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Come dimostrare che non guidavo io

24 Marzo 2020
Come dimostrare che non guidavo io

Multe stradali e dichiarazione dei dati dell’effettivo conducente: come evitare la decurtazione dei punti dalla patente. 

Quando arriva una multa stradale che implica anche la decurtazione dei punti della patente, il proprietario del mezzo è obbligato per legge a comunicare, all’organo accertatore, i dati anagrafici e il numero della patente dell’effettivo conducente. Ciò serve per sottrarre i punti al vero trasgressore e non, in via presuntiva, al titolare dell’auto che magari, in quel momento, era da tutt’altra parte. Insomma, quest’ultimo è chiamato a “fare la spia”, anche per salvare la propria stessa patente.

La ragione di tutto questo sistema è presto spiegata. Quando la polizia non è in grado di fermare il veicolo per contestare subito l’infrazione, non è possibile sapere chi sia stato il vero responsabile; dunque diventa necessario, in un successivo momento, identificare quest’ultimo. E ciò può avvenire solo con la collaborazione di chi ha dato in prestito la propria macchina: solo lui sa chi era al volante quando è stato violato il Codice della strada. Se non si agisse in questo modo, si arriverebbe del resto alla paradossale conseguenza secondo cui chi affida la propria auto a terzi è responsabile per le altrui violazioni. 

Ti chiederai allora: come dimostrare che non guidavo io? Cosa fare se l’effettivo conducente non vuol ammettere di essere stato davvero alla guida dell’auto? E, infine, cosa succede se il proprietario non comunica i suoi dati? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quanto tempo c’è per comunicare i dati del conducente?

La dichiarazione dei dati dell’effettivo conducente va inviata all’organo che ha elevato la multa entro massimo 60 giorni dal ricevimento del verbale. Se la multa viene ritirata alle Poste (il che avviene quando il postino non trova il destinatario e gli lascia l’avviso di giacenza nella cassetta delle lettere), il termine decorre dal giorno successivo a quello in cui si prende in consegna la raccomandata. Se però ci si reca alle Poste dopo il 10° giorno dall’avviso di giacenza, allora il termine inizia a decorrere comunque dall’11° giorno (in questo modo si disincentivano espedienti dilatori).

Devo comunicare i dati del conducente se guidavo io?

Il proprietario dell’auto deve comunicare i dati dell’effettivo conducente anche se si tratta di lui stesso e nonostante intenda pagare la multa. L’adempimento spontaneo della contravvenzione infatti non toglie l’obbligo di identificare colui a cui detrarre i punti della patente.

Cosa succede se non comunico i dati dell’effettivo conducente?

Chi non collabora con la polizia e non invia l’informazione richiesta nel verbale rischia una seconda multa da 286 a 1.142 euro. La Cassazione ha però spiegato [1] che l’obbligo di fornire i dati dell’effettivo conducente non sussiste tute le volte in cui vi è un giustificato motivo che renda plausibile l’impossibilità di ricordare a chi si è prestata l’auto. Si pensi a una famiglia con cinque componenti ed una sola automobile, utilizzata a turno da tutti, anche più volte al giorno. In questi casi, per evitare la seconda multa è necessario:

  • comunicare in ogni caso alla polizia, sempre nel termine di 60 giorni, la propria impossibilità a fornire le indicazioni dell’effettivo conducente. Chi infatti, pur se giustificato, non risponde affatto subisce la sanzione;
  • fornire le prove a sostegno della motivazione addotta. 

Cosa bisogna comunicare alla polizia?

Non basta indicare nome e cognome dell’effettivo conducente ma anche il numero della sua patente. 

Se comunico i dati dell’effettivo conducente devo pagare la multa?

La comunicazione dei dati dell’effettivo conducente serve solo ad applicare la sanzione accessoria – quella cioè della decurtazione dei punti dalla patente – all’effettivo responsabile. La sanzione principale invece, quella cioè economica, prevede una responsabilità solidale: in buona sostanza, l’organo accertatore può chiedere il versamento dell’importo tanto al proprietario del veicolo quanto all’effettivo conducente (o all’uno, o all’altro ma non certo a entrambi). 

Chiaramente, se il proprietario del veicolo dovesse essere costretto a versare la multa per evitare conseguenze spiacevoli (aumento dell’importo e notifica della cartella esattoriale), potrà poi rivalersi nei confronti dell’effettivo responsabile e chiedergli la restituzione dell’importo. 

Che fare se l’effettivo conducente contesta la dichiarazione?

Per inviare la comunicazione dei dati dell’effettivo conducente non è richiesta la collaborazione da parte di quest’ultimo. Si tratta infatti di una dichiarazione unilaterale proveniente dal proprietario dell’auto. Da tale comunicazione però consegue la notifica della multa anche all’effettivo trasgressore, con invito a pagare la sanzione pecuniaria e contestuale decurtazione dei punti. Ma che succede se quest’ultimo dovesse negare di essere il responsabile effettivo della violazione? Egli sarebbe chiamato a impugnare la multa con un ricorso dinanzi al giudice di pace entro 30 giorni. In quella sede, quindi, si aprirà il contenzioso tra le parti al fine di identificare l’effettivo conducente. Ed è qui che possiamo rispondere alla domanda da cui siamo partiti: «Come dimostrare che non guidavo io?». Bisognerà presentare delle prove che possono essere di qualsiasi tipo. Ecco qualche esempio:

  • la testimonianza di più persone che abbiano visto il soggetto in un luogo diverso rispetto a quello ove è stata elevata la contravvenzione;
  • un foglio presenze del lavoro ove si attesta che il soggetto in questione stava svolgendo le proprie attività;
  • una fattura per un pagamento effettuato in un’altra parte della città, ecc. 

note

[1] Cass. ord. n. 29593/2017.


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