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Come farsi riconoscere un debito

25 Marzo 2020
Come farsi riconoscere un debito

Recupero crediti: come ottenere l’ammissione di debito da parte del debitore per ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. 

Un avvocato sa bene il valore che ha un’ammissione di debito: un atto di questo tipo, se viene messo per iscritto, serve a saltare la fila del tribunale e a procedere molto più velocemente nei confronti del debitore. 

Chi ammette un proprio debito o, che dir si voglia, riconosce un credito altrui, non sta facendo altro che fornire al creditore una prova sufficiente a richiedere al giudice un decreto ingiuntivo, ossia un ordine di pagamento, senza bisogno di una causa.

Non solo: come vedremo a breve, tale confessione rende il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, consentendo di avviare subito il pignoramento. 

Di qui il dilemma: come farsi riconoscere un debito? Perché mail il debitore dovrebbe firmare un atto a lui svantaggioso? In realtà ciò succede molto più spesso di quanto possa sembrare. E questo perché l’ammissione del debito può avvenire anche in forma implicita o indiretta. 

Di tanto ci occuperemo nel prosieguo di questo articolo. 

Come si riscuote un credito?

Il nostro processo ammette due diversi iter per il recupero del credito. Il primo, che potremmo definire quello “tradizionale”, richiede l’avvio di una causa ordinaria: il creditore deve notificare la citazione al debitore e, nella fase istruttoria, fornire le prove del proprio diritto. Prove che il debitore può sconfessare dimostrando ad esempio di aver già pagato o che il credito è inesistente. Alla fine, il giudice emette la sentenza con cui decide se accogliere o meno la richiesta del creditore.

Se però – afferma il codice di procedura civile – il creditore è munito di una prova scritta del proprio diritto, anziché optare per la causa ordinaria può limitarsi a chiedere al giudice un ordine immediato di pagamento rivolto al debitore. Quest’ordine viene emesso sottoforma di decreto (appunto il decreto ingiuntivo) e poi notificato al debitore che solo così ne viene a conoscenza. Dopodiché il debitore ha 40 giorni di tempo per decidere il da farsi. Può ovviamente pagare e chiudere qui la questione (il pagamento deve comprendere anche le spese legali e gli interessi). Può far finta di nulla e, in tal caso, al 41° giorno, il decreto diventa definitivo e non più contestabile, sicché avrà lo stesso valore di una sentenza passata in giudicato; il creditore, a quel punto, procederà con il pignoramento dei beni del debitore tramite l’ufficiale giudiziario. Infine il debitore può, sempre nei 40 giorni dal ricevimento del decreto ingiuntivo, presentare una opposizione al decreto stesso: dovrà cioè, per il tramite de proprio avvocato, rivolgersi allo stesso ufficio giudiziario che ha emesso il decreto per contestare le ragioni del creditore. A quel punto si aprirà una causa regolare in cui spetterà di nuovo al creditore mostrare, con ulteriori prove – diverse dal documento scritto con cui ha ottenuto il decreto ingiuntivo – il fondamento del proprio diritto.

Quali prove servono per riscuotere un credito?

Se, nel processo ordinario, il giudice può tenere conto di qualsiasi tipo di prova (testimonianze, fotografie, documenti pubblici o privati, registrazioni video o audio, email o posta elettronica certificata, contratti, fatture, ordini di acquisto, ecc.), per chiedere un decreto ingiuntivo, come abbiamo detto, è necessaria una prova scritta. L’elenco delle prove scritte previste dal codice di procedura è piuttosto ampio e tra queste troviamo: contratti, ordini di acquisto, fatture emesse dal creditore stesso, polizze assicurative, parcelle di professionisti, contratti, assegni, cambiali, rogiti notarili, ammissioni di debito fatte dal debitore al creditore per iscritto, ecc.

Perché farsi riconoscere un debito?

L’ammissione di debito, come appena detto, garantire quindi al creditore quella prova scritta che gli permette di chiedere un decreto ingiuntivo. Ma non è un decreto ingiuntivo come qualunque altro, bensì un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Questa caratteristica consente al creditore di procedere al pignoramento dei beni del debitore prima ancora del decorso dei 40 giorni consentiti per il pagamento. 

In buona sostanza, una volta notificato il decreto ingiuntivo, il creditore può avviare la procedura esecutiva la quale si compone prima della notifica dell’atto di precetto (un’ultima intimazione a pagare entro 10 giorni) e poi dell’avvio del pignoramento vero e proprio.

Insomma, con una ammissione di debito, il creditore salta anche i 40 giorni di norma necessari a rendere definitivo il decreto ingiuntivo.

Come farsi riconoscere un debito?

Sapendo ciò, è difficile che il debitore possa riconoscere il proprio debito e consegnare al creditore l’arma con cui questi potrà ricattarlo. Ma a volte si mettono per iscritto dei riconoscimenti di debito senza neanche volerlo. È ad esempio la lettera del debitore con cui chiede più tempo per corrispondere l’importo dovuto o un dilazionamento dello stesso. 

Luigi non ha pagato una fattura e così riceve un sollecito da parte dell’azienda creditrice. In risposta, Luigi scrive facendo presente di aver avuto delle difficoltà economiche e chiede di avere 30 giorni di tempo per racimolare il denaro. La sua lettera è una tacita ammissione di debito in quanto non contesta il credito dell’azienda. 

Un altro esempio si verifica quando il debitore, dinanzi alla richiesta di pagamento del creditore, non contesta il diritto di quest’ultimo ma eccepisce un proprio credito in compensazione.

Paolo ha un debito verso Francesco di 1000 euro. Francesco, dopo aver atteso oltre un anno, gli invia un sollecito. Paolo, nel rispondere a Francesco, sostiene di non essere debitore in quanto, anche Francesco, a sua volta, gli deve 1000 euro. Dunque le due poste si compensano e nessuno deve nulla. Una dichiarazione del genere finirebbe per riconoscere tacitamente il debito.

Lo stesso creditore, in assenza di una prova scritta, potrebbe l’accoglimento di una richiesta del debitore – ad esempio uno sconto o una dilazione, alla firma di un atto con cui questi si impegna formalmente a versare l’importo alla nuova scadenza concordata. Tale atto sarebbe quindi un’ammissione di debito. 


1 Commento

  1. Il metodo da me attuato anni della lira, quando si vendeva a credito e le persone erano di parola, alcune volte si superava la normale tolleranza senza che non venivo saldato, alcune volte chiedevo il saldo verbale, ma solo promesse senza esito, la strategia da me che facevo chiedevo di saldarmi una somma maggiore del credito, e in risposta mi rispondevano che avevo sbagliato nel chiedere di pagare il mio credito,
    p.e. chiedevo 150.000 mila lire e il credito era di 130.000 e loro forti del documento nelle loro mani mi comunicavano che il loro debito nei miei confronti era solo di 130.000, questo metodo a funzionato varie volte

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