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Come provare la convivenza di fatto

5 Giugno 2020 | Autore:
Come provare la convivenza di fatto

Legge Cirinnà: cosa prevede per le coppie di fatto? Come dimostrare la convivenza per ottenere i benefici di legge? Autocertificazione: come funziona?

Grazie alla nota legge Cirinnà del 2016 oggi anche i conviventi possono ottenere una tutela giuridica che, seppur non equiparabile a quella derivante dal matrimonio, rappresenta comunque un passo in avanti rispetto al totale vuoto normativo che regnava precedentemente all’entrata in vigore di detta legge. In pratica, oggi le persone conviventi ma non sposate possono registrare la propria situazione in Comune, ottenendo così alcune delle prerogative che sono proprie delle coppie convolate a nozze. Il problema è che per ottenere la registrazione in Comune occorre provare la convivenza di fatto.

Capirai che si tratta di un adempimento non previsto nel caso di nozze: dopo il matrimonio, infatti, si presume che marito e moglie stiano insieme. Nel caso della convivenza di fatto, invece, c’è bisogno di dimostrare tale situazione. Come si fa a provare la convivenza di fatto tra due persone? È sufficiente un’autocertificazione? Quali sono i diritti che sorgono dalla registrazione di una convivenza di fatto?

Se l’argomento ti interessa perché anche tu convivi da tempo col tuo partner e hai deciso di formalizzare la vostra situazione per godere di precisi diritti e dovere, allora prosegui nella lettura: ti basteranno dieci minuti per avere le risposte che cerchi e, soprattutto, per sapere come provare la convivenza di fatto.

Convivenza di fatto: cos’è?

Un tempo per convivenza di fatto si sarebbe intesa la relazione sentimentale tra due persone che vivono sotto lo stesso tetto senza essere sposate e, dunque, senza ricevere alcuna tutela giuridica.

A seguito dell’entrata in vigore della legge Cirinnà [1], per conviventi di fatto si devono intendere due persone maggiorenni (dello stesso o di diverso sesso) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Convivenza di fatto: caratteristiche

Dunque, la legge ha finalmente stabilito cosa deve intendersi per convivenza di fatto, individuando le seguenti fondamentali caratteristiche:

  • la convivenza deve intercorrere tra due persone maggiorenni;
  • il sesso dei conviventi è indifferente, potendo trattarsi sia di coppia omosessuale che eterosessuale;
  • la coppia deve essere legata da un vincolo affettivo stabile;
  • la coppia non deve essere legata da alcun vincolo parentale, di affinità o di coniugio, né deve essere sposata o aver contratto un’unione civile (valida solo per persone dello stesso sesso).

Come si diventa conviventi di fatto per legge?

Affinché la legge possa considerare due persone che abitano insieme come dei conviventi di fatto (e, di conseguenza, riconoscere i benefici previsti dall’ordinamento giuridico), occorre formalizzare questa particolare situazione.

Nello specifico, la legge Cirinnà dice che la convivenza di fatto tra persone può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al Comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico.

Il Comune, fatti gli opportuni accertamenti (riguardanti principalmente il requisito della stabile convivenza), rilascerà il certificato di residenza e lo stato di famiglia.

Si ritiene tuttavia che non vi è obbligo per i conviventi di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza può essere provata con ogni strumento, anche con dichiarazioni testimoniali. Vediamo di cosa si tratta.

Convivenza di fatto: come si prova?

Come detto in chiusura del precedente paragrafo, per provare una convivenza di fatto è sufficiente una semplice autocertificazione ove, sotto la propria responsabilità, si dichiara che le persone che vivono insieme costituiscono una coppia legata da vincolo affettivo stabile.

A seguito dell’autocertificazione, il Comune potrebbe disporre idonei controlli, affinché si possa effettivamente accertare che la convivenza sia realmente sussistente.

In luogo (o accanto) all’autocertificazione è possibile fornire ulteriori prove, quali ad esempio testimonianze e documenti (fotografie, stato di famiglia, certificazione nascita dei figli, contratto di mutuo, ecc.).

Autocertificazione convivenza di fatto: come funziona?

L’autocertificazione che attesta la convivenza di fatto è una vera e propria dichiarazione anagrafica [2] che va resa all’ufficiale di Stato del Comune ove la coppia risiede.

Per la precisione, l’autocertificazione è sottoscritta dall’interessato (o dagli interessati) direttamente in presenza del dipendente comunale addetto al registro dell’anagrafe. In alternativa, è possibile sottoscrivere la dichiarazione e presentarla poi unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore.

Secondo la legge, l’autocertificazione può essere inviata al Comune di residenza anche mediante raccomandata con avviso di ricevimento, mediante fax oppure posta elettronica certificata. In tutti e tre i casi, occorre allegare copia del documento d’identità.

Se le dichiarazioni sono state rese da un unico convivente, ai fini dell’applicazione dei benefici di legge, il dichiarante ne deve dare comunicazione all’altro partner a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

L’autocertificazione segna la costituzione della convivenza di fatto. Ovviamente, nel caso di cessazione della convivenza, occorrerà inviare nuova autocertificazione di segno contrario, cioè occorrerà attestare che la convivenza non sussiste più.

Convivenza di fatto: si può provare per testimoni?

Qualora il Comune lo richiedesse, si potrebbe provare la sussistenza della convivenza di fatto anche attraverso le testimonianze di persone che possono provare che la coppia è in effetti convivente e legata da rapporto affettivo stabile e duraturo.

Pensa ad esempio alle testimonianze dei genitori della coppia, oppure degli amici; potrebbero perfino testimoniare i figli della coppia convivente.

A tal proposito, secondo la giurisprudenza [3] antecedente alla legge Cirinnà, il fatto stesso che i conviventi abbiano avuto due figli è sintomo di un habitat familiare formatosi al di là del vincolo matrimoniale.

Quali documenti provano la convivenza di fatto?

La convivenza di fatto può essere provata anche mediante l’esibizione di documentazione idonea: si pensi al contratto di mutuo stipulato da entrambe le parti per l’acquisto della casa in cui vivono, oppure la polizza assicurativa rc auto intestata al convivente.

Se i conviventi ne sono già in possesso, come prova può essere fornito anche lo stato di famiglia. Secondo la legge, infatti, agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona.

Convivenza di fatto riconosciuta: quali conseguenze?

Il riconoscimento formale della convivenza di fatto comporta l’attribuzione di specifici doveri e diritti. Tra i più significativi si ricordano:

  • al convivente spettano gli stessi diritti previsti per il coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (diritto di visita al convivente detenuto, ecc.);
  • in caso di malattia grave tale da comportare un deficit della capacità di intendere e volere, il convivente può delegare l’altro a rappresentarlo in tutte le decisioni che lo riguardano in ambito di salute; al convivente è riconosciuto altresì il diritto di visita e di assistenza nelle strutture ospedaliere;
  • il convivente superstite succede nel contratto di locazione al convivente defunto, e può anche essere inserito nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari;
  • al convivente di fatto che presta stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato;
  • la coppia ha la possibilità di stipulare dei veri e propri contratti di convivenza con i quali disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune;
  • in caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. In tali casi, gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza, in proporzione alla capacità patrimoniale dell’obbligato.

Unioni civili e convivenze di fatto: quali differenze?

Abbiamo sinora spiegato cos’è una convivenza di fatto legalmente riconosciuta, come si dimostra e quali sono i vantaggi che derivano dalla formalizzazione dell’unione.

Nei primi paragrafi abbiamo detto che i conviventi di fatto non possono essere avvinti da vincolo matrimoniale né da unione civile. Qual è la differenza tra le convivenze di fatto e le unioni civili? In effetti, entrambi gli istituti giuridici sono novità introdotte dalla legge Cirinnà.

Ebbene, le differenze tra convivenze e unioni sono presto dette. Le unioni civili sono state concepite per la tutela delle coppie omosessuali le quali a lungo sono state destinatarie di un trattamento differente rispetto alle coppie eterosessuali. Anzi, in effetti nessuna tutela specifica era per loro prevista. Pur non potendo essere equiparata in tutto e per tutto al matrimonio, l’unione civile è ciò che più si avvicina ad esso.

La convivenza di fatto, invece, è rivolta a tutte quelle persone, indifferentemente omosessuali o eterosessuali, che hanno deciso di non contrarre matrimonio né di sancire il loro legame attraverso l’unione civile, ma che comunque sono meritevoli di una tutela rispetto a determinati aspetti della vita, così come visto nel paragrafo dedicato alle conseguenze della convivenza di fatto legalmente riconosciuta.


note

[1] Legge n. 76 del 20.05.2016 (cosiddetta legge Cirinnà).

[2] D.P.R. n. 223 del 30 maggio 1989.

[3] Trib. Milano, ordinanza del 31/05/2016.

Autore immagine: Canva.com


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