Coronavirus e il farmaco Avigan, cosa sappiamo finora

23 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus e il farmaco Avigan, cosa sappiamo finora

Un antivirale giapponese come possibile cura al Covid-19. Ma è vero? L’Aifa, per il momento e in assenza di dati certi, invita alla cautela.

Qualcuno ritiene possa servire a curare il Coronavirus, ma mai come in questo periodo è bene placare facili entusiasmi che rischiano di sgonfiarsi in poco tempo, illudendoci e basta. Di cosa parliamo? Di Avigan, il medicinale giapponese autorizzato in Giappone ma non in Europa, né negli Stati Uniti.

Dal 21 marzo circola su Internet un video in cui un farmacista laziale ne annuncia l’efficacia contro il Coronavirus a seguito di una sperimentazione. Il farmacista, intervistato dal Corriere della Sera, ha dichiarato che l’antivirale è efficace nel 91 per cento dei casi e ha consentito a Tokyo di riprendere la sua vita normale.

Non è la prima volta che si parla di presunti “farmaci miracolosi” che promettono di guarirci dal Covid-19: potreste ricordare di aver sentito parlare di Arbidol, l’antinfluenzale russo il cui principio attivo aveva dato qualche segnale positivo in test di laboratorio, poi bocciato dalla Federazione degli ordini dei medici chirurghi, nonché dal virologo Roberto Burioni. La prima più diplomatica nello sgonfiarne le capacità portentose: “Non ci sono sufficienti prove scientifiche che sostengano l’efficacia del farmaco”. Mentre Burioni ha parlato di vera e propria bufala.

Quel primo test su pochi pazienti

E l’Avigan? Intanto, cerchiamo di guardarlo un po’ meglio da vicino, mettendo insieme qualche informazione. Da quanto sappiamo si tratta di un farmaco antivirale il cui principio attivo è chiamato Favipiravir. In Giappone, è venduto dal 2014, spiega l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), “per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci”. In sostanza, un po’ come l’Arbidol, da farmaco antivirale, blocca i tentativi del virus di replicarsi. Sulla sua reale efficacia, però, sussistono dubbi, tant’è che l’utilizzo di Avigan è residuale: vi si ricorre solo quando altri antivirali non funzionano.

C’è soltanto una ricerca cinese che ne parla – ricerca che, però, non è stata pubblicata – affermando che, assumendo Avigan, in alcuni pazienti il virus è sparito prima, ma la sperimentazione che è stata fatta ha riguardato pochissimi casi. Secondo il farmacologo Silvio Garattini, presidente dell’istituto Mario Negri, che ne ha parlato su Rai 3 a “Mezz’ora in più”, l’antivirale “pare sia attivo solo se dato nei primi momenti  della malattia, ma poiché la maggioranza delle persone infette non ha sintomatologia e non essendoci dei soggetti di controllo nello studio, è difficile stabilire se ha funzionato il farmaco o se i pazienti avrebbero avuto in ogni caso una sintomatologia minore. Mancano dati certi”.

Per l’Aifa pochi dati disponibili

L’Aifa è molto cauta. “Ad oggi non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da Covid-19 – sostiene l’agenzia -. Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave con non più di sette giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale Lopinavir/Ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19)”.

Se da un lato l’agenzia riconosce che “i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di Favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici”, dall’altro “mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia”.

Proprio oggi si attende un’ulteriore pronuncia dell’agenzia su una possibile efficacia di Avigan, tramite la commissione tecnico-scientifica. Agenzia che, peraltro, continua a invitare “a non dare credito a notizie false e a pericolose illazioni“, riservandosi “il diritto di adire a vie legali ove opportuno”.

Le regioni-focolaio sperano

Il Veneto di Luca Zaia era già pronto ad avviare un test; per ora attende l’autorizzazione dell’Aifa. “Rispettiamo le leggi e aspettiamo – ha detto il governatore -. Certo è che se c’è anche solo la minima possibilità, io sono convinto che si deve sperimentare”. Anche la Lombardia di Attilio Fontana, stremata dal Coronavirus, spera con moderazione e chiede risposte.

“La sperimentazione – ha informato Fontana in conferenza stampa – non può più essere effettuata a livello regionale, ma solo dall’Aifa, quindi non possiamo fare eventuali sperimentazioni sul territorio. Manderò una richiesta al ministro Speranza per chiedere che possa accelerare il più possibile questa sperimentazione per capire se questo farmaco possa essere utilizzato”.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube