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Draghi premier sempre più vicino

27 Marzo 2020 | Autore:
Draghi premier sempre più vicino

All’opposizione non dispiace l’idea, a Renzi neppure. Conte, preoccupato, apre al confronto con il centrodestra ma solo in Parlamento: via alla cabina di regia.

Tutti lo citano. Tutti lo vogliono. Tutti – ora – lo stimano. E, così, l’ipotesi di un Esecutivo di larghe intese guidato da Mario Draghi come premier è più vicina. Per le opposizioni, come per la parte più pepata della maggioranza, quella che fa capo a Matteo Renzi, il contributo che l’ex governatore della Banca centrale europea può dare al Paese in questo momento di emergenza è fondamentale. Insostituibile. Ci vuole lui, insomma.

Perfino, Matteo Salvini, il cui slogan fino a ieri era «Conte a casa, il Paese alle urne», ora gira il disco sul lato B e intona un inno di lode all’ex capo della Bce. Ieri, il leader della Lega non ha nascosto il suo apprezzamento verso l’intervento con cui Draghi, sulle colonne del Financial Times, proponeva la sua ricetta per evitare che il coronavirus contagi in modo irrimediabile l’economia europea. «Sottoscrivo riga per riga le parole di Draghi, bisogna spendere subito tutto quello che si deve. Fare debito non è più una bestemmia. È arrivato sulle posizioni nostre, stimo Draghi», ha detto Salvini. Che poi si è spinto oltre, sempre a proposito dell’intervento di Draghi sul quotidiano inglese: «Sono contento di quello che potrà nascere da questa intervista, anche perché Draghi – ha incalzato il leader del Carroccio – avrebbe il fisico per fronteggiare Merkel e Macron». Insomma, pur di levarsi Conte di torno, Salvini rinuncerebbe alle elezioni anticipate che chiede ormai da quasi un anno ed appoggerebbe la soluzione Draghi. Che poi, sarebbe un più che improbabile avversario alle urne al prossimo giro.

Parole che suonano come il suggerimento di un ricambio a Palazzo Chigi. E che fanno proprie gli altri leader dell’opposizione, da Giorgia Meloni ad Antonio Tajani, braccio destro di Silvio Berlusconi. Pure Renzi ci ha messo del suo, dicendo senza mezzi termini a Giuseppe Conte durante l’informativa di quest’ultimo al Senato che «Draghi ha indicato la strada, serve liquidità perché 50 miliardi non bastano». Secondo il leader di Italia Viva c’è la necessità «di riaprire le aziende garantendo tutte le sicurezze per salvare così posti di lavoro e bisogna farlo subito». Il tutto con i toni di chi pensa ma non dice: «Beccati questa».

Insomma, appare chiaro che se oggi Mario Draghi cedesse alla tentazione di prendere il Paese per mano, Conte rischierebbe sul serio la poltrona. Per evitare che ciò accada, almeno in questo momento, il presidente del Consiglio ha voluto insistere sul bisogno di un confronto con le opposizioni, per non escluderle del tutto dalle decisioni prese riguardo lo stato di emergenza. Lo ha fatto in Aula al Senato: «Il Governo è favorevole a proseguire nel confronto tra le varie forze politiche in modo da concordare un percorso di condivisione delle misure riparatorie quanto più ampio possibile», ha annunciato durante la sua informativa a Palazzo Madama. Un’apertura al dialogo che, però, resta circoscritta in ambito parlamentare. Una sorta di «ok, ti ascolto, ma non ti allargare troppo».

Lo dimostra l’incarico dato da Conte al ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, di convocare già per questa mattina i capigruppo dell’opposizione. Verrà, in questo modo, inaugurata la tanto voluta (dal centrodestra) cabina di regia alla presenza del ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri. Si parlerà, ovviamente, del decreto Cura Italia e dei prossimi provvedimenti al vaglio del Mef.

L’opposizione, però, sospetta che quella cabina di regia sia una specie di «contentino» pensato da Palazzo Chigi, tanto per non dare al Paese e al Quirinale l’impressione di voler fare tutto da solo (cosa che, probabilmente, non gli dispiacerebbe affatto). E, quindi, vuole andare oltre. Forza Italia, per bocca di Tajani, chiede l’apertura di un tavolo politico attorno al quale siedano le «prime donne», cioè i leader dell’opposizione ed il presidente del Consiglio. Da Palazzo Chigi, per ora, nessuna risposta, se non quella di insistere sul «confronto parlamentare». Conte ha capito che la sua poltrona è a rischio e, per questo, tenta di andare avanti con il minor numero possibile di interferenze. Lo appoggia il Pd. Lo appoggia anche, come può risultare ovvio, il Movimento 5 Stelle, che ha chiesto alle forze di maggioranza di non citare nemmeno il nome di Draghi (con Renzi non gli è riuscito). Mica che, a forza di citarlo, si materializzi davvero un giorno a capo di un Governissimo che ponga fine al Conte-bis.



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3 Commenti

  1. Perché l’Europa dovrebbe cambiare idea solo in funzione del nome del capo di governo Italiano? Come se Draghi fosse a suo tempo “gradito”! Non era così. I paesi del nord non furono affatto contenti dell’ex capo BCE. Come non sono contenti dell’Italia e in generale dei paesi mediterranei dove si (dis)educano i bambini a fare chiasso e correre intorno ai tavoli al ristorante. Ci sono profonde differenze di mentalità, ma visto il successo del nord, non è detto che abbiano tutti i torti.

  2. Strategico il momento di questa uscita di Draghi. Dopo alcuni mesi di silenzio, eccolo alla ribalta come se fosse l’uomo che salverà la Patria.. La cosa strana è che ci sono italiani, politici e non, che già affermano di voler sostituire Conte con Draghi. A parte le considerazioni personali, dimenticano che in una repubblica parlamentare, l’incaricato a Presidente del Consiglio (dato dal Presidente della Repubblica), deve ottenere la maggioranza del Parlamento. E in tale lasso di tempo, sia che abbia la maggioranza o no, c’e’ un vuoto legislativo che NON possiamo permetterci

    1. Egregio sig. Capparelli, per Draghi non è possibile quello che fu possibile per Berlusconi? Se l’è scordato che Berlusconi fu nottetempo obbligato alle dimissioni da Napolitano ed al suo posto furono piazzati i cosidetti “tecnici” che hanno distrutto l’Italia? Almeno il Sig. Draghi ha un curriculum di tutto rispetto in fatto di economia, esattamente quello che Conte ed i 5stelle non hanno!

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