Cronaca | News

Sindacati pronti allo sciopero generale

23 Marzo 2020
Sindacati pronti allo sciopero generale

Le organizzazioni confederali Cgil, Cisl e Uil reagiscono alla decisione del Governo di mantenere aperte attività non essenziali e proclamano la mobilitazione.

Le organizzazioni sindacali nazionali sono sul piede di guerra contro le decisioni del Governo di mantenere aperte molte fabbriche considerate non essenziali (qui l’elenco completo delle attività aperte), proclamano la mobilitazione e si dichiarano pronte ad arrivare allo sciopero generale se i decreti non saranno modificati.

I sindacati infatti avevano chiesto la sospensione di una serie più ampia di attività e, prima dell’emanazione dell’ultimo decreto del premier Conte – avevano avuto un incontro in videoconferenza insieme alle altre parti sociali per concordare la chiusura..

“Chiediamo di valutare la possibile necessità di misure ancora più rigorose di sospensione delle attività non essenziali in questa fase per il nostro paese”, avevano scritto i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo, al premier Giuseppe Conte e per conoscenza al ministro della Salute Roberto Speranza.

Un appello rimasto inascoltato e, non appena pubblicato il nuovo decreto, completo della lunga elencazione delle attività che per il Governo possono restare aperte, si sono intensificate le reazioni, per come ci riporta in redazione la nostra agenzia stampa Adnkronos.

Non era questo l’elenco concordato, denunciano i sindacati che avevano aspettato tutta la giornata di ieri di conoscere i contenuti del decreto emanato dal presidente del Consiglio: l’elenco delle attività produttive ritenute strategiche e quindi autorizzate dal governo a restare aperte,è per i sindacati eccessivo, includendo anche “settori come l’edilizia, il tessile, la meccanica e il commercio all’ingrosso che nulla hanno a che vedere con la produzione di prodotti elettromedicali e anticoronavirus”.

Così i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di lanciare l’ultimatum: “Siamo pronti a proclamare in tutte le categorie che non svolgono attività essenziali lo stato di mobilitazione e la conseguente richiesta del ricorso alla cassa integrazione, fino ad arrivare allo sciopero generale“.

Ad accendere la miccia e a trasformare la responsabilità in irritazione appunto, l’ampliamento dell’elenco delle aziende e fabbriche esentate dallo stop con cui cercare di fronteggiare l’epidemia di Covid-19. “Non era questo quello che avevano profilato al tavolo di palazzo Chigi. Siamo molto irritati. Così si rischia un Dpcm inaccettabile perché è inutile al fine di contenere il contagio allargare così le maglie dello stop imposto al settore manufatturiero”, dicono conversando con l’Adnkronos. E invece le maglie si sono ampliate fino a includere settori affini a quelli strategici. “Ma se allarghi le maglie alla fine si infilano tutti“, commentano ancora.

“Vanno chiuse tutte le attività che non sono necessarie. Ci vuole un provvedimento del governo che indichi le priorità. In tutti i settori considerati essenziali va stabilito cosa è necessario e cosa no”, afferma il leader Cgil, Maurizio Landini.

”Il virus continua a mietere vittime e il Protocollo per la sicurezza dei lavoratori, firmato la scorsa settimana, non ha ancora dispiegato sino in fondo tutti gli effetti. Non tutte le imprese hanno proceduto alla sanificazione e molte non applicano ancora i contenuti del Protocollo. Bisogna intervenire, ora, con più rigidità, per evitare che il virus si diffonda ulteriormente e per poter riprendere, poi, con maggior slancio l’attività produttiva: non ha senso lavorare, oggi, solo per riempire i magazzini”, aggiunge il leader Uil, Carmelo Barbagallo.

“Avevamo condiviso quelle che erano le attività di supporto” all’emergenza coronavirus” e “bisogna tornare allo spirito di sabato”, dichiara la leader della Cisl, Annamaria Furlan. “Così si rischia di svilire un lavoro fatto e delle scelte vitali per donne e uomini” lavoratori, sottolinea, spiegando il perché dell’annuncio dei sindacati confederali di una mobilitazione e di uno sciopero generale per l’inserimento nel decreto dell’Esecutivo “di settori industriali non indispensabili” alla gestione dell’emergenza Covid-19

Nel decreto per l’emergenza coronavirus fra le attività industriali strategiche “sono state inserite tutta una serie di attività che di necessario non hanno nulla, si sono aggiunte dopo l’accordo anche la produzione di materie di plastica” non solo per uso sanitario e farmaceutico ma “tutte”, dice spiegando ad Agorà su Rai3.Nel decreto, incalza Furlan, “è stata inserita la produzione di trattori, di elettrodomestici, di apparecchi cinematografici”.

“Ho 62 anni e in tanti anni di lavoro non ho mai chiesto di chiudere una fabbrica, ma qui c’è da salvare le vite”, ricorda. Con il governo “avevamo condiviso quelle che erano le attività di supporto, è evidente che non si può fermare l’industria farmaceutica” ma ora “chiediamo di tornare allo spirito di serietà dell’accordo” e di “non generalizzare” aggiunge.

“Ancora più dura la Fiom: “Sono in corso già oggi iniziative di sciopero su tutto il territorio nazionale, la mobilitazione dei metalmeccanici continuerà finché non verranno fornite dal governo le misure necessarie alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori dell’industria”. Ad annunciarlo è la Segretaria generale Fiom-Cgil, Francesca Re David, che, intervenendo a Omnibus su La7 sul decreto del Governo per l’emergenza coronavirus, sottolinea “I sindacati non hanno il potere di chiudere le fabbriche, è il governo che deve intervenire in questo senso”.

“Non é necessario produrre a ciclo continuo e riempire i magazzini di prodotti che non vengono venduti. Non sono indispensabili le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa”, sottolinea la leader della Fiom. “E’ impossibile pensare di sconfiggere il virus se non si chiudono le attività produttive non essenziali”, aggiunge.

Il primo sciopero è stato indetto in Lombardia dai sindacati Fim, Fiom e Uilm per mercoledì 25 marzo: ci saranno “8 ore di sciopero per turno o giornata lavorativa” per tutte le lavoratrici e lavoratori del settore metalmeccanico”, tranne i lavoratori impegnati in produzioni strettamente collegate all’attività ospedaliera e sanitaria, alle produzioni di macchinari-attrezzature-manutenzioni per le strutture ospedaliere e alle disposizioni di legge. Anche in Campania sono state già avviate mobilitazioni nel settore metalmeccanico con Fim, Fiom e Uilm che hanno proclamato due giornate di fermo per oggi e domani.


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