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Cosa rischiano i genitori che non controllano il telefono dei figli?

23 Marzo 2020
Cosa rischiano i genitori che non controllano il telefono dei figli?

Poteri e doveri del padre e della madre nei confronti del minore: si possono controllare le chat sullo smartphone del proprio figlio senza che ciò ne violi la privacy?

Una recente sentenza del tribunale di Caltanissetta [1] ha aperto il dibattito su un tema molto delicato e sempre più attuale: cosa rischiano i genitori che non controllano il telefono dei figli?

La cronaca ci consegna quotidianamente casi di bullismo nelle scuole, di molestie ai danni dei compagni, di veri e propri atti di “stalking minorile”. In tutte queste ipotesi, se anche la responsabilità penale per i crimini commessi dai minori di 14 anni non si trasmette mai sui relativi genitori, questi ultimi però conservano una responsabilità di tipo civile: in un’unica parola, sono tenuti a risarcire i danni alla vittima. 

Ecco perché, secondo la giurisprudenza [2], padre e madre devono fare di tutto non solo per impartire una corretta educazione al figlio, ma anche per evitare condotte illecite da parte di questi ai danni di terzi. Ebbene, secondo il tribunale siciliano, tra tali doveri dei genitori vi è anche quello di controllare le chat del figlio su WhatsApp e sulle altre messaggerie. 

Viene a questo punto legittimo chiedersi: fino a che età la privacy del minore può essere limitata nell’ottica di tutelare quest’ultimo e gli altri? Quale rigore si può consentire a un padre che “sequestra” lo smparthone del proprio ragazzo senza che ciò sfoci nel reato di “abuso dei mezzi di correzione”? Ed in ultimo: cosa rischiano i genitori che non controllano il telefono dei figli? Ecco alcune risposte ai dubbi più frequenti.

Uso smartphone: da quale età è lecito?

La nuova legge europea sulla privacy, il cosiddetto GDPR (General Data Protection Regulation), fissa un’età a partire dalla quale il minore può aprire un account su un social network senza previo consenso dei genitori. Si tratta di 16 anni, limite che però gli Stati membri possono abbassare fino a 13 anni. L’Italia ha optato per 14 anni.

Quindi, da noi, un tredicenne può aprire un profilo Facebook, Instagram o un canale YouTube solo se ha l’autorizzazione dei genitori; saranno questi a dover compilare e approvare, al posto suo, i vari moduli online predisposti dalla piattaforma. 

Un minore è responsabile per i reati da lui commessi?

Contrariamente a quanto si crede, un minorenne può essere processato e condannato per un reato da lui commesso, ma solo se ha compiuto almeno 14 anni. In tale ipotesi, sarà giudicato dal tribunale penale dei minori e subirà tutte le conseguenze previste dalla legge penale.

Al contrario, chi ha 13 anni o un’età inferiore non risponde del reato e, quindi, non ne paga neanche le conseguenze. Le sanzioni penali non si trasferiscono neanche sui suoi genitori visto che, per principio generale del nostro ordinamento, la «responsabilità penale è solo personale». In questi casi, quindi, nessuno pagherà per il crimine commesso.

Chi risarcisce i danni commessi da un minorenne?

Nel paragrafo precedente, abbiamo parlato solo della responsabilità penale e quindi delle sanzioni che ne discendono. Cosa completamente diversa è, invece, la responsabilità civile e quindi il risarcimento del danno dovuto alla vittima. 

A riguardo, il Codice prevede che, per gli illeciti commessi da un minore di 18 anni, rispondono sempre i suoi genitori. Quindi, sia per le conseguenze di un reato commesso da un 14enne o da un minore di 14 anni, sia per un danno di minore gravità (ad esempio, una pallonata involontaria contro un vetro o il cofano di una macchina) che non costituisce reato, padre e madre devono risarcire i danni alla vittima.

I genitori possono esonerarsi da tale responsabilità solo se dimostrano di «non aver potuto impedire il fatto». Cosa significa questa locuzione? Essi devono dar prova di aver impartito al minore una corretta educazione, rivolta al rispetto delle regole sociali e giuridiche. Cosa tutt’altro che facile da un punto di vista processuale; ragion per cui è quasi sempre scontato che i genitori debbano risarcire i danni prodotti dal figlio non ancora maggiorenne. 

Dopo i 18 anni, invece, il giovane acquista anche la responsabilità civile (oltre quella penale che, come visto, scatta da 14 anni in poi). Il che significa, che anche se non ha un reddito, è tenuto a risarcire i danneggiati dalle sue condotte, mentre i genitori non rischieranno alcuna conseguenza. Se il ragazzo non ha i soldi per pagare, il creditore che non riesca a pignorargli alcun bene non potrà avere altro tipo di azione; al massimo potrà attendere tempi migliori, quando cioè il responsabile inizierà un lavoro, per pignorargli lo stipendio. 

I genitori devono controllare le chat del figlio?

Se è vero che i genitori sono responsabili civilmente di tutti i danni compiuti dal figlio (sia che scaturiscano da reati che da altri illeciti), è anche vero che devono fare di tutto per impedirne il compimento. E la dimostrazione dell’assolvimento di tale obbligo è necessaria per evitare una propria responsabilità risarcitoria. Così, la giurisprudenza [1, 2] ha ritenuto che padre e madre sono tenuti a controllare le chat del figlio, anche se contenute nel suo smartphone personale, al fine di evitare la commissione di illeciti. Si pensi agli atti di bullismo, alle molestie, ecc.

È vero, quindi, che l’uso degli strumenti tecnologici costituisce ormai un diritto dei più giovani, diritto che discende dalle libertà costituzionali di espressione e comunicazione. Ma è anche vero che tale diritto trova un limite nella tutela della dignità della persona, in particolare se questa è minore di età. I minori, infatti, sono soggetti deboli, e in quanto tali necessitano di una speciale tutela, non avendo ancora raggiunto un’adeguata maturità ed essendo ancora in corso il processo relativo alla loro formazione. In tale bilanciamento di valori, tra la libertà di manifestazione del pensiero e la tutela dei minori, fondamentale è il ruolo educativo dei genitori.

Cosa rischiano i genitori che non controllano il telefono del figlio?

Il genitore è tenuto ad attuare tutti i sistemi di controllo del figlio minore per evitare che questi possa danneggiare se stesso o gli altri (con conseguente responsabilità del genitore stesso). Dunque, secondo il tribunale di Caltanissetta [1], il padre o la madre che non controllano il cellulare del figlio e le chat di questi possono essere chiamati a risarcire i danni procurati a terzi, come ad esempio ai compagni di classe nel caso in cui questi siano vittime di atti di bullismo del minore. 

Dunque, la supervisione del cellulare del minore diventa un atto dovuto che rientra nel potere educativo dei genitori e che non si scontra con il diritto alla privacy del minore stesso. 


note

[1] Trib. Caltanissetta, sent. dell’8.10.2019.

[2] Cass. sent. n. 19069 del 5.09.2006. Trib. Teramo, sent. del 16.01.2012. Trib. Milano sent. del 16.12.2009.


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