Cronaca | News

Coronavirus: da cosa dipendono i nuovi dati della Lombardia

27 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: da cosa dipendono i nuovi dati della Lombardia

Cifre in aumento dopo quattro giorni di calo. Ma forse si sbaglia a interpretarle: conta la tendenza, non la quotidianità. Gli esperti lo spiegano così.

Una doccia fredda. Non gelata, perché nessuno si attendeva il miracolo, ma fredda sì: dopo quattro giorni in cui la curva dei contagi da coronavirus sembrava aver imboccato il tratto in discesa, gli ultimi dati hanno riproposto un aumento dei casi positivi, soprattutto in Lombardia. Da cosa dipende?

Alcuni epidemiologi provano a dare una risposta, soprattutto per tentare di placare gli animi e di rendere la doccia il meno fredda possibile. Con ragionamenti concreti, non con discorsi palliativi e fini a sé stessi.

Da una parte, gli esperti in realtà se lo aspettavano: le statistiche sono fatte così, a volte rispondono al caso. Dall’altra, non è detto che tutti i giorni venga fatto lo stesso numero di tamponi. Significa, cioè, che se oggi ne vengono fatti 100 e domani 300, è statisticamente più probabile che domani si riscontrino più casi. Basti pensare che negli ultimi due giorni in Lombardia il numero dei test è praticamente raddoppiato, da 3.200 a 6.100. Lo stesso vale per i risultati dei laboratori: anche a voler fare lo stesso numero di tamponi, non è detto che la quantità di referti consegnati quotidianamente sia la stessa. È appurato il fatto che oggi si fanno più tamponi rispetto a qualche settimana fa. Di conseguenza, è inevitabile che, da un punto di vista della pura casistica, i dati siano aumentati.

Tutto ciò porta a dire agli esperti che la curva dei contagi, specialmente quella delle regioni più interessate dall’epidemia come la Lombardia, va interpretata non giorno dopo giorno ma come tendenza in un arco temporale più ampio e tenendo conto di fattori determinanti come la popolazione che risiede in quel determinato territorio. Come a dire, non è lo stesso registrare mille casi in più nel Molise, dove abitano poco più di 300mila persone, che in Lombardia, dove si contano oltre 10 milioni di residenti.

Tanto per fare un esempio di quanto sia importante leggere i dati in modo tendenziale e non puntuale. Se guardiamo i numeri di quest’ultima settimana, troviamo degli incrementi compresi tra il 5,7% di qualche giorno fa ed il 7,9% di ieri. Ma se torniamo indietro di un mese, gli aumenti erano quasi sempre a doppia cifra. Il che significa che, per quanto i casi positivi continuino a salire, la tendenza nell’arco di un mese è in netto miglioramento.

In sostanza, secondo gli esperti, per quanto la situazione sia drammatica e si debba continuare a fare tutto il possibile per mantenere le misure restrittive ed impedire, così, l’ulteriore diffusione del virus, il confronto quotidiano dei dati va fatto con le dovute cautele. Perché, l’aumento dei tamponi e dei referti dei laboratori (alcuni rimasti in arretrato e, successivamente, arrivati tutti insieme) mostrano non un incremento dell’infezione ma delle diagnosi. In pratica, e per dirla in parole estremamente semplici, è come se venissero «smascherati» i positivi asintomatici. Ma ciò non vuol dire che c’è più coronavirus in giro.

Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, forse è un bene il fatto che vengano allo scoperto tutti i casi di positività, anche se può sembrare allarmante veder crescere ogni giorno le cifre dei contagi. In questo modo, sarà possibile sapere effettivamente quante persone vanno isolate in modo da contenere l’epidemia. Ad ogni modo, concludono gli esperti, la cosa migliore da fare (oltre a quella di restare a casa e di non abbassare la guardia sulle precauzioni) è quella di attendere ancora qualche settimana per valutare, numeri alla mano, gli effetti delle misure restrittive adottate dal Governo. Se la tendenza, e non il confronto quotidiano, dimostra veramente una diminuzione dei contagi nonostante si facciano più tamponi, forse vuol dire che siamo finalmente sulla strada giusta.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube