Coronavirus: bisogna provare la febbre al supermercato?

25 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: bisogna provare la febbre al supermercato?

Da oggi, si deve misurare la temperatura prima di entrare a fare la spesa in Lombardia e Piemonte. Ma i termoscanner sono introvabili.

Da oggi, in Lombardia e in Piemonte bisognerà provare la febbre prima di entrare a fare la spesa al supermercato. Lo prevede la raccomandazione dei governatori delle due regioni, rispettivamente Attilio Fontana ed Alberto Cirio. Chi ha più di 37.5 non potrà entrare.

C’è un problema, però (e ti pareva che non ce ne fosse uno): i termoscanner da utilizzare all’esterno dei punti vendita della grande distribuzione sono introvabili. Le catene di supermercati stanno cercando di adeguarsi alla richiesta delle Regioni, ma non mancano le difficoltà.

Problemi, ad esempio, ai supermercati gestiti dalle cooperative. La Conad fa sapere di essersi attivata per cercarli ovunque, ma di averne trovati pochissimi. Allarga le braccia anche la Coop: «Non è facile reperirli», dicono i dirigenti lombardi. «La questione della rilevazione della temperatura ovviamente riguarda anche i nostri dipendenti ai quali abbiamo chiesto di sottoscrivere una autodichiarazione in merito. Li invitiamo inoltre a verificare la temperatura durante la giornata con dei termometri digitali a disposizione nelle loro aree riservate».

Esselunga si è portata avanti, acquistando giorni fa una scorta di termometri digitali. La temperatura viene già rilevata dal personale di vigilanza in tutti i punti vendita di Lombardia e Piemonte. Entro domani, la misura verrà estesa anche alle regioni in cui non è stata richiesta. Inoltre, da una decina di giorni, il personale dei supermercati facenti capo alla famiglia Caprotti deve sottoporsi ad un controllo preventivo.

Provare la febbre prima di entrare a fare la spesa non è obbligatorio, tiene a precisare il gruppo VéGè. Ciò non toglie, commenta l’ad Giorgio Santambrogio, che l’azienda prevede di allinearsi alle raccomandazioni delle due Regioni e che si sta attrezzando nei punti vendita dei supermercati per utilizzare da oggi i termoscanner portatili. Il gruppo Bennet – operativo proprio in Lombardia e Piemonte – ha acquistato 250 dispositivi che dovrebbero essere utilizzati già da oggi.



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2 Commenti

  1. Buongiorno,

    “Provare la febbre prima di entrare a fare la spesa non è obbligatorio” per il negoziante, o per il cliente?
    L’asserzione riguarda solo chi l’ha fatta, cioè le catene della VéGé, od ogni tipo di supermercato (Auchan, Coop, Esselunga…) o persino qualsiasi negozio?

    Prima di dibattere sulla disponibilità dei termometri, non occorrerebbe prima (o anche) dibattere sulla legalità di tali misure? (almeno che non mi sia perso un post dove veniva discusso?…)

    Grazie mille.

  2. Non avendo nessuno un braccio di lunghezza uguale o superiore ad 1 metro la misurazione della temperatura é in ovvia contraddizione con il decreto ministeriale che impone di mantenere la distanza minima di 1 metro.

    Il personale addetto a tale pratica NON é adeguatamente formato e generalmente si rifiuta di rilevare la misurazione sul polso dove almeno la distanza tra le bocche dei soggetti, pur coperte da mascherine, sia rispettata, distanza di 1 metro comunque risibile in quanto la stessa é stabilita in 1,8 metri dalla ricerca, ovvero praticamente il doppio).

    Inoltre i termoscanner portatili utilizzati spesso non sono in grado di rilevare la temperatura corporea al polso in quanto di scarsa qualitá.

    Personalmente ritengo la pratica lesiva della privacy delle persone in quanto oltretutto eseguita in pubblico (se per qualsiasi motivo la temperatura rilevata fosse superiore al limite stabilito si sarebbe esposti alla pubblica gogna innanzi a tutto il supermercato, dipendenti e clienti), quindi il provvedimento andrebbe quantomeno sottoposto all’esame del garante della privacy.

    Infine una volta negato l’ingresso al supermercato e quindi privati del diritto di procurarsi gli alimentari indispensabili alla sopravvivenza come si dovrebbe procedere?

    Pretendere un tampone per verificare il proprio stato di salute ora messo in dubbio?

    Con quale motivazione (non essendo ovviamente il supermercato un presidio sanitario), a chi richiederlo e comunque, anche qualora detto tampone venisse effettuato e risultasse negativo, dal momento che non costituisce un “lasciapassare” e quindi non prevede la possibilitá di accesso al supermercato (e probabilmente a questo punto neppure il diritto al servizio di spesa effettuata da chi preposto con relativa consegna a domicilio) come ci si procurerebbe gli alimenti indispensabili?

    Tralasciando il fatto che la presenza di febbre rappresenta un indicatore senza alcun valore nel determinare la positivitá al covid19 al quale é scarsamente correlato (vedi per esempio la nota vicenda del minorenne italiano in Cina al quale per ben due volte venne rifiutato l’imbarco per rientrare in Italia), eventualmente la febbre potrebbe essere un indicatore riguardo alla positivitá al virus SARS che pur appartenendo alla medesima famiglia nulla ha a che vedere con l’attuale pandemia in corso.

    Quindi oltre che un provvedimento di dubbia legalitá é anche frutto di ignoranza in materia.

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