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Si può registrare una truffa telefonica?

26 Marzo 2020
Si può registrare una truffa telefonica?

Conversazioni telefoniche con tracce di reato: condividere il file audio su una chat o su un social network costituisce reato?

Hai il sospetto di essere vittima di un raggiro. Riceverai, a breve, una telefonata durante la quale intendi smascherare il colpevole. Per fare questo hai intenzione di attivare un registratore in modo poi da utilizzare il file per portarlo ai carabinieri e farlo ascoltare a tutti i tuoi contatti sui social network. Ma lo puoi fare? Si può registrare una truffa telefonica? Cerchiamo di fare il punto della situazione alla luce delle norme e delle pronunce giurisprudenziali esistenti ad oggi.

Si può registrare una conversazione telefonica?

Partiamo dal primo punto della questione: registrare una conversazione telefonica è lecito al pari di com’è lecito registrare, di nascosto, una conversazione tra presenti all’insaputa degli altri. 

Chi vuol utilizzare uno strumento elettronico per memorizzare il dialogo avuto al telefono con un’altra persona può farlo liberamente senza perciò dover prima avvisare quest’ultima, che pertanto può rimanere anche all’oscuro di ciò. Non trattandosi di una intercettazione telefonica in senso stretto – quella cioè effettuata dalla polizia giudiziaria, su richiesta del pm – non deve essere autorizzata prima dal giudice e può avvenire liberamente, in qualsiasi momento. 

Tanto è il frutto del chiarimento offerto da numerose sentenze. Secondo la Cassazione [1] – così può essere sintetizzato il pensiero della Corte Suprema – la registrazione non farebbe altro che fissare, su una memoria elettronica, ciò che è già “nostro”, in quanto il nostro udito lo ha captato e rientra, quindi, a pieno titolo, nel bagaglio delle nostre conoscenze. Vietare la registrazione, del resto, sarebbe più o meno come comandare di “dimenticarsi di una conversazione”. Il che è ovviamente assurdo.

In sintesi, la registrazione di una chiamata su un file audio o video non è altro che una ripetizione di ciò che la nostra stessa memoria ha già compiuto: l’immagazzinamento di un fatto storico a cui abbiamo partecipato direttamente. 

L’orientamento è stato varato, nel 2003, da una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite [2] secondo cui la registrazione fonografica di una conversazione o di una comunicazione a opera di uno degli interlocutori non è riconducibile, quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, ma costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo. Non rileva peraltro che sia stata la polizia giudiziaria a fornire al privato, che provvede alla registrazione, lo strumento per la registrazione.

Si può registrare una truffa telefonica?

Da quanto appena detto, appare più che scontato che sia del tutto lecito registrare una conversazione telefonica ancor più quando questa può costituire la prova di un tentativo di frode. In sintesi, è legale registrare una truffa telefonica. Il punto delicato, però, si sposta su un altro livello: cosa si può fare con il file video/audio della registrazione? Lo chiariremo nei prossimi paragrafi.

La registrazione di una truffa telefonica vale come prova?

La registrazione video/audio di una conversazione telefonica ad opera di uno dei partecipanti alla stessa rientra tra le prove documentali lecite e, pertanto, è pienamente utilizzabile in un processo o a corredo di una denuncia da presentare alla polizia, ai carabinieri o alla Procura della Repubblica [3]. 

Attenzione: se è vero che la registrazione di una conversazione costituisce fonte di prova, il giudice però è chiamato a valutare l’attendibilità del file se la controparte disconosce il contenuto della conversazione. Difatti, colui contro il quale la registrazione è prodotta potrebbe contestare che la conversazione sia realmente avvenuta, o che abbia avuto il tenore risultante dal nastro, o che sia stata intrattenuta in un determinato periodo anziché in un altro. 

Non basta tuttavia dire, come nei film, «Vostro onore mi oppongo»: il disconoscimento – ricorda la giurisprudenza – non può essere generico ma deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito e concretizzarsi nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra la realtà dei fatti e quella riprodotta nel file.

Si può pubblicare la registrazione di una truffa telefonica?

Per quanto venga giustamente voglia di farsi giustizia da soli e avvisare tutti i propri amici di prestare attenzione alle truffe telefoniche, il file con la registrazione della conversazione non può essere né pubblicato su internet né condiviso su una chat; e ciò anche se lo stesso contiene le evidenze di un reato. 

Non sei un giornalista, non svolgi un servizio pubblico, non sei neanche un giudice: non puoi, quindi, violare la privacy delle persone, neanche dopo un’eventuale sentenza di condanna che accerta l’esistenza del reato. Un comportamento del genere potrebbe essere sanzionato penalmente. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:

note

[1] Cass. sent. n. 16886/2007; C. App. Milano, sent. n. 1242/2011, Cass. sent. del 22.04.1992. Cass. sent. n. 18908/2011.

[2] Cass. S.U. sent. n. 36747/2003

[3] Cass. sent. n. 47602/2017, n. 1422/2017. Trib. Roma sent. n. 4317/2019.

Autore immagine https://it.depositphotos.com/


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