Coronavirus: le vecchie multe non funzionano più

24 Marzo 2020
Coronavirus: le vecchie multe non funzionano più

Rischio intasamento delle Procure per definire decine di migliaia di fascicoli in arrivo: ma ci sono varie vie d’uscita e soluzioni all’emergenza.

C’è un serio rischio di ingolfamento della giustizia penale nell’applicazione delle sanzioni per chi viola i divieti. L’ormai famosa inosservanza dei provvedimenti dell’autorità punita con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 206 euro sta registrando il record di oltre 50mila fascicoli aperti per le numerose trasgressioni riscontrate in occasione dei controlli.

Persone che si spostavano senza valido motivo e perciò sono state denunciate all’autorità giudiziaria delle competenti Procure della Repubblica. È impensabile, ma anche necessario, celebrare i processi penali per accertare questi reati di natura contravvenzionale; necessario perché altrimenti non è possibile arrivare ad irrogare la pena, impensabile perché il sistema giudiziario non reggerebbe a questa onda d’urto, se tutti fossero svolti secondo il rito ordinario.

Ma esistono le vie d’uscita: la migliore e più applicata dalle Procure italiane è quella di emettere un decreto penale di condanna, in modo da “saltare” il processo a meno che l’interessato non proponga opposizione oppure chieda l’oblazione che gli consentirebbe di estinguere il reato pagando la metà del massimo edittale dell’ammenda, cioè 103 euro.

Una somma di denaro ridicola per essere deterrente e dunque a scoraggiare dal commettere questi comportamenti nocivi per la salute: per questo il Governo vuole introdurre un giro di vite e sta pensando a diverse soluzioni, come le nuove multe fino a 2.000 euro in programma nel Consiglio dei ministri di oggi. Molto probabilmente si sceglierà di percorrere la strada delle sanzioni pecuniarie amministrative, molto più rapida di quella penale finora intrapresa.

Un inasprimento che toccherà innanzitutto e in maniera pesante il portafoglio e stavolta potrebbe funzionare, scoraggiando sul serio chi continua a uscire di casa senza validi motivi di necessità. L’irrogazione di queste multe sarebbe molto più celere ed efficace rispetto alle ammende penali e anche la riscossione sarebbe più facile, tramite cartelle esattoriali che sono automatizzate e molto più veloci delle sentenze.

Intanto per le denunce già partite e in trattazione gli uffici giudiziari stanno adottando diverse soluzioni. A Lodi e in altre procure lombarde – le aree colpite per prime e più gravemente dal contagio, dove già alla fine di febbraio erano state introdotte le zone rosse – si percorre la strada di contestare l’art. 260 del Testo unico delle leggi sanitarie, una norma vecchia (è un Regio decreto del 1934) ma molto “robusta” e che sembra fatta apposta per reprimere condotte come quelle della violazione dei divieti di uscita di casa e di spostamenti, quando dice: “chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva”.

Qui la pena è più severa – i giudici non sono vincolati, nella qualificazione del reato, dal “titolo” dato dalla Polizia giudiziaria in denuncia, e gli stessi decreti legge e del presidente del Consiglio anti-coronavirus fanno riferimento a reati più gravi di quello “base” dell’art.650 del Codice penale – e prevede l’arresto fino a 6 mesi e con l’ammenda fino a 400 euro; pene che si applicano congiuntamente, non in via alternativa, impedendo anche l’oblazione.

A questo si aggiunge la possibilità di ravvisare il reato di false attestazioni nell’autocertificazione per chi ha mentito sulle proprie qualità personali, come l’aver omesso di dichiarare che si è quarantenati o positivi al test Covid-19 con una pena della reclusione da 1 a 6 anni; infine per chi ha contribuito alla diffusione del contagio si potrà contestare il grave reato di epidemia, punito con la reclusione fino a 12 anni. C’è quindi un ampio ventaglio di possibilità a disposizione dei magistrati per graduare le risposte sanzionatorie alla effettiva gravità delle condotte poste in essere.



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