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Coronavirus e rette mense scolastiche: vanno pagate?

25 Marzo 2020
Coronavirus e rette mense scolastiche: vanno pagate?

Il servizio non viene erogato ma i Comuni e gli istituti, dagli asili alle università, non sempre annullano le quote. Come interrompere i pagamenti e chiedere i rimborsi.

Oggi alla Camera si è svolto il question time, il momento in cui i ministri che compongono il Governo rispondono alle domande rivolte dai deputati sui temi di principale attualità. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è stata interrogata sul problema delle rette per mense scolastiche durante il periodo della chiusura degli istituti di ogni ordine e grado, dagli asili alle università.

Per le scuole pubbliche le rate non vengono versate poiché il servizio non viene erogato, è la sintesi della risposta fornita dalla ministra Azzolina. Per le scuole private, invece, i problemi dei genitori permangono e vanno risolti altrove poiché “non rientra nelle competenze del ministero dell’Istruzione consentire l’esenzione dal pagamento di tali rette, per le scuole primarie e secondarie di primo grado e di secondo grado a gestione privata la cui entità, come noto, è determinata dalla singola istituzione scolastica”, ha detto Azzolina oggi alla Camera, per come ci riporta la nostra agenzia stampa Adnkronos.

Per le scuole di prima infanzia e gli asili nido privati Azzolina ha affermato che “anche la frequenza dei servizi educativi sia pubblici che privati per bambini dalla nascita sino ai tre anni di età è soggetta al pagamento di una retta da parte delle famiglie. In merito l’Associazione Nazionale Comuni italiani (Anci) ha comunicato che la quasi totalità dei Comuni, di fatto, ha già sospeso le rette per tutti i servizi educativi, anche quelle relative al servizio di trasporto e mensa e in taluni casi è stato disposto il recupero, a favore delle famiglie, delle rette versate in anticipo”.

Nel caso in cui invece ci “si riferisca al contributo volontario versato dalle famiglie degli alunni delle scuole statali – ha precisato – nella quota deliberata dal Consiglio di istituto dell’istituzione scolastica, i relativi fondi potranno essere utilizzati nei modi previsti dalla specifica delibera degli organi collegiali al momento della ripresa delle attività didattiche in presenza e opportunamente rendicontati”.

Il problema di molte famiglie non sembra però sciolto e oggi è intervenuta la Federconsumatori, che annuncia: “Per dar voce alle numerose segnalazioni ricevute dai cittadini in questi giorni, abbiamo inviato oggi una richiesta ufficiale al ministro dell’Istruzione e al capo dipartimento delle Politiche per la Famiglia affinché adottino misure straordinarie di sostegno alle famiglie in questo momento difficile”.

Federconsumatori lamenta che “tra i provvedimenti adottati con il decreto Cura Italia manca una disposizione straordinaria che preveda la sospensione del pagamento delle rette scolastiche, universitarie, nonché delle rette delle mense site all’interno degli istituti e quelle relative agli asili nido privati”.

”I cittadini, provati dalle condizioni economiche precarie determinate da questo delicato frangente, ci segnalano l’impossibilità, in molti casi, di pagare per un servizio di cui non stanno fruendo, a seguito della chiusura degli istituti di ogni ordine e grado – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori -. È impensabile che i cittadini continuino a far fronte a questi onerosi costi.”

Tale problema, sottolinea l’associazione, “affligge soprattutto molte famiglie che risiedono in quelle aree del Paese in cui gli asili nido pubblici sono pochi o inesistenti e, anche le famiglie meno abbienti, sono costrette a pagare rette salate presso strutture private. Attendiamo che il Governo assuma presto tale impegno: si tratta di un doveroso atto di responsabilità per venire incontro alle esigenze delle famiglie in questa situazione già colma di preoccupazioni e difficoltà”.

In attesa di provvedimenti di sostegno da parte del Governo, l’Unc (Unione Nazionale Consumatori) ha precisato che “essendo sospesi i servizi educativi per l’infanzia e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, il consumatore ha diritto di interrompere i pagamenti, ma anche di chiedere la restituzione delle somme versate limitatamente al periodo in cui non può fruire del servizio”, precisando che “questa regola prevale su eventuali clausole contrattuali, ivi comprese quelle che dovessero stabilire decadenze o interessi di mora”.

Secondo Altroconsumo, ”bisogna controllare il contratto firmato al momento dell’iscrizione, e capire se contiene una clausola che prevede il pagamento della retta anche con una chiusura imposta da eventi esterni”. Se questa clausola manca, si può richiedere il rimborso, oppure scalare l’importo sulle successive mensilità, quando il servizio verrà di nuovo prestato.

Per Carlo Rienzi, presidente Codacons, lo stop a rette di asili e mense dovrebbe valere per tutte le strutture scolastiche, sia comunali o in concessione, sia private, ”per non creare disparità di trattamento tra cittadini, e chi ha già pagato dovrà ottenere rimborsi proporzionali al periodo di chiusura”.


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