Violenza domestica, la proposta per aiutare le donne

25 Marzo 2020
Violenza domestica, la proposta per aiutare le donne

In tempo di Coronavirus per chi subisce maltrattamenti in casa è ancor più difficile non uscire. Ecco l’idea per permettere alle vittime di chiedere soccorso.

Si fa presto a dire #iorestoacasa. Ma per certe donne che subiscono violenza, uscire e allontanarsi da un partner manesco era tanto più una boccata d’ossigeno. L’emergenza Coronavirus rende le vittime di maltrattamenti e violenza domestica ancor più vulnerabili e in pericolo.

Ce ne stiamo rendendo sempre più conto ed ecco che iniziano a spuntare le prime iniziative. Dal provvedimento della procura di Trento, che dispone che siano “i maltrattanti” (e quindi nella stragrande maggioranza dei casi gli uomini) a lasciare la casa e non le donne e i bambini, all’idea di un’avvocatessa, Elisabetta Aldrovandi, che ne ha voluto parlare con l’agenzia di stampa Adnkronos.

Aldrovandi, che tra l’altro è presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime e garante regionale per la tutela delle vittime di reato per la Lombardia, propone un semplice modello prestampato dove indicare poche generalità per attivare l’intervento delle forze dell’ordine.

“L’emergenza Coronavirus – riporta la nota dell’agenzia di stampa – costringe tutti a rimanere in casa, ma per una vittima può essere un incubo. Denunciare, quando si condivide lo stesso spazio e le uscite sono centellinate, diventa un’impresa pericolosa che si può pagare a caro prezzo, così come continuare a tacere. Un campanello d’allarme che ha messo in moto lo stesso governo che ha attivato una nuova campagna pubblicitaria contro la violenza domestica”.

Il vantaggio del modello prestampato è che non mette in allarme in alcun modo il partner violento e non costringe la donna a chiudersi in camera per telefonare alle forze dell’ordine o a un centro antiviolenza. Il procuratore di Trento Sergio Raimondi, ai microfoni Rai, giorni fa, ha parlato proprio di una riduzione preoccupante del numero di telefonate con richieste d’aiuto. Non perché il problema della violenza sia arginato ma perché le donne, causa emergenza Covid-19, non sono più sole in casa e hanno più difficoltà perfino a telefonare. Un dato confermato anche da Elisabetta Aldrovandi.

“Vivere sotto lo stesso tetto tutta la giornata disincentiva, crea insicurezza, si teme vista la situazione che sia ancora più difficile pensare di potersi allontanare – afferma l’avvocato -. Prendere il telefono con la paura di essere ascoltate è un deterrente, così come è complicato giustificare un’uscita”.

Timori che i numeri restituiscono chiaramente: crollano le denunce, dimezzate nelle ultime due settimane le richieste di aiuto al 1522, il servizio gratuito promosso dalla presidenza del consiglio e gestito da Telefono rosa.


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