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Coronavirus e xenofobia, l’allarme del Guardian sull’Italia

25 Marzo 2020
Coronavirus e xenofobia, l’allarme del Guardian sull’Italia

Tra la crisi economica e i pregiudizi, molti nostri lavoratori cinesi starebbero pensando di tornare al Paese d’origine. Se n’è occupato il quotidiano inglese.

Allarme xenofobia in Italia? Per il Guardian pare proprio di sì. Sul quotidiano inglese, oggi, è comparso un articolo che riguarda il nostro Paese e i casi di “razzismo da coronavirus” che si sono moltiplicati in queste settimane, per lo più a danno di lavoratori cinesi, ma anche di ragazzini.

Il giornale ne elenca alcuni avvenuti a Prato, in Toscana, dove esiste una grande comunità di cinesi. I bambini cinesi si colpevolizzano. Trovano strano perfino che qualcuno voglia sedersi vicino a loro. Se n’è accorta una consigliera comunale, Ilaria Santi, durante una visita in una scuola elementare. Alcuni compagni li chiamano “Cinavirus”, in un modo non molto diverso – anche se loro non possono saperlo – da quello in cui il presidente americano Donald Trump chiama il Covid-19 “virus cinese”.

Le segnalazioni di xenofobia riguarderebbero anche il nord Italia. Si fa riferimento, per esempio, al caso di un 26enne che avrebbe detto a un giornale locale italiano di essere stato aggredito da una persona con una bottiglia, che gli avrebbe gridato: “Sei cinese, hai il coronavirus”. Stesso trattamento, più o meno, per una coppia cinese a Torino. E il Guardian racconta anche altri episodi.

Secondo l’articolo, da quanto risulta a testimoni italiani, alcuni lavoratori cinesi da tempo nel nostro Paese starebbero pensando di tornare in Cina. C’è chi ha già comprato il biglietto aereo.

“Ma c’è anche un’altra ragione – si legge sul Guardian – per cui la comunità cinese sta pensando di lasciare il Paese. Prato è un punto focale per l’industria tessile nazionale. Molte fabbriche, di proprietà di imprenditori cinesi, producono abiti per l’industria della moda italiana. La diffusione del coronavirus in Cina e in Italia ha avuto gravi ripercussioni per l’industria locale e i lavoratori sono stati licenziati”. Si parla di perdite per 10 milioni di euro al mese nel solo distretto tessile cinese della zona di Prato.

La crisi economica che morde, insomma. E che, insieme a questo razzismo strisciante e certamente residuale ma pericoloso, crea una miscela micidiale per tanti, che ritengono più prudente tornare a casa.


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