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Come funziona il tribunale dei ministri

5 Giugno 2020
Come funziona il tribunale dei ministri

Quale organo è competente a giudicare i reati commessi da un ministro o dal presidente del Consiglio?

Sicuramente, saprai che anche chi svolge un ruolo importante per il nostro Paese può essere coinvolto in vicende poco piacevoli. Di recente, infatti, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato accusato dei reati di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio nella vicenda della nave Open Arms. Come ben sai, la legge è uguale per tutti e anche nell’ipotesi in cui l’indagato sia un ministro occorre procedere con le indagini per accertare i fatti. Ma in questi casi, chi è competente a giudicare? Nell’articolo che segue cercheremo di capire come funziona il tribunale dei ministri, ossia un organo giurisdizionale che si occupa dei reati commessi dal presidente del Consiglio e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni.

Cos’è il tribunale dei ministri

Come già anticipato in premessa, il tribunale dei ministri è una sezione specializzata del tribunale ordinario e ha il compito di giudicare i cosiddetti reati ministeriali, ossia quelli commessi dai ministri o dal presidente del Consiglio nell’esercizio delle loro funzioni, anche se ormai cessati dalla carica. In passato, invece, competente a giudicare i membri del Governo era la Corte Costituzionale.

Cos’è l’autorizzazione a procedere

Se un ministro o il presidente del Consiglio dei ministri commette un reato – sia nell’esercizio delle loro funzioni che una volta cessati dalla carica – per poter agire nei suoi confronti è necessario ottenere l’autorizzazione del Parlamento, quindi del Senato della Repubblica o della Camera dei deputatiIn precedenza, l’autorizzazione andava chiesta al Parlamento in seduta comune (e non alle singole camere).

Quindi, l’autorizzazione a procedere è una condizione di procedibilità per promuovere l’azione penale. In attesa dell’autorizzazione, non possono essere effettuati, ad esempio, il fermo della polizia giudiziaria, l’emissione di misure cautelari, le perquisizioni, le ispezioni, ecc.

Come funziona il tribunale dei ministri

In passato, il presidente del Consiglio e i ministri, per i reati in questione, erano inizialmente messi in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune e poi giudicati dalla Corte Costituzionale nella sua composizione integrata.

Oggi, invece, in presenza di un reato ministeriale, gli atti devono essere trasmessi immediatamente alla Procura della Repubblica presso il tribunale competente per territorio. Le indagini preliminari spettano, però, al tribunale dei ministri, che riceve il fascicolo dalla procura entro quindici giorni. Contestualmente, occorre darne comunicazione anche ai soggetti interessati (ministri o presidente del Consiglio), affinché possano presentare memorie o chiedere di essere ascoltati.

Ricevuti gli atti, il tribunale dei ministri deve compiere le indagini preliminari e sentire il pubblico ministero. Entro 90 giorni deve decidere:

  • l’archiviazione: in tal caso, la procedura si conclude e il decreto non è impugnabile;
  • la trasmissione degli atti, con una relazione motivata, al Procuratore della Repubblica, affinché chieda l’autorizzazione a procedere al Parlamento, qualora il ministro ricopra la carica di parlamentare. 

Spetta alla giunta per le autorizzazioni, uno degli organi del Parlamento, esaminare la questione per poi riferire all’assemblea.

L’autorizzazione è chiesta, come già detto, alla Camera di appartenenza dell’indagato (Senato della Repubblica o Camera dei Deputati). Se il ministro non è deputato o senatore, la richiesta di autorizzazione è inviata direttamente al Senato. La Camera competente – sulla base dell’istruttoria condotta dalla giunta – può fare due cose:

  • negare l’autorizzazione a maggioranza assoluta dei suoi membri, ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’indagato abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante oppure per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo;
  • concedere l’autorizzazione.

Una volta ottenuta l’autorizzazione a procedere, il giudizio di primo grado spetta al tribunale ordinario del capoluogo del distretto di Corte d’Appello competente per territorio (cioè il cosiddetto tribunale dei ministri). Quindi, la normativa, senza limitare l’autonomia delle Camere, ha affidato a tecnici terzi e imparziali (cioè ai magistrati) la competenza istruttoria.

In estrema sintesi, possiamo dire che al tribunale dei ministri spettano tre funzioni principali:

  • condurre le indagini preliminari a carico di un ministro o del presidente del Consiglio per i reati commessi nell’esercizio delle funzioni di governo; 
  • formulare o meno l’imputazione; 
  • operare in qualità di giudice delle indagini preliminari.

Il tribunale dei ministri: da chi è composto?

Il tribunale dei ministri è, quindi, una sezione specializzata del tribunale ordinario ed è un organo collegiale composto da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore. Il collegio è presieduto dal magistrato con funzioni più elevate, o, in caso di parità di funzioni, da quello più anziano di età.

Ministri: nomina e funzioni

I ministri sono organi costituzionali scelti dal presidente del Consiglio e sono nominati con decreto dal Presidente della Repubblica; svolgono due tipologie di funzioni:

  • politiche: rientrano in questa categoria, il diritto di iniziativa legislativa, la partecipazione alle riunioni e all’attività del Governo, ecc.;
  • amministrative: ossia emanano regolamenti, atti amministrativi, ecc.

Va precisato, inoltre, che il numero dei ministri che compongono il Governo è di regola superiore al numero dei dicasteri previsti dalla legge. Pensa, ad esempio, al ministero dell’Interno, della Salute, dell’Istruzione, ecc. Oltre questi, sono previsti in misura variabile anche i ministri senza portafoglio, cioè non a capo di un dicastero e che quindi non hanno compiti amministrativi.

Il presidente del Consiglio: nomina e funzioni

Il presidente del Consiglio è nominato con decreto dal Presidente della Repubblica e dura in carica finché è sorretto dalla fiducia del Parlamento (in teoria, per 5 anni). Ha un ruolo di supremazia, in quanto sceglie i ministri, ne dirige l’attività ed è responsabile in prima persona per tutti gli atti posti in essere dal Governo.



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