Va pagato l’affitto nonostante il Coronavirus?

25 Marzo 2020 | Autore:
Va pagato l’affitto nonostante il Coronavirus?

Il decreto legge contro l’emergenza Covid-19 offre aiuto, per ora, solo alle imprese, ma presto potrebbe essere esteso ai professionisti e ai privati.

L’emergenza Coronavirus ha messo in difficoltà molti inquilini che non riescono a fronteggiare il pagamento dei canoni di locazione. Il decreto Cura Italia ha approntato una serie di misure economiche di sostegno, tra cui un credito d’imposta al 60% del canone di affitto di marzo ma solo per gli esercenti di attività d’impresa. Niente, invece, per privati e per i professionisti.

Ma non è detta l’ultima parola: anzi, proprio questi sono i giorni decisivi. Il decreto è atteso alle Camere per la conversione in legge ed entro venerdì possono essere presentati gli emendamenti, le proposte di correttivo per ampliare i beneficiari di questa misura di sostegno.

I professionisti iscritti agli albi si sono già mossi in questo senso: con una nota congiunta, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro (Cno) ed il Consiglio nazionale dei commercialisti (Cndcec) hanno chiesto l’estensione del beneficio a coloro che pagano i canoni dello studio tenuto in locazione.

È probabile che la proposta verrà raccolta dal Parlamento e varrebbe non solo per i loro iscritti ma per tutti coloro che esercitano professioni ordinistiche che così potrebbero beneficiare dello sgravio del 60% sul canone di marzo. E’ anche probabile – e il Governo ha annunciato questa intenzione – che in fase di conversione del decreto le medesime agevolazioni saranno estese al mese di aprile.

Per i privati invece? Qui il discorso si complica. Non ci sono, per ora, agevolazioni specifiche e in via generale non si può interrompere il pagamento del canone d’affitto per difficoltà economica neanche in un periodo di emergenza tremenda come quella causata dal Coronavirus.

Ma la legge in taluni casi consente di poter bloccare il pagamento dell’affitto specialmente quando l’inquilino subisce la perdita del lavoro e non riesce a fronteggiare altrimenti i canoni periodici da versare al proprietario. In questi casi la prestazione diventa oggettivamente impossibile e sussiste una giusta causa speciale che consente di recedere dal contratto in anticipo, cioè prima della scadenza (ma sempre con un preavviso di 6 mesi).

Nel frattempo, però, e fino alla scadenza – sia pur anticipata – del contratto, l’affitto mensile va pagato e non c’è altro modo per fronteggiare questa spesa se non quello di ricorrere agli ammortizzatori sociali e alle altre misure di sostegno previste dal decreto legge Cura Italia per lavoratori dipendenti, autonomi, negozianti e commercianti che sono anche inquilini.

La versione iniziale del decreto non prevede nessuna agevolazione neanche per i proprietari di immobili affittati ad uso commerciale che, se in questo periodo non percepiscono i canoni, devono comunque pagare le tasse anche sull’ammontare che non hanno ricevuto. Così, almeno in questo caso, proprietari e inquilini sono sulla stessa barca, fino a quando, in fase di conversione del Cura Italia o con le norme successive che il Governo ha promesso di approntare entro aprile, qualcuno non penserà a loro, concedendogli la medesima agevolazione che per ora è prevista solo per le imprese.


note

[1] Art. 65 del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020.


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