Coronavirus: come sono cambiati gli ospedali

24 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: come sono cambiati gli ospedali

«I letti nelle prime ore sembrano troppi poi risultano insufficienti»: la foto scattata nei reparti Covid-19 dai camici in prima linea.

I reparti di Medicina interna ‘non esistono più’: quasi tutti sono stati convertiti in reparti Covid. E’ una delle trasformazioni imposte dall’emergenza nuovo coronavirus che ha cambiato la pelle degli ospedali italiani. A raccontare quello che succede in questi reparti è la Società italiana di medicina interna (Simi) in una lettera firmata dal presidente Antonello Pietrangelo e indirizzata agli oltre 3 mila soci che oggi si trovano a fronteggiare “in silenzio” quella che il camice bianco definisce «una crisi mai vista in tempi recenti né vissuta in modo così drammatico per noi, le nostre famiglie, le nostre comunità».

Saltano orari, saltano routine, i letti che sembrano tanti non bastano mai, l’emergenza si allarga e, partita a Nord, diventa nazionale. E’ la foto scattata dai camici in prima linea, come riporta una nota stampa dell’Adnkronos.

«I nostri reparti e altri reparti dei nostri ospedali sono via via trasformati in reparti Covid gestiti da noi, tanto da avviarci a divenire, sul territorio nazionale, i professionisti con larga parte dei pazienti Covid in carico», scrive Pietrangelo parlando di “totale dedizione, spirito di sacrificio e professionalità” degli specialisti in prima linea.

I camici bianchi, prosegue Pietrangelo, hanno «svuotato nell’arco di poche ore i reparti di Medicina interna, che già in condizioni di normalità gestiscono il 70-80% dei pazienti ospedalizzati, per riconvertirli in reparti Covid, con letti che nelle prime 24 ore sembrano troppi, ma rapidamente si dimostrano insufficienti».

Il numero uno della Simi esorta i colleghi a continuare a lottare: «Oggi più che mai dobbiamo mettere a disposizione della sanità italiana e dei cittadini le nostre capacità di gestire i pazienti critici e pluripatologici, la fascia di popolazione più drammaticamente colpita dal virus, e il nostro abituale spirito collaborativo con i colleghi specialisti, quali infettivologi, pneumologi e rianimatori, per citarne solo alcuni, per riuscire a garantire insieme la migliore assistenza possibile ai nostri pazienti».


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