Coronavirus: che fine fanno le vecchie denunce?

26 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: che fine fanno le vecchie denunce?

Depenalizzazione: con il nuovo decreto legge le sanzioni penali si trasformano in violazioni amministrative. I trasgressori già denunciati pagheranno 200 euro.

Il nuovo decreto legge varato dal Governo, ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore da oggi [1] cancella i reati e le correlative sanzioni penali e introduce per chi viola i divieti agli spostamenti e le altre restrizioni dettate dall’emergenza Coronavirus una nuova serie di sanzioni amministrative pecuniarie, che vanno da un minimo di 400 euro ad un massimo di 3.000 euro, aumentate fino a un terzo per chi si sposta usando un veicolo e raddoppiate per i recidivi.

Il decreto dispone espressamente che «non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale» cioè l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 206 euro. Dunque, per il futuro, le violazioni non saranno più trasmesse alle Procure della Repubblica e verranno trattate in via amministrativa irrogando direttamente ai trasgressori le nuove sanzioni previste, senza più necessità di aprire un procedimento penale e attendere il suo esito.

Ma cosa accade a coloro che sono già stati verbalizzati e denunciati per queste trasgressioni? Si tratta – come ha ricordato oggi il capo della Polizia, Franco Gabrielli – di oltre 110.000 denunce già inoltrate dalle forze dell’ordine alle autorità giudiziarie per l’avvio del procedimento penale.

Il nuovo decreto ha pensato anche a questi casi e ha disposto che «Le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà».

Siccome l’attuale sanzione amministrativa minima ha l’importo di 400 euro, questo significa che i trasgressori denunciati dall’inizio dei provvedimenti restrittivi agli spostamenti e fino a ieri, 25 marzo 2020, pagheranno 200 euro.

Per effetto di questa depenalizzazione le sanzioni saranno automaticamente “trasformate” da penali in amministrative e saranno irrogate dal Prefetto del capoluogo di provincia oppure dalle forze dell’ordine territoriali se, invece della norma nazionale, è stata contestata la violazione di un’ordinanza regionale o comunale; la procedura prevista per l’irrogazione e la riscossione è quella delle normali multe e contravvenzioni, come quelle per le infrazioni al Codice della strada.

Così c’è anche la possibilità di fruire del beneficio della sanzione ridotta del 30%  se la conciliazione viene effettuata entro 5 giorni dalla contestazione, cioè dal ricevimento del verbale (che diventano 30 giorni se questo avviene fino al 31 maggio, come stabilito dal decreto Cura Italia), pagando quindi solo 140 euro.

Il decreto ha valore retroattivo e la specificazione si è resa necessaria perché altrimenti in materia penale vige il principio generale dell’irretroattività [2] che comporta, per ciò che ci interessa qui, che nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce più reato; è proprio il caso che si è verificato ora, con il decreto legge che ha sostituito le precedenti fattispecie di reato con le nuove che rilevano ai soli fini amministrativi.

Tutto ciò, salvi i casi che continuano – prima e dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto legge – ad integrare altre precise fattispecie di reato, come quello di procurata epidemia colposa che vanno oltre la semplice trasgressione del divieto di spostamento senza validi motivi ma comportano condotte ben più gravi, come appunto quella della diffusione del contagio e perciò rimangono assistite dalla severa previsione penale e punite con la reclusione da 1 a 5 anni, espressamente menzionata dal decreto ora vigente.

Nessuna salvezza, invece, per i quarantenati o coloro che sono risultati positivi al test Coronavirus e che escono dalla propria abitazione nonostante il divieto assoluto di farlo: per loro, anzi, il decreto legge stabilisce una stretta, richiamando una norma del Testo unico delle Leggi sanitarie [3] la cui violazione costituisce reato, punito con la pena congiunta dell’arresto da 3 mesi a a 18 mesi e con l’ammenda da 500 a 5.000 euro; fino a ieri la pena era invece più lieve, quella dell’arresto fino a 6 mesi e dell’ammenda fino a 400 euro.

note

[1] Decreto legge n.19 del 25 marzo 2020, “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19“, pubblicato in G.U. n.79 del 25 marzo 2020.

[2] Art. 25 Cost. e art. 2 Cod. pen.

[3] Art. 260 del Regio decreto n.1265/34.


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