Coronavirus: quali sono le mascherine a norma

27 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: quali sono le mascherine a norma

I tecnici emiliani di Mirandola e dell’Università di Bologna al lavoro per testare la conformità dei dispositivi. Finora buoni risultati su quelli cinesi.

Come in tutte le emergenze, anche in quella provocata dal coronavirus non mancano gli improvvisati e gli sciacalli che tentano di fare il soldo facile a discapito della salute dei cittadini. Succede, ad esempio, con le mascherine e con gli altri dispositivi di protezione individuale, diventati gli oggetti più ricercati per proteggersi da eventuali contagi sia negli ospedali sia in qualsiasi altro ambiente. Non manca, però – e per fortuna –, nemmeno chi può fare chiarezza su quali sono le mascherine a norma e quali dispositivi sono davvero efficaci ed affidabili.

Dal Tecnopolo di Mirandola, in Emilia Romagna, arriva in proposito questa rassicurazione, che spazza via ogni pregiudizio: «Le mascherine e i dispositivi di protezione individuale di produzione cinese, certificati per i mercati europeo e americano, sono di buona qualità», spiega al Sole 24Ore Giuliana Gavioli, coordinatrice del gruppo di lavoro di Confindustria Emilia-Romagna per le Scienze della vita e riferimento tecnico presso il Tecnopolo biomedicale emiliano. «I laboratori federali cinesi per testare i prodotti hanno una grande esperienza, che ho verificato di persona in loco, e non dimentichiamo che anche le materie prime e i TNT (tessuto non tessuto) per fabbricare in Italia mascherine e camici arrivano dall’Asia. Pi ci sono le aziende che lavorano male e che contraffanno».

Il Tecnopolo di Milandola lavora a stretto contatto con i laboratori dell’Università di Bologna nella certificazione della conformità delle mascherine. Va ricordato che il decreto Cura Italia ha dato il via libera alla produzione e all’importazione in deroga dei dispositivi, anche senza marchio CE, purché abbiano il visto dell’Istituto superiore di Sanità sul rispetto dei requisiti.

Le mascherine devono rispondere alle norme sulla sicurezza (EN14683) e sulla biocompatibilità (UNI 10993). Si sta testando il lavoro di una decina di produttori, così come quello delle aziende che inviano i dispositivi dall’estero in qualità di donazioni. Tra i primi risultati ottenuti, la certezza che le produzioni cinesi certificate hanno standard elevati, superiori sicuramente ai manufatti di altri Paesi come Brasile e India.

Occorrerà, invece, attendere ancora qualche giorno per pronunciarsi sui dispositivi proposti dai neoproduttori italiani. Dalle prime prove eseguite, secondo il team dell’Università di Bologna, è stato appurato che la filtrazione batterica delle mascherine supera il 98% per quelle chirurgiche e il 95% per i dispositivi d’uso comune.


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Autore immagine: Canva.com


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