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Si può controllare un pacco prima di pagarlo?

26 Marzo 2020
Si può controllare un pacco prima di pagarlo?

L’acquirente per contrassegno può controllare il contenuto dell’imballaggio per sapere cosa contiene la confezione? Quando è ammesso il diritto di recesso?

Non di rado si fanno acquisti online optando per il pagamento in contrassegno: il pacco viene recapitato dal corriere che ha l’incarico di ricevere la somma e di inviarla al mittente. A volte, però, le consegne arrivano dopo diverso tempo e così il destinatario potrebbe dimenticare il contenuto del pacco. Allo stesso modo, è ammesso un ripensamento, che la legge consente di esercitare entro 14 giorni dalla consegna stessa. 

Ecco perché è frequente chiedere al postino: si può controllare un pacco prima di pagarlo? 

Difficile trovare un corriere che consenta di sbirciare al di là del cartone, rimuovendo il nastro adesivo o i sigilli. Anche perché, se così fosse, nel caso di rinuncia al ritiro del pacco, la responsabilità per l’apertura dell’imballaggio sarebbe dello spedizioniere. Sicché, il mittente potrebbe rivalersi contro quest’ultimo se l’oggetto dovesse subire danni. 

È anche vero, però, come abbiamo appena accennato, che non può essere negato il diritto di recesso, ma questo diritto può essere esercitato solo se si conosce il contenuto della scatola.

Cosa prevede la legge a riguardo? Esiste una norma a tutela dei consumatori che consenta di controllare un pacco prima di pagarlo? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Come funziona il diritto di recesso?

Il Codice del Consumo – applicabile solo a chi non acquista con partita Iva – prevede il cosiddetto diritto di recesso o di ripensamento. Questo diritto consente di rinunciare a un acquisto già fatto su internet, tramite televendita, su corrispondenza o in qualsiasi altra modalità purché il contratto sia stato stipulato fuori dal negozio (il cosiddetto «locale commerciale»). 

La volontà di recedere dal contratto non deve essere motivata e, quindi, può essere esercitata per qualsiasi ragione, anche un semplice ripensamento. Essa, però, deve essere comunicata al venditore, a pena di decadenza, entro massimo 14 giorni dalla consegna dell’oggetto tramite una raccomandata a.r.. 

L’acquirente è tenuto all’immediata restituzione dell’oggetto acquistato. 

In questo modo, il contratto si scioglie e il venditore non può chiedere alcunché al cliente.

Questo significa che si può rinunciare a un pacco sia al momento della sua consegna, che successivamente, ma non oltre 14 giorni dalla consegna stessa.

Attenzione però: il diritto di recesso non può essere esercitato sempre. La legge indica una serie di esclusioni. Le eccezioni più frequenti al diritto di recesso riguardano:

  • la fornitura di beni confezionati su misura o personalizzati (si pensi a una t-shirt con la stampa di un disegno fornito dal cliente stesso);
  • la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
  • i contratti di servizi dopo la completa prestazione del servizio se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con l’accettazione della perdita del diritto di recesso a seguito della piena esecuzione del contratto da parte del professionista;
  • la fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare e che possono verificarsi durante il periodo di recesso.

Si può rinunciare a un pacco?

La legge, quindi, non obbliga il destinatario di un pacco ad accettarlo, neanche se questo è frutto di un ordine in contrassegno. Laddove opera il diritto di recesso, la rinuncia al pacco si qualifica come esercizio di tale ripensamento e, quindi, non implica alcuna conseguenza risarcitoria a carico del destinatario. 

Ove, invece, non è ammesso il diritto di recesso, la rinuncia al pacco non fa venir meno i rapporti contrattuali stretti in precedenza tra le parti che restano pertanto validi e vincolanti. Detto in parole povere, quando non è possibile il ripensamento, chi rinuncia al pacco dovrà comunque pagarlo. 

Si può aprire il pacco prima di pagarlo?

Non è ammesso aprire il pacco prima di pagarlo. L’unica scelta che può fare l’acquirente – come evidenziato nelle righe precedenti – riguarda l’eventuale esercizio del diritto di recesso. In buona sostanza o si accetta il pacco, e in questo caso bisogna pagarlo, oppure vi si rinuncia, ed allora non si deve pagare nulla (salvo per le eccezioni elencate sopra ove non opera il ripensamento). 

In entrambi i casi, la scelta deve avvenire “a scatola chiusa”, ossia senza possibilità di sbirciare il contenuto. Certo, se dall’imballaggio dovesse trasparire qualcosa (i colori della confezione, il nome del mittente, ecc.), nulla vieterebbe al destinatario di acquisire elementi di valutazione dall’aspetto esteriore del pacco, senza comunque manometterlo.

Esiste una terza opzione che è costituta dall’accettazione del pacco con riserva. Tutte le volte che il pacco risulta malconcio, ossia non conservato correttamente, tanto da far pensare che l’oggetto al suo interno sia stato danneggiato durante il trasporto, l’acquirente ha il diritto di accettare con riserva o con «riserva di controllo pacco integro». Questa dichiarazione, che viene messa per iscritto dal corriere, sta a significare che il destinatario ha accettato il pacco ma che le sue condizioni lasciano presumere che l’oggetto potrebbe essere non funzionante. Accettare con riserva un pacco permette di controllare, in un secondo momento o anche dinanzi allo stesso postino, il contenuto ivi sigillato, posto che per legge il corriere non può far aprire il pacco fino alla firma di consegna. 

Non tutti gli spedizionieri però ammettono la firma con riserva. Pertanto, prima di accettare il pacco, bisognerà chiedere informazioni. Se ciò non dovesse essere possibile, sarà consigliabile rifiutare il pacco. Diversamente, ci si troverà a dover avviare una pratica di reso per vizi.


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