Coronavirus e lavoro, verso un futuro sempre più smart

25 Marzo 2020
Coronavirus e lavoro, verso un futuro sempre più smart

La pubblica amministrazione vince la sfida tecnologica. I dati del dipartimento funzione pubblica mostrano un paese capace di adattarsi e reagire.

C’è qualcosa di cui possiamo già essere certi, senza dover per forza aspettare che l’epidemia finisca per poterlo dire. L’emergenza Coronavirus ci sta allenando a modalità di gestione del quotidiano completamente diverse. Finora è stato senz’altro un buon test di adattamento per tutti noi. Adattamento a modi di ripensare il mondo del lavoro, per esempio, sempre più in combinato con la tecnologia e il digitale, che già faceva parte della nostra quotidianità e che mai come ora si rivela utile per organizzare il dovere e il piacere.

Una rivoluzione culturale strategica

Durante il question time di oggi Vittoria Baldino, deputata del Movimento 5 Stelle e capogruppo in commissione Affari Costituzionali alla Camera, ha tracciato un bilancio di questo primo esperimento nazionale del massiccio ricorso allo smart working. Dalle sue parole, riportate dall’agenzia di stampa Adnkronos, emerge il quadro positivo di un paese che, per quanto rallentato dall’epidemia, non si è fermato e reagisce. “La percentuale di lavoratori in smart working nelle amministrazioni centrali è pari all’83 per cento – afferma Baldino -. Dai dati emerge anche che nella fase di sperimentazione, che ha riguardato una ridotta platea di amministrazioni pubbliche, sono aumentati gli investimenti in infrastrutture digitali da parte delle amministrazioni dal 39,2% del 2016 al 51,7% del 2018. In linea con l’operato della ministra Fabiana Dadone, siamo convinti che lo smart working rappresenti il tassello strategico di una vera e propria rivoluzione culturale in ordine all’organizzazione del lavoro, con ricadute positive anche in termini sociali e di sostenibilità ambientale”.

Forte reazione delle pubbliche amministrazioni

Qualcosa cui guardare con favore anche per il futuro, insomma, anche se, in questo momento, l’epidemia non ci consente di fare troppi piani per il futuro: non siamo ancora in grado di prevedere quando tutto questo finirà. Meglio attenersi ai dati che riusciamo ad avere giorno per giorno sul contrasto al Covid-19.
Per ora la buona notizia è che nonostante il cambiamento sia stato radicale, il paese si è adattato facilmente alla nuova e necessaria iniezione di tecnologia nelle attività lavorative. “Dai dati acquisiti dal Dipartimento della Funzione pubblica emerge una fortissima capacità di reazione da parte delle amministrazioni pubbliche, chiamate comunque a garantire la continuità dei servizi alla cittadinanza. Per questo – ha continuato Baldino – siamo soddisfatti dei risultati dell’attività di monitoraggio del Dipartimento della Funzione Pubblica sullo stato di applicazione del lavoro agile, con riguardo all’attuale contesto emergenziale”.


1 Commento

  1. Ho trovato su internet un sacco di gente che si fa la stessa domanda ma nessuna risposta…

    Il mio lavoro si può tranquillamente fare da casa ma il mio capo non mi concede il telelavoro perché “lui al telelavoro non ci crede”.

    La nostra azienda ha un codice ATECO che la autorizza a stare aperta e anche se non siamo nemmeno lontanamente indispensabili, il capo se ne frega e ci vuole in ufficio.

    Possiamo fare qualcosa?
    Non ho trovato nulla nemmeno sui siti dei sindacati.

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