Coronavirus: la stretta sta funzionando?

24 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: la stretta sta funzionando?

L’efficacia dei divieti inizia a rivelarsi, ma i segnali positivi vanno confermati e i risultati dipendono dai comportamenti quotidiani di tutti.

Col trascorrere dei giorni si intravedono piccoli buoni segnali all’orizzonte: la crescita dei contagi sta rallentando, e questo avviene per due giorni consecutivi. Ieri 3.780 nuovi positivi, “un trend in calo”, ha detto il commissario all’emergenza Angelo Borrelli.

Possiamo allora dire che la stretta adottata con le misure restrittive adottate tra l’8 e il 9 marzo, quindi più di due settimane fa, sta funzionando? O è prematuro trarre conclusioni, o invece la diffusione che permane deve indurre a ritenere che le misure siano inefficaci a contenere la propagazione del Coronavirus sul territorio nazionale?

Qui l’opinione dei medici, virologi e infettivologi, si intreccia con quella dei matematici che studiano le curve di propagazione dell’infezione, e secondo alcuni siamo ancora lontani dai picchi.

Non è semplice rispondere anche perché le restrizioni sono state graduali: prima la piccola zona rossa nei focolai del Lodigiano e di Vo’ Euganeo, poi la zona rossa estesa alla Lombardia e a 14 province del Nord Est, fino ad arrivare alla chiusura delle scuole ed alla “zona ristretta” in tutta Italia appunto 2 settimane fa, ma con l’ordine di chiusura della maggior parte delle attività commerciali e industriali che è arrivato solo alla metà di marzo e dall’altroieri si è (quasi) completato con la chiusura ulteriore di molte fabbriche e i blocchi agli spostamenti fuori casa e oltre i confini del Comune salvi i casi di assoluta necessità.

Secondo il modellista matematico Piero Manfredi, intervistato oggi sul Corriere della Sera, ci sono “pallide evidenze” incoraggianti, una tenue speranza di successo che si potrebbe irrobustire a breve. “I segnali di discesa sono davvero pallidi, ma le misure per contenere l’epidemia sono state poderose, sebbene dilazionate nel tempo. Ora finalmente c’è il lockdown“, cioè il blocco della propagazione grazie alle misure di sicurezza adottate.

Ma bisogna aspettare: “Se vedremo un drastico calo nei prossimi 7-8 giorni saremo fortunati”, aggiunge l’esperto. Inoltre sottolinea che “i dati messi a disposizione dalla Protezione civile non sono molto dettagliati quindi le informazioni che riceviamo non sono di facile interpretazione”, però “dobbiamo essere fiduciosi e credere che questi piccoli, timidi cambiamenti diventino ancora più accentuati nei prossimi giorni quando davvero potremo cominciare a credere di uscirne fuori”.

Manfredi spiega che “Le misure messe in campo sono molto efficaci ma non lo sono diventate davvero dal 5 marzo, data di chiusura delle scuole. Questo provvedimento ha tagliato soltanto una parte dei contatti a rischio. Il primo colpo all’epidemia è stato dato col secondo e terzo decreto, attorno al 12 e 19 marzo, col taglio degli altri contatti, ulteriore botta il 22. Il vero lockdown è adesso”. Vale a dire che ora si inizia a constatare la validità delle scelte e a misurarne gli effetti positivi che si stanno raggiungendo e che le cifre iniziano a mostrare.

“Questa azione scaglionata – prosegue il matematico- ha fatto sì che l’intensità dei provvedimenti sia stata progressiva ed ha spostato in avanti l’orologio. Quindi ci saremmo dovuti aspettare gli iniziali risultati non prima di 10-12 giorni, il tempo che passa dal contagio al contatto dei casi col sistema sanitario. Ci siamo. È il momento di cominciare a raccogliere. Noi italiani mettiamocela tutta. Ecco perché parlo di pallide evidenze”.

“Pallide e incoraggianti – aggiunge – proprio perché supportate da misure robuste che però si realizzano completamente solo ora. I casi
per scendere devono rallentare e c’è da augurarsi che stiamo attraversando questa fase”.

Un’interpretazione che collima con quella che proviene dal mondo sanitario: dice oggi Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto
Superiore di Sanità: “Io sono prudente,  dobbiamo guardare i dati con grande attenzione, analizzarli anche dal punto di vista epidemiologico. Bisogna aspettare ancora qualche giorno per capire la tendenza, questa è una settimana molto importante”.

E mette in guardia: “Le misure per mantenere il distanziamento sociale ci aiutano, però poi la scelta è nostra. Guardiamo a questa settimana e sforziamoci tutti – sottolinea il presidente Iss – di avere i comportamenti giusti. Un comportamento scorretto di oggi si riverbererà nelle prossime due settimane. Non dobbiamo illuderci rispetto a un piccolo calo, la capacità nostra di essere rigorosi nel rispettare le misure influirà certamente sulle dinamiche delle curve in tutte le regioni. Il virus non ha confini, confini amministrativi,
geografici, non preferisce il nord o il sud, ma dipende dai comportamenti”.

Per questo ha poco senso in questa fase cercare di interpretare i dati giorno per giorno e illudersi o trarre conclusioni affrettate: la curva dei dati di diffusione dipende, in ultima analisi, proprio da noi e dalle nostre quotidiane scelte.


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