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Diritto alla difesa prevale sulla privacy se si fruga nei dati altrui per difendersi in causa

30 dicembre 2011


Diritto alla difesa prevale sulla privacy se si fruga nei dati altrui per difendersi in causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 dicembre 2011



La privacy e la segretezza dei dati sensibili altrui trova un limite tutte le volte in cui sia necessario far valere un proprio diritto dinanzi un Tribunale: l’esercizio del diritto alla difesa ha sempre la meglio.

Non si viola la privacy dei terzi quando gli altrui dati personali vengano utilizzati, pur senza il consenso del titolare, per difendersi in un processo.

La Cassazione [1], infatti, ha da poco stabilito che il medico, per esercitare la propria difesa nella causa intentatagli dal paziente, può accedere e utilizzare i dati sensibili di quest’ultimo senza il suo consenso.

In altre parole, il professionista potrà spulciare nell’altrui cartella clinica (all’insaputa dell’interessato), utilizzandone fotografie, indagini e quant’alto se ciò serve per costituirsi e difendersi nel processo.

Come già qualche mese fa avevano stabilito le sezioni unite della stessa Corte [2], la tutela della riservatezza dei dati cede il passo a un diritto ben più importante, sancito dalla Costituzione, che è l’esercizio della difesa nel giudizio.

Perché, tuttavia, ciò avvenga nel rispetto dei diritti altrui, è comunque necessario che la “intrusione” nell’altrui privacy avvenga in modo corretto, pertinente e senza eccedere le finalità per le quali i dati sono stati raccolti e trattati. In altre parole, le informazioni possono essere utilizzate solo per la difesa nella causa e non per altri scopi. Dopo la difesa, i suddetti dati dovranno essere cancellati.

di NICOLA POSTERARO

note

[1] Cass., III sez. pen., sent. n. 35296 del 2011.

[2] Cass. sent. n. 3034 del 2011 ha ritenuto che la disciplina sulla protezione dei dati personali non viene violata quando l’utilizzo dei suddetti dati avviene durante l’attività processuale. Detta disciplina, infatti, non trova applicazione in via generale, ai sensi degli artt. 7, 24 e 46-47 D.lgs. 193 del 2003 (il cosiddetto Codice della privacy), quando i dati stessi vengono raccolti e gestiti nell’ambito di un processo. In esso, infatti, la titolarità del trattamento spetta all’Autorità giudiziaria e in tal sede vanno composte le diverse esigenze, rispettivamente, di tutela della riservatezza, e di corretta esecuzione del processo.

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