Coronavirus e uomini violenti, le donne come si difendono?

24 Marzo 2020
Coronavirus e uomini violenti, le donne come si difendono?

Una decisione della procura di Trento fa da aprifila a un possibile nuovo modo di proteggere madri e figli dai maltrattamenti in casa, in tempo di Covid-19.

Per certe donne che vivono la violenza domestica giornalmente sulla propria pelle lasciare il tetto coniugale non è una scelta: è un obbligo. Continuare a convivere con il proprio compagno violento può significare rischiare la vita. Servono a questo le case rifugio messe a disposizione dai centri antiviolenza, per accogliere donne sole o con figli costrette ad allontanarsi dalla propria casa non perché vogliono, ma perché devono, per via di un uomo che le maltratta.

La procura di Trento vuole invertire la tendenza. Ed è intenzionata a farlo proprio nei giorni dell’emergenza coronavirus che costringe tutti gli italiani a casa, tenendo presente quanto sia più difficile per le donne con compagni violenti. L’ufficio Politiche di Genere della Cgil dà notizia che il procuratore capo di Trento Sandro Raimondi ha deciso che “in caso di violenza domestica, non saranno più le donne e i bambini a doversene andare ma verranno trasferiti i maltrattanti“. Il sindacato, tramite il suo ufficio Pari Opportunità, chiede alle procure di estendere la decisione in tutta Italia. Andrebbe applicata a tutte quelle situazioni di cui le forze dell’ordine sono a conoscenza. Il consiglio alle donne, quindi, è più che mai quello di segnalare, denunciare, chiedere aiuto anche con una telefonata al 112. Ai microfoni Rai il procuratore Raimondi ha dichiarato che “non si valuta di allontanare la donna ma lui, perché il disagio non si aggiunga al disagio. È un modo per sottrarre la donna al doppio rischio di epidemia e violenza”.

“La costrizione dentro casa a causa del coronavirus è difficile per tutti ma diventa un vero incubo per le donne vittime di violenza di genere – dice la Cgil –. Anche una semplice chiamata al centro antiviolenza, con il terrore di essere ascoltate, la paura di dover abbandonare la propria casa in questo periodo complicato, rischia di essere un deterrente ulteriore alla denuncia della propria condizione, proprio in una fase in cui la convivenza forzata aumenta le dinamiche della violenza e in cui i figli sono costretti ad assistere alle aggressioni”.

Una scelta che fa da apripista sul territorio nazionale e che ha subito ricevuto il plauso di molti, anche in altre regioni italiane che chiedono di fare lo stesso, come ci racconta la nostra agenzia di stampa Adnkronos. Il provvedimento del procuratore capo di Trento non è passato inosservato per esempio in Toscana. Una nota dell’agenzia di stampa riporta le dichiarazioni di Monia Monni, vice capogruppo Pd al consiglio regionale toscano, e dei consiglieri regionali Serena Spinelli ed Enrico Sostegni.

“Bisognerebbe estendere la decisione del procuratore di Trento, Sandro Raimondi – hanno detto Monni, Sostegni e Spinelli all’Adnkronos – che stabilisce in caso di violenza domestica che non saranno più le donne e i bambini a dovere lasciare la casa, ma verranno trasferiti i maltrattanti. Per non esporre proprio i più deboli al rischio Covid-19, cosa che rappresenterebbe un’ulteriore violenza. Nel frattempo, i servizi normalmente attivi, dal Codice rosa ospedaliero ai centri antiviolenza, facciano i conti con le mutate condizioni poste dall’emergenza coronavirus. Se da una parte i servizi non sono sospesi ma operano in condizioni diverse, cioè solo telefonicamente per quanto riguarda i centri antiviolenza, occorre dare risposte concrete e sicure alle donne vittime di violenza. Ad oggi, queste donne ed eventuali figli non possono accedere alle strutture esistenti per ovvi motivi di prevenzione”.

La richiesta è quella di studiare soluzioni ad hoc per non sospendere, in fase di emergenza, i soccorsi alle vittime di violenza. Monni, Sostegni e Spinelli pensano anche agli hotel come possibili sostituti delle case rifugio, qualora dovesse servire. “Occorre che la Regione, insieme alle aziende sanitarie, prefiguri percorsi alternativi provvisori, tra cui l’effettuazione dei tamponi a chi deve essere inserito in casa rifugio, nel rispetto della sicurezza di tutti. Se non vi sono le condizioni, usiamo gli alberghi in questa fase, troviamo cioè una soluzione in grado in ogni caso di allontanare le vittime dalla violenza”.



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