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Rinuncia eredità a favore di altri

10 Giugno 2020 | Autore:
Rinuncia eredità a favore di altri

Qual è la procedura da seguire per accettare un’eredità? E se, invece, non vuoi i beni che ti sono stati lasciati hai la possibilità di rifiutarli? Ecco per te la disciplina vigente in materia.

Quando si parla di eredità si affacciano alla nostra mente una serie di quesiti che, almeno una volta nella vita, hanno interessato ciascuno di noi. La morte è l’unica certezza dell’essere vivente e nessuna persona ha il dono di portare con sé i suoi beni nell’aldilà: è, quindi, inevitabile che prima o poi ci si debba confrontare con questi argomenti.

Peraltro, come ha detto ironicamente lo stesso papa Francesco:

non si è mai visto un camion da trasloco dietro un carro funebre

Ti sarà quindi sicuramente capitato di doverti informare sulle procedure da seguire per contestare un testamento, per accettare un’eredità oppure semplicemente per aprire una successione. Sono argomenti sempre attuali perché toccano gli interessi economici delle persone.

I problemi legati all’eredità generano delle situazioni di tensione tra i parenti che fanno letteralmente a gara per accaparrarsi più beni possibili. Ipotesi molto meno frequente è, invece, quella della rinuncia all’eredità a favore di altri soggetti. Si tratta, infatti, di una circostanza che si verifica in una piccolissima percentuale di casi. Ecco perché sembra opportuno approfondire questo aspetto, soprattutto se rientri nella categoria di coloro che vogliono rifiutare il ruolo di erede.

Come funziona la successione nel patrimonio del deceduto?

Il nostro ordinamento giuridico prevede che quando muore una persona (cosiddetta de cuius), è necessario avviare una procedura che prende il nome di successione. Solo in questo modo, infatti, si consente ai parenti del defunto di subentrare nella sua situazione economica.

La successione può essere di due tipi:

  • testamentaria: gli eredi sono individuati direttamente dal de cuius all’interno di un testamento;
  • legittima: il codice civile definisce come eredi di diritto il coniuge, i discendenti, gli ascendenti, gli altri parenti e, infine, lo Stato.

Nella pratica di tutti i giorni, è possibile che le due regole di divisione coesistano. Facciamo un esempio.

Lucia sa di essere alla fine della sua lunga vita. Decide quindi di fare testamento per lasciare una parte dei suoi beni a sua cugina Elsa. Il resto del patrimonio sarà diviso tra i suoi figli secondo le quote legittime stabilite da un perito.

Nell’esempio che abbiamo proposto, con riferimento a un’unica eredità, sussistono entrambe le procedure (testamento e successione legittima). L’intero patrimonio è stato ripartito per una parte secondo le regole del codice civile e, per l’altra, secondo le disposizioni contenute nel testamento.

Può capitare che, delle volte, non vengano rispettati i criteri previsti dalla legge nella ripartizione dei beni. In questi casi, rischiano di essere penalizzati i parenti più stretti che, come previsto dal codice, hanno diritto a una porzione di patrimonio. Proprio per tutelare tali soggetti, il legislatore ha introdotto la legittima e ha stabilito che, in presenza degli eredi indicati dal codice, non è possibile disporre della loro quota per testamento.

Facciamo un esempio.

Francesca ha un patrimonio di 10.000 euro e due figli. Alla sua morte, i figli hanno diritto alla metà della somma (5.000); l’altra metà può essere destinata a soggetti diversi per testamento. Se Francesca lascia tutti i soldi o un ammontare superiore a 5.000 a terze persone viola le norme del codice civile e lede la legittima.

Il calcolo delle quote legittime e della porzione disponibile viene effettuato da un tecnico che valuta complessivamente tutti i beni presenti nell’asse ereditario. Il ricorso a un esperto è indispensabile ogni volta che sia necessario ricorrere in tribunale per chiarire chi assume la qualità di erede, quale porzione di patrimonio gli spetta e quanto sia stata lesa la legittima. In questo caso, si esercita un’azione di lesione di legittima e, per ricorrere alle vie legali, è necessaria la nomina di un legale di fiducia.

Eredità: quali sono le procedure da seguire per accettare i beni?

La successione si apre nel luogo dell’ultimo domicilio del deceduto. Dal momento del decesso, il beneficiario ha dieci anni per accettare l’eredità. I termini cambiano se egli è già nel possesso dei beni: in questo caso deve fare inventario entro tre mesi dall’apertura della successione.

L’accettazione può essere espressa oppure tacita: nel primo caso, si assume il titolo di erede in un atto scritto (atto pubblico predisposto dal notaio o scrittura privata registrata); nella seconda ipotesi, si pongono in essere delle condotte da cui è possibile desumere la volontà di accettare i beni (ad esempio, ci si trasferisce nella casa lasciata per testamento).

Circostanza del tutto particolare è quella dell’accettazione con beneficio di inventario; tale eventualità è, peraltro, obbligatoria per le persone giuridiche al fine di tutelare il patrimonio dell’ente (pensa, ad esempio, alla circostanza in cui viene nominata erede un’associazione senza scopo di lucro). Lo stesso obbligo è imposto nel caso in cui chiamati all’eredità siano un minorenne o una persona incapace di intendere e di volere.

La procedura dell’inventario consente di tenere nettamente separati il patrimonio personale dell’erede da quello del de cuius ed è di fondamentale importanza quando nell’asse ereditario sono presenti molti debiti. In tal caso, l’erede deve pagare i debiti (diversamente, si violerebbe un diritto di credito). Tuttavia, tale obbligo si limita ai beni di proprietà del defunto: egli non è tenuto ad adempiere con il proprio patrimonio.

Quando l’eredità è costituita esclusivamente o prevalentemente da passività, la soluzione ideale può essere quella di rinunciare. Vediamo, allora, come fare per presentare tale rifiuto e, soprattutto, se ci sono delle situazioni particolari alle quali bisogna prestare attenzione.

Come fare a rinunciare alla qualità di erede

La qualità di erede non si acquista automaticamente, ma soltanto per accettazione tacita o espressa; ne deriva che chi non ha interesse a subentrare nella posizione giuridica del de cuius può rinunciare ai beni presenti nell’asse ereditario. Questo può avvenire sia nel caso in cui vi siano soltanto o prevalentemente dei debiti (situazione più comune) sia quando ci sono delle attività (ipotesi piuttosto rara).

La rinuncia all’eredità, a differenza di quanto avviene per l’accettazione, deve essere espressa: è, infatti, necessaria una dichiarazione resa davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la procedura. Tale documento deve essere, poi, inserito nel registro delle successioni. Non è, quindi, ammessa una procedura orale o per scrittura privata.

Tuttavia, la rinuncia non è un atto definitivo: essa è revocabile, se nel frattempo i beni non sono stati accettati dagli altri chiamati all’eredità.

Il rifiuto della qualità di erede deve avvenire sempre dopo la morte del titolare dei beni e non può mai avvenire in un momento diverso: ogni disposizione diversa è, infatti, considerata nulla per legge.

Infine, non è ammessa una rinuncia parziale oppure una rinuncia sottoposta a termini o condizioni. Questi ultimi aspetti riguardano soprattutto il caso specifico in cui un erede intenda rifiutare la propria posizione a vantaggio di altre persone.

Verifichiamo che cosa accade nel dettaglio.

Rinuncia a favore di altre persone

L’accettazione e la rinuncia parziale dell’eredità non sono consentiti dal nostro sistema giuridico. In altri termini, non ti è consentito assumere la qualità di erede soltanto per alcuni beni presenti nel patrimonio del defunto.

Allo stesso modo, non ti è permesso subordinare la tua decisione al verificarsi di un evento (ad esempio, la nascita di un figlio) o al decorrere di un termine temporale (ad esempio, dopo che siano trascorsi i dieci anni dal momento dell’apertura della successione).

Ogni azione contraria a tali principi corrisponde a un’accettazione implicita dell’eredità. Lo stesso vale se si rinuncia all’eredità a seguito di pagamento di una somma di denaro da parte di un altro erede: in questo caso, infatti, si presume che hai assunto delle decisioni per beni che hai tacitamente accettato. Non è, dunque, possibile rifiutare l’eredità a titolo oneroso in favore di uno soltanto dei coeredi.

Lo stesso avviene se la rinuncia è effettuata a titolo gratuito per arricchire la posizione di altri beneficiari da te espressamente individuati. La legge, infatti, predispone dei meccanismi specifici a tutela di alcune categorie di soggetti: si parla di devoluzione della quota ereditaria rinunciata. Tale porzione viene assegnata, nell’ordine, in base ai seguenti criteri:

  1. rappresentazione: se il rinunziante è il figlio o il fratello del defunto, la sua quota viene destinata ai suoi discendenti, mentre se il rinunciante è il genitore del de cuius si fa riferimento ai suoi ascendenti;
  2. accrescimento: se non ricorrono i presupposti per la rappresentazione, la porzione rinunciata va ad accrescere la quota degli altri coeredi;
  3. successione legittima: si apre in mancanza dei requisiti di rappresentazione e accrescimento.


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