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Coronavirus: tamponi a tappeto, partono le prime Regioni

23 Marzo 2020
Coronavirus: tamponi a tappeto, partono le prime Regioni

Piani urgenti del Veneto e del Lazio per incrementare i test: si inizia dagli operatori sanitari e delle categorie a rischio per arrivare ai sintomatici a domicilio.

Le indicazioni degli esperti dell’Oms sono state raccolte: adesso, le prime Regioni hanno avviato la campagna di tamponi a tappeto, a partire dagli operatori sanitari e dai lavoratori delle categorie a rischio. Nel secondo step, i test saranno incrementati fino a raggiungere nelle proprie abitazioni le persone che accusano sintomi.

“Bisogna estendere i tamponi anche a chi ha pochi sintomi”, dichiara il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, egli stesso uscito dal contagio. “Questa è una malattia subdola, che parte con dei sintomi, come la febbre, la tosse, ma poi arriva l’insufficienza respiratoria. Purtroppo non muoiono solamente coloro che stanno in terapia intensiva, ma muoiono anche, e dai numeri soprattutto, coloro che non riescono a raggiungere una terapia intensiva. Così è anche importante un utilizzo maggiore dei tamponi, da fare a tutti i contatti dei positivi e ai soggetti a rischio”, ha detto Sileri a ‘Sky Tg24’.

“Apprendo con piacere che la proposta di effettuare i tamponi anche agli asintomatici sia stata finalmente accolta”, afferma in una nota Giulia Grillo, ex ministro della Salute e deputata M5S.

La Regione Veneto, che già aveva anticipato i test, raccoglie subito l’invito dell’Oms e del Governo: “Noi continuiamo con la politica dei tamponi che si è dimostrata la via giusta”, dice all’Adnkronos Salute il presidente Luca Zaia, annunciando di aver presentato oggi il progetto veneto di ‘piano urgente‘ della Regione contro il coronavirus che prevede di fare tamponi ‘a tappeto’ su operatori sanitari e popolazione a livello regionale.

Zaia ha spiegato come si tratti di “un piano di sorveglianza attiva per fare test a tutti gli operatori delle categorie a rischio, e cioè a chi è a contatto con il pubblico, e andare a fare i test a casa di chi ha sintomi e alla sua cerchia di contatti”.

“Mancano materiali, abbiamo difficoltà a portare avanti questa cosa, ma la portiamo avanti, ci crediamo – ha detto Zaia – i primi test verranno eseguiti sugli operatori della sanità, delle case di riposo e a seguire le persone maggiormente esposte”, ha spiegato il governatore del Veneto.

“Contiamo di passare dagli attuali 4mila campioni al giorno a 10mila, e poi a 20mila. La misura del successo di questo progetto si misurerà sul numero di casi positivi trovati che dovrà via via aumentare col passare dei giorni e l’aumento dei test, riducendosi nel  contempo il numero di pazienti ricoverati così come di quelli in terapia intensiva, fino al punto di caduta con la flessione di tutti e tre gli indici”.

Nel Lazio, l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, dice: “Rispetto al tema dei tamponi, il Lazio è una delle prime regioni italiane per numero di tamponi rispetto al numero dei casi. Fino a ieri abbiamo fatto oltre 17mila tamponi con 1.383 casi positivi. Solo nella giornata di ieri, riepiloga l’assessore, i tamponi eseguiti sono stati “4mila e il 20% è stato fatto al personale sanitario. Ne abbiamo fatti molti di più di Piemonte, Marche, Toscana, nonostante quelle regioni oggi abbiano più casi. E abbiamo assunto la decisione che tutti gli operatori a rischio del sistema sanitario eseguiranno i tamponi”.

Sul fronte degli esperti, il virologo Burioni avverte: “Solo grazie ai tamponi possiamo capire chi è davvero guarito. Per parlare di guarigione occorre che due tamponi, eseguiti a distanza di uno o due giorni, risultino negativi. Ma c’è anche un altro test, la ricerca di anticorpi anti-coronavirus nel sangue”.


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