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Morti da Coronavirus: i conti non tornano

26 Marzo 2020 | Autore:
Morti da Coronavirus: i conti non tornano

Paesi come l’Italia e la Germania, a parità di contagi, hanno una differenza abissale come numero di decessi: perché? Quale criterio viene usato?

L’appuntamento è ogni sera alle 18. A quell’ora, la Protezione civile, in una conferenza stampa che ormai è diventata un punto di incontro fisso per tutti, rende noti i numeri quotidiani del coronavirus in Italia: persone contagiate nelle ultime 24 ore, persone guarite, persone decedute. Numeri in continuo crescendo. E anche se la curva sembra avere iniziato a scendere, sono ancora molto alti, troppo alti. Impressiona la cifra dei casi positivi, ad oggi attorno ai 75mila. Ma il vero colpo al cuore è quella relativa ai decessi, oltre 7.500 dall’inizio dell’epidemia, poco più di un mese fa.

Si dice spesso che i paragoni sono odiosi, ma fare un confronto con quello che succede in altri Paesi, specialmente con quelli più vicini a noi, è inevitabile. Viviamo in un mondo in cui le distanze sono diventate talmente corte che, quando si presenta un disastro del genere, la catena di contagi si allunga in modo inesorabile e finisce per arrivare ovunque.

Ed è proprio guardando il rapporto tra casi positivi di Covid-19 e decessi in altri luoghi che salta all’occhio qualcosa di strano. Il dato che più colpisce è quello della Germania. Non tanto per la cifra dei contagi, circa la metà di quelli italiani, quanto per il numero dei decessi: ad oggi, 206. Più o meno, quelli che registrava l’Italia il 6 marzo, cioè 15 giorni dopo che tutto era iniziato con il «paziente 1» di Codogno, quando nel nostro Paese i contagi accertati non arrivavano a 5.000. Insomma: guardando le statistiche dei morti da coronavirus, i conti non tornano.

Nessuno osa pensare che un Paese come la Germania arrivi al punto di «falsare» le sue cifre e di nascondere i suoi morti. Così come appare piuttosto improbabile che i medici tedeschi – rispettabilissimi, per carità – siano molto più bravi di quelli italiani, al punto di evitare che le persone contagiate muoiano come in altre parti del mondo. E allora, perché c’è questo divario tra i numeri della Germania e quelli degli altri Paesi europei, a partire dall’Italia?

L’unico motivo plausibile è il modo di elaborare le statistiche. E se questo ragionamento sta in piedi, significa che, pur nella drammaticità di una pandemia che sta sconvolgendo il mondo e che già ha segnato un «prima» e un «dopo» nella Storia, le cose vanno ridimensionate.

Partiamo da questo presupposto: è accertato che il coronavirus acceleri le patologie già esistenti nell’organismo di una persona. Questo vuol dire che chi già ha una patologia polmonare o un’infezione in corso, ha più probabilità di morire se contrae il Covid-19 rispetto a chi viene contagiato, diciamo così, «da sano», cioè chi stava bene al momento del contagio. Così come è appurato che il coronavirus uccide più facilmente le fasce di popolazione più deboli per età. Non che non ci siano stati dei decessi tra i giovani (purtroppo, la cronaca ce lo ha confermato), ma è un dato di fatto che la maggior parte dei morti ha un’età già avanzata e qualche problema di salute in corso o alle spalle.

Se diamo un’occhiata ai dati Istat (quindi, dati ufficiali) sulla mortalità in Italia, vediamo che in un anno ci lasciano oltre 650mila persone (dati 2017, gli ultimi disponibili). Di queste, una su mille muore di influenza. Considerando che questa malattia si presenta soprattutto tra novembre e febbraio, significa che in Italia ogni giorno muoiono di influenza cinque persone. Nel nostro Paese ci sono quest’anno oltre 5 milioni e mezzo di casi di influenza, cioè un italiano su dieci è contagiato. Mediamente, continua l’Istat, 37 persone muoiono ogni giorno di polmonite. Oltre 600 per malattie cardiocircolatorie. Numeri impressionanti, ai quali non si bada mai perché non hanno a che fare con una pandemia, con un nuovo nemico strano, mai sentito prima.

Queste sono solo alcune delle cifre che l’Istat ha elaborato nella tabella delle cause di mortalità nel 2017. Il timore è che i decessi per le stesse cause finiscano nel 2020 nella tabella di morti per coronavirus. Come dicevamo prima, è assodato che il Covid-19 aggrava patologie come quelle citate, il che vuol dire che una persona con polmonite e con una certa età che prima poteva guarire più facilmente, se si ammala di coronavirus può morire più facilmente. E il suo decesso viene classificato tra quei 7.500 – finora – di Covid-19. È il ragionamento su cui tanto si è discusso nelle scorse settimane: c’è da distinguere tra chi muore «per» il coronavirus, cioè perché il virus si è aggiunto ad una patologia già esistente, e chi muore «di» coronavirus, cioè il decesso di chi ha contratto il Covid-19 quando era perfettamente sano.

Ed è proprio quello che sta facendo la Germania. Come dicevamo, ad oggi ha registrato circa 37.300 casi, ma i decessi si fermano a 206. Quando l’Italia aveva più o meno lo stesso numero di contagi (35mila circa) i morti erano quasi 3mila. Una sproporzione abissale. Proprio perché i tedeschi stanno depurando dalle loro statistiche i casi di chi aveva già contratto una patologia che rientra tra quelle che incidono sull’indice di mortalità nel Paese. Tengono conto, cioè, solo di chi si ammala dopo avere contratto il coronavirus, non di chi aveva già un quadro compromesso prima del contagio.

Pura statistica fine a sé stessa? Mica tanto. Un ragionamento del genere pone inevitabilmente delle domande che difficilmente, a questo punto, troveranno delle risposte. Ad esempio, se l’Italia avesse adottato lo stesso criterio sul conteggio dei decessi, quanto si sarebbe ridimensionato il problema? Avremmo oggi delle misure restrittive come quelle attualmente in corso? La nostra economia sarebbe così danneggiata, con buona parte dell’attività produttiva e commerciale ferma? Sarebbero a rischio tutti questi posti di lavoro?


11 Commenti

  1. Il ragionamento non fa una piega, per portare vantaggio al proprio paese ognuno fa i conti come vuole, anche in questo caso non esiste un accordo europeo o mondiale addirittura, circa come classificare i decessi

  2. Francamente non capisco il punto. Non mi sembra che un diverso conteggio possa in qualche modo ‘ridimensionare’ il fenomeno: i convogli militari nella bergamasca e lo stato degli ospedali in Lombardia sono sotto gli occhi di tutti… non mi risulta che le ‘normali patologie’ abbiano mai causato simili condizioni.

    1. La verità, dovrebbe essere sempre perseguita, L articolo ci spiega che può darsi che c è un allarmismo non reale o perlomeno viziato
      E che il vero problema degli ospedali è da ricercare in un altra causa

      1. e i medici deceduti assieme al personale? Ogni anno non mi risulta che per un problema “normale” muoiano tanti medici.
        A mio avviso i conti non tornano non per noi, ma per gli altri.

        INDIA ad oggi riporta 1000 casi. E’ uno dei paesi più popolati del mondo con le città più grandi del mondo. Con strutture sanitarie non eccelse, povertà, sovrappopolazione enorme.
        E riportano? 1000 casi?
        La Puglia ne ha di più le pare normale? a me no.
        Io ai tg ho visto immagini di una enorme fuga fuori dalle città è per quanto? per 1000 contagi? ma chissà quanta gente muore.

        Forse chi ha scelto immunità di gregge, ha scelto anche di truccare i dati per non farsi giudicare? mah

  3. ma fare il giornalista e andare in Germania a vedere come contano i morti? tutte supposizioni e nessuno che fa il mestiere per cui sono pagati

  4. Pensare ancora che le misure adottate nella nostra nazione siano antieconomiche rispetto alla gravità del problema mi sembra una pazzia. Diamo un’occhiata dentro gli ospedali.

    1. si sono d’accordo. Io non ho mai visto durante l’influenza stagionale morire tot medici e personale medico.
      Se accade influenza non è, è qualcosa di grave.
      Inoltre anche OMS lo ha detto subito pandemia grave.

  5. No scusate qui si sta aprendo una finestra enorme e enormemente inutile al pari de “prima l’uovo o la gallina” .
    Se il nostro Governo si fosse fatto prendere da un’ansia immaginaria?

    Questa cosa ESISTE, la borsa si basa proprio su questo, i media contagiano ansia e se si mette a correre una persona in un gruppo tutti si fanno prendere dal panico.

    Il panico E’ CONTAGIOSO e i media lo sanno.
    Ma poi basti guardare i dati, SONO MORTI DEI MEDICI E DEL PERSONALE SANITARIO.
    Ora io l’anno scorso anzi SEMPRE non ho mai sentito di un mucchio di medici morti IN UN SINGOLO MESE, e in tutta la Nazione a causa della influenza.

    VERO che, contare un 97enne con problemi, come morto per coronavirus è sbagliato. Di qualcosa dovrà pur morire.
    Però NON TANTO da pensare che il nostro Governo si è “sognato” tutto.

    Ci sono altri dati, OMS lo ha detto “una grave pandemia” da subito.
    E’ un virus nuovo, medici morti, numero di contagi elevatissimo.
    Magari non avranno contato i numeri bene perché io la DISPARITA’ la vedo fortissimo anche in INDIA.

    Senza razzismo ma INDIA è paese in molte parti, molto molto povero, il più popolato, livello culturale e di strutture basso, tanta sporcizia, norme igieniche bassissime.
    HA 1000 contagi. Come è possibile? Il paese più popolato in pratica 1600 contagi? la PUGLIA ha quei contagi

    I conti non tornano ma non solo per noi.
    Ma alla fine, non è che cambia nulla.

  6. Quando si scrive di un tema così delicato come gli eventi che stiamo tutti vivendo, bisognerebbe prima di tutto verificare le proprie informazioni.

    L’istituto che si occupa in Germania di elaborare e diffondere dati a livello nazionale, il Robert Koch Institut, include nel conteggio dei morti da Covid-19:
    – le persone decedute a causa del Covid-19
    – le persone decedute con Covid-19 e altre malattie pregresse, di cui non è possibile stabilire con certezza la causa di morte
    – i morti non testati in vita e risultati positivi ad analisi post mortem

    Fonte:
    Dai professionisti dell’informazione ci si attende serietà. Grazie.

  7. Come medico, al di là di ogni considerazione scientica e/o statitica, mi sembra evidente che le immagini della terapia intensiva dei nostri ospedali, mai negli ultimi anni in queste condizioni, dovrebbero parlare da sole, senza ulteriori commenti. Certo è vero, molti positivi muoiono per complicanze legate alle loro patologie pregresse o concomitanti, cioè muoiono “con il corona virus” e non “di corona virus”, ma muoiono, ripeto muoiono, e non lo sarebbero o quanto meno lo sarebbero molto più tardi (scusate se è poco), se non avessero contratto il virus, che li ha definitivamente scompensati. Se poi vogliamo “scorporarli” dalle statistiche, come fanno i tedeschi, e considerare che tanto sarebbero morti comunque prima o dopo anche per una banale influenza, per cui non è proprio colpa totale del corona virus, beh possiamo anche farlo. Magari così ci consoliamo, ma temo non cambi la natura del problema.
    Forse sfugge un particolare che è essenziale in medicina:: un virus influenzale puo”uccidere” un paziente fragile, scompensandolo a causa di patologie pregresse, o a causa di una polmonite, in genere batterica, non dominabile con le comuni terapie antibiotiche. Nel caso del Corona virus, invece, è lo stesso virus ad uccidere se determina una polmonite bilaterale interstiziale incontrollata, per non parlare delle persone che fino a poche ore prima avevano solo un pò di febbre e poi all’improvviso si sono aggravate dal punto di vista respiratorio e non c’è stato neanche il tempo di trasferirle in ospedale. E’ proprio questo che spaventa e crea timori, più che giustificati. Se poi ne uccide 206 come in Germania, o migliaia comprendendo anche quelli “fragili”, ma che importanza ha?
    Tra l’altro abbiamo a che fare con un virus nuovo, sconosciuto, per il quale ancora non è stato individuato un vaccino o una terapia che lo tenga a bada. Quindi lasciamo perdere le statistiche e guardiamo i fatti. Prima di parlare varrebbe la pena di passare qualche ora in una terapia intensiva.

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