Coronavirus e tamponi, che fare con i bambini?

25 Marzo 2020
Coronavirus e tamponi, che fare con i bambini?

L’Organizzazione mondiale della sanità continua a dire che bisognare fare più test possibili. In alcune zone del paese si teme di non stare ancora eseguendo uno screening accurato e capillare.

Il Covid-19 non arretra, specie in alcune zone del paese. Si fa un gran parlare da sempre della gestione più o meno adeguata dell’epidemia e delle differenze con altri paesi come la Corea del Sud che ha attuato un metodo duplice: da un lato uso massiccio della tecnologia, con l’aiuto di app per monitorare i contagiati; dall’altro tamponi a tappeto per avere un’idea precisa delle effettive proporzioni della diffusione.

Quest’ultima è una nota dolente e gli stessi studiosi – così come le regioni – si dividono tra chi pensa di dover adottare il “modello Corea del Sud” e chi predica una maggior parsimonia in termini di test, perché i laboratori non riuscirebbero ad analizzarne in quantità eccessiva. Tra chi chiede di fare di più ci sono i rappresentanti sindacali della pediatria di Parma e provincia, come appare chiaro da una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, che riporta il testo di una lettera inviata al presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e al commissario all’emergenza Sergio Venturi.

Si chiede di adottare “misure più mirate al contenimento dell’emergenza Covid-19, che interessino i soggetti in età pediatrica, meno a rischio per le conseguenze del virus ma comunque potenziali portatori del contagio“. Fin dall’inizio, infatti, si è sempre sostenuto che i bambini non siano particolarmente soggetti al contagio e, in ogni caso, il Coronavirus si manifesta nei piccoli in forma lieve. Non c’è da preoccuparsi per loro, insomma. Ma se fossero tra gli asintomatici in grado di contagiare gli altri, magari adulti e anziani, che sono invece la categoria più fragile? È proprio il dubbio che i rappresentanti sindacali della Pediatria di Parma e provincia si pongono. La soluzione proposta ai vertici regionali è proprio quella di eseguire tamponi anche su “tutti i bambini e adolescenti con sintomi infettivi acuti”, finora esclusi dallo screening, e “una indagine di sieroprevalenza a tutto il personale sanitario esposto a casi positivi“.

“Dato il numero di casi da Covid-19 molto elevato nella provincia di Parma, come pure il tasso di letalità – è scritto nella lettera – la scelta finora seguita di non effettuare tamponi a bambini con febbre e/o sintomi simil-influenzali lievi e moderati può favorire la diffusione della malattia all’interno dei nuclei familiari. L’isolamento domiciliare di un soggetto di età pediatrica è comprensibilmente molto difficile, dato che i minori devono essere accuditi da un adulto”.


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