Coronavirus, nuovi appelli a fare più tamponi

25 Marzo 2020
Coronavirus, nuovi appelli a fare più tamponi

Vengono chiesti per bambini, pediatri e, in generale, per i medici, la categoria più a rischio di contrarre il Covid-19.

È corretto dire, probabilmente, che l’Italia, nel suo contrasto al Coronavirus stia applicando il metodo “mezza Corea“: ci stiamo muovendo molto più sul fronte tecnologico, che non su quello dello screening massivo e, quindi, dei tamponi a tappeto. Mentre, infatti, le regioni si stanno muovendo con delle app di autovalutazione dei sintomi, che agevolano i sanitari nell’individuare potenziali positivi, e c’è una call in accordo col Garante della privacy, per testare altre applicazioni utili, i tamponi restano invece appannaggio di soggetti con sintomi e con un legame chiaro con una zona colpita. Quindi, un numero limitato di persone, anche se restiamo tra i paesi che hanno eseguito più tamponi e anche se alcune regioni stanno decidendo, singolarmente, di mettersi su questa strada.

Perché non facciamo tamponi a tappeto

Ce ne eravamo già occupati in un nostro precedente articolo, ma riepiloghiamo per sintesi e comodità le ragioni della scelta di non procedere, per ora, a un incremento dei test per la positività al Coronavirus:

– il sicuro sovraccarico dei laboratori che dovrebbero analizzarli;

– l’incertezza in ogni caso del totale dei positivi, perché il tampone “fotografa” lo stato di salute del paziente nel momento in cui viene eseguito: nulla vieta che chi lo effettua possa ammalarsi in un momento successivo;

– problema di disponibilità dei reagenti o kit di laboratorio per eseguire i tamponi (che invece abbiamo a sufficienza).

E però, da più parti, si continua a chiedere, se non proprio di procedere allo screening di massa, almeno di aumentare la quantità di tamponi, soprattutto in ambiente sanitario.

Gli appelli a fare più tamponi

È di oggi la notizia della lettera dei rappresentanti sindacali della pediatria ospedaliera ai vertici della regione Emilia Romagna, per chiedere di sottoporre a test i bambini con sintomi, finora esclusi, sia i pediatri che potrebbero essere stati esposti a contatti con piccoli asintomatici portatori di malattia.

Un’altra richiesta di maggiorare il numero di tamponi proviene dal Lazio, precisamente dall’eurodeputata Luisa Regimenti (Lega), medico legale e responsabile sanità del partito nel Lazio. Regimenti ha inviato in proposito una nota, riportata dall’Adnkronos. “Fare subito i tamponi a tutto il personale sanitario e ai cittadini che presentano i sintomi iniziali della malattia, dotare medici e infermieri e chi lavora a contatto con i malati Covid-19 delle necessarie protezioni, quindi mascherine, guanti e calzari, pensare poi a chi soffre di altre patologie e rischia di essere trascurato”.

Lo scopo sarebbe quello di limitare i contagi in area sanitaria. Contagi che non possiamo permetterci. “Bisogna agire in fretta – continua Regimenti – perché i dati diffusi dall’Ordine dei medici di Roma sono allarmanti: nel Lazio, ad oggi, ci sono 94 medici contagiati, di cui 84 solo nella capitale, mentre in Italia le vittime sono 24. La situazione è complicata, l’amministrazione regionale si svegli e affronti davvero e con ogni mezzo una realtà che rischia di sfuggire di mano. È prioritario che gli operatori sanitari, impegnati in prima linea nella lotta al Coronavirus, possano essere messi nella condizione di tutelare innanzitutto la propria salute, quindi devono essere dotati di tutti gli strumenti utili per proteggersi dall’infezione. Non solo, bisogna essere pronti a effettuare, quando e se Federfarma lo autorizzerà, a svolgere i test rapidi provenienti dalla Cina e che possono essere commercializzati subito dai farmacisti”.


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