Diritto e Fisco | Articoli

Si può trascrivere una conversazione?

26 Marzo 2020
Si può trascrivere una conversazione?

Comunicare e pubblicare una conversazione avuta con altre persone è reato? Si può inoltrare il riassunto di una confessione ricevuta da un’altra persona?

Abbiamo più volte ricordato come, secondo l’attuale giurisprudenza, registrare di nascosto una conversazione tra presenti, pertanto all’insaputa degli altri, sia del tutto lecito a condizione che ciò non si svolga nel domicilio del soggetto registrato e che il file audio non venga pubblicato. L’unico uso consentito, oltre a quello personale, è in giudizio, per far cioè valere i propri diritti.  

Ci è stato chiesto se si può trascrivere una conversazione, ossia riportarne il testo su un foglio di carta o su un documento del computer, avvalendosi della sola memoria. In altre parole: è lecito pubblicare la trascrizione integrale, parziale o riassunta di un colloquio?  

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Si può vietare di trascrivere una conversazione?

Di certo, nessuno può impedire a un’altra persona di “ricordare” e di trascrivere, per propria memoria, il contenuto del colloquio su un supporto materiale o digitale. Non lo può fare neanche se la trascrizione dovesse avvenire contestualmente al colloquio stesso (così come un intervistatore appunta le risposte che gli vengono fornite). 

Chi sceglie di parlare sa già che le sue parole sono, in quel momento stesso, consegnate a un altro soggetto ed escono dalla propria sfera di riservatezza. La privacy, quindi, non c’entra più nulla. 

Il punto è allora capire cosa si possa fare con quel documento, frutto della trascrizione del colloquio. È possibile comunicarlo a terzi, fotocopiarlo, pubblicarlo su internet, divulgarlo in una chat? 

Si può pubblicare la trascrizione di una conversazione?

L’uso che si può fare della trascrizione di una conversazione è lo stesso che viene consentito con riferimento alle comunicazioni dei dati personali altrui. Cerchiamo di spiegarci meglio.

La legge non vieta di riferire ad altre persone il frutto di una confidenza ricevuta da un’altra persona, a meno che questa non abbia un contenuto personale e, quindi, contenga dei dati sensibili dell’altra persona. Si pensi alla confessione di una grave malattia o comunque di un particolare stato di salute, di una condizione economica disagiata, di un orientamento sessuale o religioso che si vuol mantenere segreto. I dati personali, infatti, sono protetti dalla normativa sulla privacy e chi ne viene a conoscenza non può divulgarli ad altri. Allo stesso modo, chi conosce il numero di telefono privato di un soggetto, non presente in alcun elenco, non può riferirlo a terzi. Diversa è, invece, la conclusione per tutte le informazioni pubbliche come, ad esempio, l’indirizzo di residenza, la data di nascita, il nome e cognome, il codice fiscale, ecc.

Quindi, comunicare a terzi ciò che si è appreso da altri, facendolo tramite la divulgazione della trascrizione o il semplice “passa parola” può integrare reato solo quando si comunicano informazioni sensibili.

Qualora, invece, la divulgazione abbia ad oggetto circostanze neutre (si pensi alla notizia dell’acquisto di un oggetto non particolarmente costoso, che non implica valutazioni sul potere economico del soggetto) o di pubblico dominio (ad esempio, la nascita di un figlio o un matrimonio) non vi può essere alcun illecito.

Si può comunicare il contenuto di una corrispondenza?

Il divieto di comunicare a terzi le informazioni riservate è ancora più categorico quando la discussione non è avvenuta verbalmente, ma in forma scritta. In tal caso, si rientra nel divieto di divulgazione della corrispondenza privata (come email, posta, chat, messaggi, screenshot di WhatsApp, ecc.). 

Divulgare conversazioni riservate messe “nero su bianco”, anche se con strumenti informatici, implica la violazione delle norme della Costituzione (l’articolo 15 prevede il segreto della corrispondenza) e del Codice penale. In particolare, l’articolo 616 del Codice penale stabilisce la pena della reclusione fino a tre anni per chi rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza. Se, però, dalla corrispondenza non è dato risalire al soggetto interessato, trattandosi di informazioni per così dire “neutre” (si pensi a una ricetta culinaria, alle indicazioni stradali per raggiungere una località, a un parere in merito a una questione scientifica) allora non viene commesso alcun reato. 

Potrebbe, invece, scattare il reato di diffamazione se la pubblicazione della conversazione privata viene fatta allo scopo di deridere o di offendere l’altrui persona, come nel caso di chi diffonde una conversazione con una persona la quale ha confessato un tradimento o che, nello scrivere, ha commesso numerosi errori grammaticali o ha ammesso delle proprie colpe.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi:


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube