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Recesso periodo di prova: si può impugnare per il Covid-19?

24 Marzo 2020
Recesso periodo di prova: si può impugnare per il Covid-19?

Pochi giorni fa e poco prima che scadesse il periodo di prova del mio contratto a tempo indeterminato, il mio datore ha esercitato la sua facoltà di recesso. Alla luce delle recenti disposizioni di legge che hanno sospeso i licenziamenti, posso contestare quanto è accaduto

A seguito dell’ultimo decreto legge connesso all’emergenza epidemiologica da Covid-19, in uno specifico articolo del medesimo [1], è stato disposto che sono sospesi, per i 60 giorni successivi al 17 marzo 2020 (data di pubblicazione del predetto decreto sulla Gazzetta Ufficiale):

  • i licenziamenti collettivi previsti ed eventualmente adottabili per le imprese che occupano più di quindici dipendenti [2]. A questo proposito, è stabilito che sono sospese, sino alla data sopra indicata, anche le procedure avviate in precedenza e, in particolare, quelle a partire dal 23 febbraio scorso;
  • i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, cioè quelli preceduti da un preavviso e conseguenziali ad un rilevante inadempimento del lavoratore agli obblighi contrattuali oppure giustificati da motivazioni relative all’attività produttiva dell’azienda, alla sua organizzazione lavorativa e al buon funzionamento della medesima [3].

Nulla invece, è stato disposto in relazione ai lavoratori che, nell’imminenza di tale decreto legge, siano stati destinatari dello scioglimento contrattuale del rapporto di lavoro durante il cosiddetto periodo di prova, cioè quella risoluzione che può avvenire, da entrambe le parti, senza dover comunicare alcuna motivazione e senza dover concedere alcun preavviso. Da questo punto di vista, pertanto, non sembra ci sia stata alcuna previsione normativa speciale e legata all’attuale emergenza sanitaria e che abbia, in qualche modo, limitato il datore di lavoro nell’esercizio di tale facoltà contrattuale; un diritto che, come precisato dalla giurisprudenza, è di natura discrezionale e per il quale si è dispensati dall’onere di provarne la giustificazione, diversamente da quel che accade nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo [4].

Ad ogni modo, per lei resta ferma la possibilità di contestare il recesso patito per l’eventuale illegittimità dello stesso, allorquando, ad esempio, esso sia stato esercitato dal datore nonostante la prova sia stata superata positivamente. In questo caso, però, come affermato da una recente Cassazione [5], le ricordo che, ove mai tale circostanza venisse dimostrata dal dipendente, questi avrebbe diritto solo alla semplice prosecuzione del periodo di prova o al risarcimento del danno e non anche al fatto che il rapporto di lavoro possa essere considerato come stabilmente costituito.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello.

note

[1] Art. 46 Dl 18/2020

[2] Artt. 4 – 5 – 24 L. 223/1991

[3] Art. 3 L. 664/1966

[4] Cass. civ. sent. n. 21586/2008

[5] Cass. civ. sent. n. 31159/2018


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