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Coronavirus: rinviate le Olimpiadi di Tokio 2020

24 Marzo 2020
Coronavirus: rinviate le Olimpiadi di Tokio 2020

Il Comitato Olimpico ha deciso: i giochi slittano all’estate del 2021. Ma manterranno la stessa denominazione. Decisione condivisa dagli atleti italiani.

Dopo un lungo braccio di ferro tra autorità sportive e governi di tutto il mondo, ha prevalso il buon senso: le Olimpiadi di Tokyo 2020, in Giappone, che avrebbero dovuto prendere il via questa estate, sono state rinviate al 2021.

Lo rende noto l’agenzia stampa Adnkronos riportando la decisione assunta dal Comitato Olimpico internazionale. “I Giochi sono rinviati al 2021, non oltre l’estate, per salvaguardare la salute degli atleti e di tutti i partecipanti. Manterranno il nome di Giochi olimpici e paralimpici Tokyo 2020″.

La notizia porta sollievo innanzitutto tra gli atleti, che in larga parte si dichiarano favorevoli allo slittamento; non solo per la paura del contagio ma anche per le difficoltà di potersi allenare durante un periodo di piena emergenza con restrizioni in molti Paesi, tra cui l’Italia.

“I Giochi a Tokyo non si possono nemmeno pensare se il mondo, sottolineo il mondo, non si libera prima dal morbo e lo sport non sfugge a questa realtà”, ha dichiarato l’ex presidente del Coni, Franco Carraro.

“Se spostano le Olimpiadi di Tokyo all’anno prossimo evidentemente non vedono miglioramenti entro luglio. Potrebbe starci, molti Paesi devono ancora passare quello che abbiamo passato noi. Se lo fanno è per il bene del mondo”, dice la tuffatrice e medaglia d’oro olimpico Tania Cagnotto.

“Credo che sia la decisione più giusta”, si associa Antonio Rossi, tre volte oro olimpico nella canoa. “È giusto anteporre agli interessi economici la salute degli atleti”. “Oltre alla salute – prosegue Rossi – non dimentichiamoci che non tutti gli atleti riescono ad allenarsi in questo difficile momento. Senza dimenticare che i laboratori antidoping sono chiusi per i prossimi tre mesi e non si potranno fare controlli, quindi direi che il rinvio di 12 mesi sia stata la decisione più ragionevole”.

Non solo per gli sportivi, ma per tutto il mondo: concentrare circa 11.000 atleti e tutte le altre persone come dirigenti, tecnici, giornalisti che avrebbero raggiunto Tokyo avrebbe potuto significare, in caso di contagio, una bomba epidemiologica pronta a scoppiare in occasione del rientro di ciascuno nei rispettivi Paesi.


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