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Coronavirus, allarme forni crematori

23 Marzo 2020
Coronavirus, allarme forni crematori

A Piacenza in attesa più di 100 salme. Si teme di non riuscire a gestirle tutte e che gli impianti, non abituati a lavorare a questi ritmi, non reggano.

Forni crematori al collasso. Ci sono più di cento bare in attesa e non si riesce a provvedere alla cremazione: troppi morti da coronavirus. Succede a Piacenza e potrebbe presto diventare una triste realtà anche in altre città italiane travolte dall’epidemia.

La nostra agenzia di stampa Adnkronos ci informa di una situazione a dir poco allarmante e ai limiti dell’ingestibile, come appare evidente dal quadro descritto dal Gruppo Altair, proprietario di numerosi impianti di cremazione. In questi giorni, stanno lavorando a pieno regime, con un’accorta turnazione dei dipendenti. Tuttavia, non si riesce a venirne a capo: “Tutte le nostre 17 strutture stanno vivendo un momento di grande difficoltà – dicono da Altair all’Adnkronos -. A Piacenza ci sono più di cento feretri in attesa e il forno può fare 12/13 cremazioni al giorno”.

Ogni giorno, ai forni crematori del gruppo Altair, arriva più del doppio delle bare. “Se il trend continua in questo modo rischiamo di dover respingere i feretri. I forni stanno lavorando tantissimo, abbiamo la fortuna di avere ragazze e ragazzi in gamba, che hanno anteposto agli interessi personali quelli collettivi e stanno lavorando sette giorni su sette ma la situazione è davvero drammatica”.

Il problema, oltre al gran numero di salme che arriva, è anche quello dei limiti di legge imposti agli impianti, sottolinea il Gruppo Altair che, attraverso l’agenzia di stampa, cerca di sensibilizzare e lanciare un segnale al Governo.

“Alle istituzioni chiediamo un provvedimento specifico per il settore funebre perché abbiamo bisogno di misure straordinarie anche noi. Non chiediamo un aiuto alle attività, ma di facilitazione della burocrazia, con la limitazione o l’eliminazione di determinate prescrizioni che oggi ingessano alcuni impianti”.

Quello di Piacenza, per esempio, può lavorare soltanto per alcune ore al giorno. Il gruppo Altair chiede di eliminare questi limiti, in modo da aumentare la capacità di cremazione. Il tutto in via emergenziale e unicamente per permettere ai lavoratori di gestire il grande afflusso di salme in arrivo ogni giorno. Il timore è anche quello di un possibile guasto, perché le strutture, in condizioni normali, non lavorano a questi ritmi e potrebbero non reggerli.


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