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Pubblicare le risposte di un esame è legale?

27 Marzo 2020 | Autore:
Pubblicare le risposte di un esame è legale?

Divulgare tracce, quiz e temi di un esame è reato? Cosa succede a chi fornisce le risposte? Copiare durante una prova scritta è illegale?

Un tempo, chi voleva barare a un esame oppure a una prova scritta poteva al massimo nascondere sulla propria persona appunti e bigliettini vai che riassumessero la materia da trattare. Oggi, con l’avvento degli smartphone, bastano pochi istanti per poter ottenere le risposte che si cercano, anche durante una difficile verifica. Forse non tutti sanno che questo comportamento può costituire un illecito penale, cioè un reato. Con questo articolo ci soffermeremo su un punto specifico: vedremo se è legale pubblicare le risposte di un esame.

In pratica, spiegheremo se è lecito condividere le tracce e i quiz di un esame mentre lo si sta sostenendo, e se è lecito divulgare prima del tempo le risposte. Si tratta di un tema molto attuale, se solo si pensa che chiunque, durante una prova scritta, può fare una foto e inviarla all’intera comunità degli internauti. Se l’argomento ti interessa e hai cinque minuti di tempo, prosegui nella lettura: vedremo insieme se è reato divulgare le risposte di un esame.

Prova d’esame: si possono divulgare le tracce?

Il candidato a un concorso può divulgare le tracce o i quiz somministrati durante la prova d’esame? In realtà, non esiste una norma di legge che punisca questa specifica condotta.

In pratica, lo “spoiler” del candidato non è sanzionato dalla legge. Ovviamente ciò non significa che per l’autore della condotta non ci siano conseguenze: il regolamento d’esame può prevedere l’espulsione del candidato che pubblicizzi le prove mentre queste sono ancora in corso.

Come ti spiegherò più avanti, la legge condanna colui che copia il compito altrui oppure che si fa aiutare dall’esterno, ma non la mera condotta della pubblicazione delle tracce o dei quiz propinati.

A diversa conclusione dobbiamo giungere se la divulgazione delle tracce o delle domande proviene dalla stessa commissione d’esame; in un caso del genere si tratterebbe di reato.

Come specificato nell’articolo dal titolo Concorsi: anticipare il tema o l’oggetto dell’esame scritto è reato, la rivelazione da parte di un membro della commissione esaminatrice delle domande oggetto della prova di esame o anche solo di elementi sufficienti a far conoscere in anticipo l’oggetto ritenuto dalla commissione tra i più probabili della prova d’esame, integra il reato di rivelazione di segreti d’ufficio [2].

Copiare durante un esame è reato?

Come anticipato nel precedente paragrafo, copiare il compito da un’altra persona può costituire reato.

Come spiegato nell’articolo dal titolo Se all’esame copio il compito del vicino di banco che rischio, secondo la legge [1], chiunque in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado o titolo scolastico o accademico, per l’abilitazione all’insegnamento ed all’esercizio di una professione, per il rilascio di diplomi o patenti, presenta, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri, è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno.

Per la legge, chi copia la prova di altri commette un plagio, come tale sanzionabile penalmente. Il plagio viene commesso anche se si copia la verifica eseguita da una persona non candidata al concorso: è il caso di chi si faccia passare le soluzioni dei test da un amico che sta a casa, contattandolo tramite smartphone.

È reato far copiare all’esame?

La legge non si accontenta di punire colui che imbroglia all’esame copiando dagli altri, ma anche coloro che si sono prestati a tale condotta agevolativa.

In altre parole, la legge punisce con la stessa pena vista sopra (reclusione da tre mesi ad un anno) chi aiuta il candidato con le prove che deve affrontare all’esame.

Dunque, rischia il carcere anche colui che permette che venga copiato il proprio compito, ovvero colui che fornisce le soluzioni o prepara la verifica al posto del candidato.

Peraltro, la legge ha cura di precisare che la pena è aumentata da un terzo alla metà se l’«aiutante» presta i propri servigi col fine di lucro; inoltre, se la condotta è abituale, la pena è della reclusione da uno a tre anni.

Commette reato colui che si offre di scrivere le tesi di laurea al posto del candidato. Ugualmente, incorre in reato chi sviluppa le tracce di un tema d’esame e poi le fa pervenire al candidato che si trova in aula. Chi si adopera per aiutare un candidato agli esami per conseguire la patente di guida commette ugualmente reato.

Banche dati, quiz e batterie di domande: sono legali?

Quanto raccontato sinora non mette in dubbio l’assoluta legalità delle banche dati contenenti i possibili quesiti che possono essere sorteggiate per la prova di un concorso. Stessa cosa dicasi per i quiz e per le “batterie di domande” che molti manuali e software mettono a disposizione per gli esaminandi.

In casi del genere non ricorre alcun illecito in quanto le banche dati ufficiali sono messe a disposizione direttamente dalla pubblica amministrazione, mentre tutti gli altri quiz rinvenibili in rete o nei manuali non sono assolutamente riconducibili alla violazione del segreto d’ufficio, reato che può commettere solamente il commissario che è già a conoscenza delle domande da propinare ai candidati.


note

[1] Art. 326 cod. pen.

[2] Legge n. 475 del 19 aprile 1925.

Autore immagine: Canva.com


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