastale C/1. Può beneficiare del bonus l’inquilino, purché sia esercente di attività d’impresa e sia stato costretto alla chiusura per effetto dei decreti varati dal Governo o dalle ordinanze disposte dalle Regioni. In sostanza, chi è rimasto aperto (l’edicola, la farmacia, il negozio di alimentari), non ha diritto al bonus.

E già questo è un limite. Ma non il solo. Un altro vincolo riguarda proprio la categoria catastale interessata che, come detto, è la C/1. Riguarda – senza soglia massima di superficie – negozi e botteghe ma anche ristoranti, bar o pizzerie, chiuse da diversi giorni. Poco più di 800mila quelli che appartengono a persone fisiche e dati in affitto. Significa che restano fuori dal bonus i circa 171mila uffici, che appartengono alla categoria A/10, i 620mila laboratori (categoria C/3) ed i milioni di magazzini, soffitte e cantine che appartengono alla categoria C/2.

Attenzione, però: se il canone pagato è relativo anche a delle pertinenze legate all’attività e che appartengono ad un’altra categoria catastale diversa dalla C/1, il credito d’imposta va calcolato, comunque, sull’intero importo del canone. Per fare un esempio: se il contratto di affitto riguarda un negozio di categoria C/1 e un magazzino di categoria C/2 ed il locatario paga 1.000 euro per entrambi i locali, il credito d’imposta del 60% interesserà i 1.000 euro.

Diverso il caso di chi affitta un negozio ed altre unità appartenenti a categorie diverse, come ad esempio una casa: in questo caso, il credito va scorporato e riferito soltanto a quanto versato per il negozio.

C’è, poi, il discorso del canone interessato dal bonus. Il credito d’imposta riguarda solo la locazione di marzo senza il principio di cassa. Significa che sono ininfluenti eventuali ritardi o dilazioni nei pagamenti. A meno che il canone sia stato precedentemente ridotto con decorrenza 1° marzo: in questo caso, il credito d’imposta interviene su quello nuovo pattuito dalle parti.

Quanto ai beneficiari del bonus, l’agevolazione spetta all’inquilino, qualunque sia la sua posizione giuridica, a patto che svolga attività d’impresa. Significa che sono esclusi i professionisti, gli autonomi e gli enti non commerciali che non svolgono tale attività.

Il credito d’impresa va usato solo in compensazione con altri tributi.


note

Autore immagine: Canva.com


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