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A chi spetta aspettativa retribuita

24 Marzo 2020 | Autore:
A chi spetta aspettativa retribuita

Molti lavoratori si avvalgono dell’aspettativa retribuita ma non sempre è chiaro come funziona e in quali casi è ammessa. Cerchiamo di vederci più chiaro.

L’aspettativa retribuita rientra tra le ipotesi di sospensione del rapporto di lavoro che può verificarsi per cause riconducibili al datore di lavoro oppure per cause che riguardano il lavoratore, sia nel settore pubblico che in quello privato.

Le cause di sospensione riferibili al datore di lavoro possono essere raggruppate nelle ipotesi che danno vita alla CIG (Cassa Integrazione Guadagni). In questi casi, il datore di lavoro si vede costretto, a causa di circostanze temporanee, a sospendere l’attività produttiva, in tutto o in parte, con la conseguente sospensione dei rapporti lavorativi in essere con la totalità, o soltanto con alcuni, dei propri dipendenti. Tra le cause sospensive riguardanti il lavoratore vanno ricordate, oltre a quelle che danno luogo all’aspettativa (e che esamineremo in questo articolo), la malattia, l’infortunio, la gravidanza e il puerperio.

In particolare, durante il periodo di aspettativa retribuita il dipendente si assenta dal lavoro, mantenendo però sia il posto di lavoro, sia la retribuzione. Durante questo periodo permane inoltre l’obbligo per il datore di lavoro di versare i contributi al lavoratore. L’aggettivo “retribuita” è importante, poiché esistono anche ipotesi di aspettativa non retribuita, come quella dei lavoratori tossicodipendenti che sostengono terapie di riabilitazione.

Ciascuna ipotesi di aspettativa retribuita presenta una disciplina giuridica particolare per quanto concerne sia le condizioni di ammissibilità, sia la durata massima dell’astensione.

Esaminiamole qui di seguito.

Aspettativa retribuita per lutto

Il lavoratore ha diritto di usufruire di un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno per decesso del coniuge o di un parente entro il secondo grado [1]. Lo stesso per il convivente, a patto che la condizione di convivenza sia documentata mediante certificato anagrafico.

Il periodo di aspettativa va utilizzato dal dipendente entro 7 giorni dall’evento. Peraltro, i 3 giorni totali vanno calcolati nell’arco dello stesso anno solare, anche nella malaugurata ipotesi che il dipendente abbia subìto più lutti nel corso del medesimo anno.

Il lavoratore è tenuto a comunicare tempestivamente al proprio datore di lavoro i giorni di assenza dal lavoro.

Aspettativa retribuita per assistenza a familiari disabili

Il dipendente può chiedere fino a tre giorni al mese di permesso retribuito dall’Inps oppure, in alternativa, permessi di una o due ore nell’arco della giornata lavorativa (il numero delle ore dipende dal fatto che il contratto si a tempo parziale o no) per prestare assistenza a un familiare avente un handicap in situazione di gravità accertata [2].

Inoltre, il lavoratore può fruire, per lo stesso motivo, di un periodo complessivo di congedo straordinario retribuito non superiore a due anni nell’ambito della sua vita lavorativa [3].

Va considerato che i permessi orari o giornalieri non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla medesima persona disabile e che non sono consentiti quando il disabile è ricoverato a tempo pieno presso una struttura specializzata.

I parenti per assistere i quali il dipendente può chiedere il permesso sono:

  • il coniuge convivente, anche nell’ambito di un’unione civile;
  • i genitori (naturali, adottivi o affidatari) in caso di mancanza, decesso o malattie invalidanti del coniuge;
  • il figlio convivente in caso di mancanza, decesso o malattie invalidanti dei genitori;
  • i fratelli o sorelle conviventi in caso di mancanza, decesso o malattie invalidanti dei figli;
  • i parenti o affini entro il 3° grado conviventi in caso di mancanza, decesso o malattie invalidanti di fratelli o sorelle.

Aspettativa retribuita per attività di volontariato

Il lavoratore dipendente impegnato in attività di soccorso ed assistenza in vista o in occasione di eventi calamitosi – di carattere naturale o connessi all’attività umana – può astenersi dal lavoro, per non più di trenta giorni consecutivi e non oltre novanta giorni nell’arco dell’anno, mantenendo il posto di lavoro, la retribuzione e il trattamento previdenziale nonché la copertura assicurativa [4].

Aspettativa retribuita per la formazione continua

Il dipendente può ottenere congedi retribuiti per usufruire di percorsi formativi organizzati dall’azienda o da soggetti pubblici. È compito dei singoli contratti collettivi fissare il monte ore, la retribuzione spettante e le modalità di godimento dei congedi.

Aspettativa retribuita per mutilati e invalidi civili

Il dipendente invalido civile il quale soffra di una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% o mutilato può chiedere il congedo per un periodo complessivo di trenta giorni l’anno, al fine di sostenere le cure e le terapie relative alla sua infermità.

Aspettativa retribuita per donne vittime di violenza

La lavoratrice vittima di violenza di genere e che, per questo motivo, sta seguendo un percorso di formazione, può fruire di un periodo di congedo massimo di tre mesi entro i primi tre anni dall’inizio della fase di protezione.

La domanda di congedo deve essere accompagnata dalla certificazione relativa al percorso di protezione seguito. L’indennità, corrispondente all’ultima retribuzione, viene solitamente corrisposta dal datore di lavoro per poi essere da questi recuperata sui contributi Inps.

Aspettativa retribuita: ipotesi residuali

Ulteriori casi di aspettativa retribuita possono essere contemplati dai contratti collettivi o dai singoli contratti aziendali, i quali devono indicare, in particolare, il monte ore, la retribuzione spettante e i casi nei quali è ammessa l’astensione.


note

[1] Legge 53/2000

[2] Legge 104/1992

[3] Art. 42 comma 5 del Decreto legislativo 151/2001

[4] Decreto del Presidente della Repubblica 194/2001


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