Coronavirus: via libera al nuovo farmaco

24 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: via libera al nuovo farmaco

Largo alla ricerca per il Covid-19. In corso di sperimentazione l’Avigan, l’anticorpo monoclonale contro l’artrite reumatoide Tocilizumab e l’antivirale Remdesivir.

Stanziati quasi 50milioni di euro per la ricerca: un’iniziativa senza precedenti. Un bando indetto dall’Unione europea per finanziare 17 team. Inizialmente, si trattava di 10milioni di euro da destinare a 3 progetti. Due settimane: è il tempo che è stato concesso nel bando per la presentazione dei lavori. Successivamente, i fondi a disposizione sono incrementati dando la possibilità a 17 team (su 91 che avevano presentato la domanda) di mettersi subito al lavoro.

Nel frattempo, dopo il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è partita anche la sperimentazione del farmaco giapponese Avigan che cura i pazienti con sintomi lievi. L’Aifa dichiara che ci saranno le: «Risposte entro tre quattro settimane». Il via libera dell’Agenzia del farmaco alla sperimentazione di Avigan segue quello sui test per altri due trattamenti anti Covid-19: l’anticorpo monoclonale contro l’artrite reumatoide tocilizumab e l’antivirale remdesivir (non ancora autorizzato). Nei prossimi paragrafi, analizzeremo tutto nel dettaglio.

La ricerca sul Coronavirus

Partiamo dalla ricerca finanziata dall’Unione Europea. Ben 17 team al lavoro per progetti innovativi sul Coronavirus. Luca Varani dell’Istituto di ricerca in biomedicina (Irb) di Bellinzona, in Svizzera, si è aggiudicato il secondo posto. Un curriculum di tutto rispetto: già in passato, si era distinto per gli studi su Ebola e sui coronavirus della Sars e della Mers coordinati da Antonio Lanzavecchia. La terapia sull’ebola ha permesso di portare la mortalità in Congo (in cui è in corso un’epidemia) dal 70 al 34 per cento.

Il team di esperti è già al lavoro sul Covid-19. Il punto di partenza è la reazione di fronte ai patogeni. Nel momento in cui un batterio o un virus entrano in contatto con l’organismo vengono prodotti anticorpi specifici che consentono di sconfiggere la malattia (come accade nel 70-80% dei casi) e di non ammalarsi una seconda volta (o lievemente) qualora dovesse ripresentarsi. La cura del Coronavirus sono gli anticorpi. A fornire maggiori informazioni a riguardo è Luca Varani in un articolo pubblicato su Il Sole 24ore questa mattina.

L’esperto spiega che: «Il sistema più rapido è l’utilizzo diretto degli anticorpi dei guariti, che vengono prelevati con il sangue, purificati e somministrati ad altri malati. È un approccio utile per le emergenze e sul quale stanno lavorando i colleghi del Karolinska Institutet di Stoccolma, partner del progetto. Lo svantaggio è la necessità di ricorrere sempre a donazioni di sangue dei guariti, gesto non sempre semplice, soprattutto nei paesi meno sviluppati. Il secondo modo, oggetto della parte di lavoro dell’Università di Braunschweig, in Germania, consiste nel prendere i geni degli anticorpi dei guariti e usarli per costituire, con opportune tecnologie di biologia molecolare, nuovi anticorpi. Il terzo approccio, su cui lavoriamo all’Irb, punta a trasformare gli anticorpi dei guariti in una sorta di stampo per la produzione di anticorpi monoclonali. Una volta isolati gli anticorpi più efficaci, attraverso specifiche tecnologie, possiamo dare vita a una generazione di anticorpi tutti uguali, standardizzabili, e disponibili in quantità teoricamente illimitate. Una volta trovato l’anticorpo giusto, non c’è più bisogno di richiedere il sangue dei pazienti e la produzione può raggiungere la scala industriale».

Quali sono gli anticorpi più efficaci? Prima di formulare una vera terapia saranno necessari alcuni mesi. Per ottenere risultati sulla ricerca anti Covid-19 non bisogna avere fretta, Varani sottolinea che: «Siamo in presenza di un virus che non ha mai infettato l’uomo, e ciò che sappiamo lo deduciamo da infezioni e spillover dal passato, e dai primi dati reali che iniziamo ad avere. Ciò implica che si debba procedere con cautela e raziocinio, prima in vitro, poi su diversi modelli animali e solo dopo, se ci sarà il conforto dei dati preliminari, sui pazienti».

Avigan: la sperimentazione

Dopo l’anti artrite reumatoide tocilizumab e l’antivirale remdesivir, ora è la volta dell’Avigan (il nome commerciale del favipiravir). Un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 e applicato per trattare forme di influenza provocate da virus influenzali nuovi o riemergenti. Nei giorni scorsi, un video divenuto virale sul web dal Giappone decantava gli effetti del farmaco offrendo una luce di speranza sulle potenzialità del farmaco. Indicato per i pazienti Covid-19 con sintomi lievi, ad oggi, questo medicinale, non è stato autorizzato né in Europa, né negli Usa.

Nelle regioni italiane più colpite dal Coronavirus, Lombardia e Veneto, a seguito delle sollecitazioni dell’opinione pubblica, il Comitato tecnico-scientifico (Cts) dell’Agenzia ha dato l’ok per la sperimentazione.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato il via libera. «Nei prossimi giorni – spiegava il ministro – i protocolli saranno resi operativi, come già avvenuto per le altre sperimentazioni in corso». Quindi si parte. Con l’avvertenza da parte dello stesso Corporate Senior Director di Fujifilm Italia Mario Lavizzari che «al momento non esistono prove scientifiche cliniche che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di avigan contro Covid-19 nei pazienti».

Il Direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini solo ieri dichiarava: «A mio avviso – ha affermato Magrini intervenuto alla trasmissione Otto e mezzo – si è parlato un po’ impropriamente di questo vecchio farmaco antinfluenzale, l’Avigan, creando alte aspettative. Oggi, visti i dati preliminari disponibili, il comitato tecnico-scientifico ha pensato a uno studio sull’Avigan ma le risposte non arrverano prima di tre o quattro settimane» .

Anti artrite e anti virale

L’Agenzia italiana del farmaco dà l’ok anche alla sperimentazione di altri due trattamenti anti Covid-19: l’anticorpo monoclonale contro l’artrite reumatoide tocilizumab e l’antivirale remdesivir, non ancora autorizzato. I primi risultati dei due test sono in arrivo in un mese.

L’anticorpo monoclonale contro l’artrite reumatoide Tocilizumab è efficace contro la polmonite interstiziale che è la principale e più grave complicanza del coronavirus – era già impiegato “off label” in uso compassionevole, cioè gratuito e affidato alla richiesta del medico che non ha un’alternativa. Roche ha messo a disposizione mille trattamenti gratuitamente, a beneficio di altrettanti pazienti, visto che tocilizumab è un farmaco a somministrazione “one shot”.

Sono già centinaia i pazienti italiani in cura con un farmaco sperimentale, il Remdesivir, prodotto dall’americana Gilead Science. Sono partiti due studi clinici in 12 centri tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio.

Gilead aveva sviluppato l’antivirale già dal 2014 per il trattamento dell’Ebola, dando anche risultati positivi verso la Sars e la Mers, simili al nuovo coronavirus. Sulla base di questi riscontri positivi è partito l’uso compassionevole che si è esteso ad altri centri.

L’efficacia di una nuova terapia andrà testata negli studi clinici. Il general manager di Gilead Italia Valentino Confalone spiega che «I risultati dovrebbero arrivare a maggio, ma ci sono altri trial già avviati in Cina e negli Usa che daranno i primi risultati ad aprile».

Gilead pianifica la produzione su larga scala: «Abbiamo potenziato le partnership negli Stati Uniti e in Europa e sono in corso di valutazione sia la riconversione di impianti – spiega Confalone – sia l’avvio di nuovi. La parola d’ordine è fare in fretta».


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